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Circoli privati: reato la diffusione in pubblico di programmi televisivi a pagamento

22 Aprile 2014
Circoli privati: reato la diffusione in pubblico di programmi televisivi a pagamento

Scatta la violazione della legge sul diritto d’autore se il circolo trasmette pubblicamente la trasmissione a pagamento: non rileva l’assenza di lucro.

Costituisce reato diffondere in pubblico programmi televisivi a pagamento, usando per esempio un decorder, se prima non c’è stato un preventivo accordo con il distributore dei programmi medesimi.

I bar o i circoli privati non possono quindi trasmettere partite di calcio o qualsiasi altro tipo di trasmissione, al loro interno, usando decoder comprati ad uso esclusivamente privato.

È quanto risulta da una precisazione della Cassazione [1].

Secondo la Corte, il fatto che i circoli privati non realizzino alcun lucro quando, tra i propri associati, trasmettano programmi tv usando un decoder non è un valido motivo di giustificazione. In tali casi, infatti, basta la presenza di un pubblico per integrare la violazione della legge sul diritto d’autore [2] che punisce la trasmissione o diffusione in pubblico di un servizio criptato al di fuori dell’accordo con il legittimo distributore.

È quindi vietato utilizzare una smart card, anche se legittimamente detenuta in base al contratto, ma idonea a consentire la ricezione di programmi televisivi a pagamento solo per uso privato.

Insomma, se le schede sono state rilasciate esclusivamente a titolo privato, non possono essere utilizzate neanche nei circoli senza scopo di lucro.

In tal caso, della violazione della legge sul diritto d’autore ne risponde il presidente del circolo.


note

[1] Cass. sent. n. 20142 del 27.05.2010.

[2] Art. 171 ter, comma primo, lett. e), legge n.633/1941.

Autore immagine: 123rf.com


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