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Le liti tra i soci e lo scioglimento della società

27 Maggio 2014 | Autore:


> Business Pubblicato il 27 Maggio 2014



Non sempre un contrasto di vedute tra i soci può portare a una pronuncia giudiziale di scioglimento della società, per ottenere un tale provvedimento infatti la lite deve determinare l’impossibilità di un corretto funzionamento dell’assemblea.

Con un recete provvedimento il Tribunale di Palermo [1] ha fatto chiarezza sullo scioglimento giudiziale di una società di capitali, nello specifico di una Srl.

Si può ricorrere in Tribunale infatti ogni volta in cui si verifica una causa legale di scioglimento della società per come stabilita dalla legge [2] e, nonostante ciò, gli amministratori non danno corso ai necessari adempimenti per chiudere l’ente e provocarne la cancellazione dal Registro delle Imprese.

Un caso purtroppo frequente è quello in cui ricorre un forte dissidio interno fra i soci tale da provocare un vero e proprio impasse nella gestione ordinaria della società cosicché quest’ultima è impossibilitata a raggiungere l’oggetto per cui era stata costituita e, peggio ancora, gli organi sociali come l’assemblea non riescono a deliberare alcunché per sistematica mancanza del numero legale o impossibilità anche a formare una qualsiasi maggioranza.

A tal proposito il Tribunale di Palermo effettua due importanti precisazioni.

La prima consiste nel delimitare il tipo di procedimento giudiziale azionato dai ricorrenti ai casi in cui si sia già verificata una causa legale di scioglimento e che questa risulti documentata dagli atti prodotti dalle parti in giudizio. Se così non è perché, ad esempio, sorgono contestazioni proprio sull’accertamento della singola causa di scioglimento, allora bisogna instaurare un vero e proprio giudizio ordinario sempre innanzi al Tribunale che, tuttavia, definirà la controversia con sentenza e (soprattutto) con tempi più lunghi e regole processuali diverse tendenti a rispettare il necessario contraddittorio fra le parti in causa.

La seconda puntualizzazione del Tribunale siciliano invece riguarda l’ambito dei dissidi fra i soci che possono condurre alla pronuncia di scioglimento della società. Per i giudici infatti non basta addurre un semplice contrasto di vedute, seppur profondo e apparentemente insanabile, all’interno dell’assemblea: ciò che conta in quest’ultimo senso infatti è che tale conflitto abbia prodotto una continuata e reiterata impossibilità di funzionamento dell’organo assembleare al punto da precludere il normale svolgimento dell’attività sociale.

Per chiedere lo scioglimento giudiziale di una srl in cui si siano prodotti insanabili contrasti fra i soci occorre provare che tali dissidi hanno determinato la continua e definitiva impossibilità di funzionamento dell’assemblea. Bisogna quindi fornire prova non già della difficoltà (anche estrema) per l’ente di conseguire il proprio oggetto sociale quanto dell’impossibilità per l’assemblea di prendere alcuna decisione nell’interesse della società come ad esempio l’approvazione del bilancio o la necessaria riduzione del capitale per perdite accertate.

note

[1] Trib. Palermo decr. 11.04.2014

[2] Artt. 2484, 2485 cod. civ.


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