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Un’impresa può essere costretta a chiudere anche per motivi di privacy

7 Ottobre 2013
Un’impresa può essere costretta a chiudere anche per motivi di privacy

Il rispetto della normativa sulla privacy assume rilevanza anche per la continuazione stessa della vita dell’impresa.

Durante l’estate 2013 è stato aggiornato l’elenco dei reati che possono fare scattare la responsabilità dell’impresa per reati compiuti da dipendenti o amministratori [1].

In particolare sono state aggiunte le seguenti ipotesi:

– il trattamento illecito dei dati personali [2];

– la falsità nelle dichiarazioni e notificazioni al Garante della privacy [3];

– l’inosservanza dei provvedimenti del Garante della privacy [4].

I suddetti illeciti riferiti alla materia della Privacy costituiscono casi di grande rilievo pratico e applicativo.

Il compimento di uno di questi illeciti in materia di privacy da parte di dipendenti e/o amministratori dell’impresa, infatti, purché compiuto a vantaggio o nell’interesse dell’impresa stessa, può comportare a carico dell’impresa l’irrogazione di sanzioni molto pesanti.

Tra queste, le più gravi sono rappresentate dalle sanzioni cosiddette interdittive, quali l’interdizione dall’esercizio dell’attività, la sospensione o la revoca delle autorizzazioni, delle licenze o delle concessioni funzionali alla commissione dell’illecito, il divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione, l’esclusione o la revoca di finanziamenti e contributi e il divieto di pubblicizzare i propri beni o servizi.

Sono previste anche sanzioni in denaro di rilevante entità, oscillanti a seconda dei casi, tra euro 25.800 ed euro 1.549.000.

In concreto esiste però, per l’impresa, la possibilità di essere esonerata dalla responsabilità conseguente agli illeciti commessi dai suoi dipendenti o amministratori.

A questo fine l’impresa deve avere soddisfatto alcune condizioni, di cui le principali sono:

a) l’adozione e l’effettiva attuazione, prima della commissione del fatto illecito, di un Modello di organizzazione e gestione dell’impresa idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi (cosiddetto Modello 231, la cui predisposizione è normalmente affidata ad un professionista);

b) la nomina di un Organismo di Vigilanza, formato di norma da uno o più professionisti, esterno alla società e dotato di autonomi poteri di iniziativa, con la funzione di controllare l’osservanza del Modello e di curarne nel tempo il suo aggiornamento.

di ENRICO CIMMINO


note

[1] Il D.L. n. 93/2013 del 14 agosto 2013 ha introdotto nuove ipotesi di reato rilevanti ai fini del D.Lgs. 231/2001.

[2] Cfr. art. 167 del D.Lgs. 196/2003.

[3] Cfr. art. 168 del D.Lgs. 196/2003.

[4] Cfr. art. 170 del D.Lgs. 196/2003.


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