Business | Articoli

Salvo l’imprenditore che omette le ritenute fiscali a causa della crisi economica

24 Aprile 2014
Salvo l’imprenditore che omette le ritenute fiscali a causa della crisi economica

 Si rafforza il valore esimente della difficoltà economica: il nuovo filone interpretativo a favore dell’azienda che non riesce a pagare i contributi, escludendo il reato.

 

La crisi economica ha ormai prodotto una vera e propria giurisprudenza a favore, si fa per dire, dell’imprenditore che non riesce a fare fronte ai propri obblighi tributari. In questa prospettiva, il giudice unico di Padova [1] ha assolto perché il fatto non costituisce reato un imprenditore accusato di omesso versamento di ritenute per 93mila euro.

Ora, a fronte di una Cassazione che tiene a sottolineare con forza come la crisi d’impresa vada valutata con criteri assai oggettivi e stringenti perché possa svolgere le funzioni di esimente sul delicato piano penale, i tribunali sembrano ormai prendere atto dello stratificarsi di sentenze che vanno in una direzione univoca: le difficoltà dell’impresa attestano una mancanza di dolo. Il giudice padovano, avallando questo orientamento, evita conseguenze penali al l’imprenditore alla guida di una Srl in forte crisi di liquidità.

La vicenda

Dal bilancio per il 2007, prodotto in causa, emergevano infatti una perdita di esercizio di 35mila euro e debiti per oltre 130mila verso banche e 100mila verso enti previdenziali. A questi si aggiungevano i debiti con il fisco. Il commercialista della società aveva spiegato, come testimone, che i soci avevano cercato di far fronte alla crisi anche con prestiti personali alla società per 150mila euro. Ciò non era però bastato e, per salvare l’attività produttiva, erano stati pagati i creditori più urgenti, trascurando le ritenute con l’intesa di farvi fronte in seguito anche se con l’addebito di penali e interessi: cosa effettivamente avvenuta in base a una rateizzazione concordata con Equitalia.

Una tesi che il giudice accetta, dopo aver però smontato un elemento importante della difesa. Gli avvocati dell’imprenditore, infatti, avevano sostenuto l’assenza dell’elemento oggettivo del reato che si concretizzerebbe solo se ai singoli lavoratori venissero consegnate attestazioni di versamento corrispondenti alle ritenute operate. Mancando questa documentazione, doveva essere considerata priva di fondamento la segnalazione delle Entrate che si basava sulla sola verifica dell’assenza dei versamenti e non anche sull’accertamento dell’esistenza delle certificazioni ai dipendenti. Per il giudice monocratico, però, la tesi non sta in piedi. Nel modello 770, infatti, sotto la voce “ritenute operate”, erano state indicate precise somme e, pertanto, va inteso che questi importi sono stati effettivamente trattenuti con l’obbligo conseguente del loro versamento.

Il giudice avvalora invece la posizione della “forza cogente” che ha imposto una determinata condotta all’imprenditore che, con una società in profondo rosso, ha dovuto scegliere se ridurre personale e attività (scelta di “difficile esecuzione”, ammette il giudice), o rinviare, attraverso la rateizzazione, il debito con il fisco. Ha scelto quest’ultima soluzione, «per cui si ritiene siffatta condotta non sia stata posta in essere volutamente, ma frutto solo di una contingenza temporale».

A questo punto la sentenza ricorda l’affermarsi di una giurisprudenza che solo un anno fa era accolta come segnale di novità e sintomo, nel campo del diritto, di una diversa attenzione alla “variabile economica” delle condotte. Il giudice mette in evidenza come il processo penale, a differenza di quello tributario, imponga di valutare e provare la volontarietà dell’omissione, e cioè che l’imputato si è rappresentato e ha voluto l’omissione del versamento nel termine richiesto, “volontarietà che nel caso di specie non si può ritenere sussistente, al di là di ogni ragionevole dubbio, a causa della crisi finanziaria in cui si è venuto a trovare l’amministratore”.


note

[1] Trib. Padova sent. n. 18/14.

Fonte Sole24Ore.

Autore immagine: 123rf.com


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube