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Dopo il concordato fallimentare si può ricominciare

22 Dicembre 2013 | Autore:
Dopo il concordato fallimentare si può ricominciare

Sto per chiudere un fallimento personale con un concordato: una volta terminata la procedura concorsuale, quali sono le mie prospettive future, posso intestare auto, beni, costituire società, ecc. o sono sempre aggredibile da parte dei fornitori?

Il concordato fallimentare rappresenta una forma di chiusura del fallimento grazie alla quale i creditori vengono soddisfatti, saltando la fase della liquidazione dell’attivo.

Il concordato fallimentare prevede una procedura complessa nella quale è necessario non solo il parere del curatore, ma anche e soprattutto la votazione della maggioranza dei creditori in merito alla proposta di concordato (non è detto, infatti, che i creditori approvino la proposta).

Una volta approvato, il concordato non è immediatamente esecutivo in quanto deve essere prima omologato dal giudice con apposito provvedimento (decreto di omologazione).

L’omologazione del concordato comporta che:

1) il fallito è vincolato all’adempimento delle garanzie e dei pagamenti alle scadenze e nelle percentuali stabilite dal concordato (in caso di inadempimento, il concordato è revocato e si riapre la normale procedura fallimentare);

b) tutti i creditori anteriori all’apertura del fallimento, compresi quelli che non abbiano presentato domanda di ammissione al passivo e quelli che abbiano dato voto contrario al concordato, sono obbligati a rispettare quanto previsto dal concordato stesso. Ciò significa, per esempio, che se il concordato prevede che i creditori vengano soddisfatti in misura dell’80% delle rispettive ragioni, questi ultimi, successivamente alla chiusura della procedura, non potranno agire nei confronti del fallito per il restante 20%.

Attenzione però: solo con il passaggio in giudicato del decreto di omologazione, il fallimento viene dichiarato chiuso.

Fatta questa necessaria premessa, ecco quali sono gli effetti della chiusura del fallimento a seguito di concordato.

Il fallito rientra nella piena capacità di agire e nella piena disponibilità del suo patrimonio, nello stato in cui si trova. Inoltre, fatte salve le previsioni del concordato, riacquista la piena capacità contrattuale e processuale. Ciò vuol dire che egli potrà avviare una nuova attività, disporre dei propri beni residui, ecc.

Inoltre, una volta chiuso il fallimento, i creditori (sia quelli insinuatisi nella procedura fallimentare che quelli non insinuatisi) potranno chiedere all’ex fallito il pagamento del credito non ancora soddisfatto, ma dovranno adeguarsi obbligatoriamente alle percentuali stabilite nel concordato. Il concordato fallimentare, infatti, non elimina i debiti del fallito: essi vengono soltanto ridotti. Anche a seguito della chiusura del fallimento, dunque, i creditori mantengono la possibilità di agire esecutivamente nei Suoi confronti, ma nei limiti delle percentuali stabilite dal concordato.

Anche a seguito della chiusura del fallimento, dunque, i creditori mantengono la possibilità di agire esecutivamente nei Suoi confronti, ma nei limiti delle percentuali stabilite dal concordato.

Ovviamente, una volta chiuso il fallimento, rientrando il debitore nella piena disponibilità del proprio patrimonio, potrà compiere tutti gli atti che ritiene opportuni: ivi compreso cedere immobili, automobili, fare donazioni, costituire società e quant’altro. Resta però ferma per i creditori, qualora ne ricorrano i presupposti, la possibilità di poter eventualmente esperire un’azione revocatoria, ravvisandone gli estremi di legge (sull’azione revocatoria, rinviamo a questo articolo del nostro portale: “Cos’è l’azione revocatoria”).

 



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