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Tre leve per rilanciare il credito nonostante il calo dei prestiti

10 Giugno 2014
Tre leve per rilanciare il credito nonostante il calo dei prestiti

Il piano di Confindustria: rivitalizzare il mercato, riformare i rapporti tra aziende e Pa, una nuova finanza; l’intero «pacchetto» permetterebbe di attivare risorse per 185 miliardi.

Gli ultimi dati diffusi ieri dalla Banca d’Italia ne offrono purtroppo una conferma: la carenza di credito alle imprese tende a soffocare i già timidi tentativi di ripresa. Per contribuire ad attenuare questa asfissia creditizia la Confindustria ha elaborato un’agenda per il credito, per la crescita del Paese.

Si tratta di una serie di proposte, elaborate muovendo dalla considerazione che “servono nuove misure per spezzare il circolo vizioso credit crunch – recessione” nella consapevolezza che gli investimenti e lo sviluppo delle imprese sono frenati dalla forte carenza di credito, dalle scarse possibilità di ricorso a canali finanziari alternativi a quello bancario e delle forti tensioni di liquidità generate dai ritardi di pagamento della Pa.

L’intero set di proposte presentato si articola lungo tre direttrici: la prima è l’esigenza di rivitalizzare il mercato del credito e far sì che alle aziende affluisca la liquidità necessaria a finanziarie il capitale circolante e gli investimenti; la seconda passa per una riforma più decisa dei rapporti tra imprese e pubblica amministrazione. La terza è sorretta dall’idea che occorre una nuova finanza per le imprese dal momento che, al di là delle difficoltà congiunturali, in prospettiva il credito bancario avrà strutturalmente un ruolo minore nel finanziamento dell’economia e le imprese dovranno reperire le proprie risorse attraverso canali alternativi a quello bancario: servono dunque strumenti per sostenere la patrimonializzazione delle imprese sia attraverso la leva fiscale sia rilanciando il mercato del private equity e del venture capital.

L’intero menù delle misure proposte, permetterebbe utilizzando anche i fondi strutturali, di attivare risorse per oltre 185 miliardi nell’arco del triennio 2014-2016, che certamente produrrebbero effetti consistenti sul Pil e potrebbero agevolare una ripresa di competitività del Paese.

Rafforzare il sistema di garanzia

Si tratta di rafforzare patrimonialmente i confidi, dando attuazione alle misure contenute nella legge di stabilità 2014, attivando altre risorse provenienti dal sistema camerale e dai fondi strutturali; occorre inoltre promuovere le aggregazioni fra Confidi. Non basta: anche per il Fondo di garanzia per le pmi, Confindustria propone l’implementazione delle norme contenute nella legge di bilancio (istituzione del sistema di garanzia) e nel dl destinazione Italia (garanzie del Fondo alle Sgr che sottoscrivano obbligazioni emesse dalle Pmi). Inoltre, si suggerisce di rafforzare il Fondo, innalzando l’importo massimo garantito e ampliando le sue possibilità di copertura.

Risolvere il problema dei ritardati pagamenti alla Pa

La stima aggiornata dei debiti commerciali della Pa, appena fornita di Bankitalia, certifica che questo ammontare è sceso dai 90 miliardi del 2012 a circa 75 miliardi. Il CsC stima che nel medio termine il 20% delle risorse derivanti dalla restituzione dei crediti Pa sarà utilizzato per investimenti. Tanto più importante, quindi, completare i pagamenti con la massima tempestività: il suggerimento di Confindustria, tenendo conto delle nuove cifre fornite dalla banca centrale è che si paghino entro il 2014 debiti per circa 46,5 miliardi, per restituirne altri 18 entro il 2015. Tutto ciò badando ad assicurare anche il pieno rispetto della direttiva late payment. Altrettanto importante, secondo Confindustria, è l’attivazione tempestiva del pacchetto imprese varato dalla Cassa depositi e prestiti.

Sostenere gli investimenti

Occorre potenziare la nuova legge Sabatini e introdurre uno strumento automatico di sostegno investimenti.

Rafforzare il patrimonio

Suggerimenti importanti riguardano gli strumenti di debito alternativi (un “fondo di fondi” e incentivi fiscali alle società non quotate che emettano titoli) e la promozione del rafforzamento patrimoniale delle imprese, puntando sul Fondo Italiano d’investimento e potenziando l’Ace.

Infine, si auspica un nuovo modello di relazione fra banche e imprese, da costruire anche con accordi tra le associazioni. Il documento contiene un giudizio positivo delle misure adottate di recente dalla Bce (anche se si ritiene siano arrivate un po’ tardi) e auspica che la Bce realizzi anche l’annunciato programma di acquisto di titoli (asset backed securities) suggerendo di considerare anche gli abs che hanno come attività sottostanti i mutui.

Ad aprile ancora in calo i prestiti a famiglie e imprese

I dati di Confindustria muovono da una amara constatazione: sono ancora in calo, ad aprile, i prestiti alle imprese e alle famiglie. Secondo i dati della Banca d’Italia, i prestiti alle famiglie sono scesi dell’1 per cento sui dodici mesi (-1,1 per cento a marzo); quelli alle società non finanziarie sono diminuiti, sempre su base annua, del 4,4 per cento (-4,3 per cento a marzo).

In generale i prestiti al settore privato, corretti per tener conto delle cartolarizzazioni e degli altri crediti ceduti e cancellati dai bilanci bancari, hanno registrato una contrazione su base annua del 3,1 per cento (-3,3 per cento a marzo).

Come ha recentemente rilevato nel corso delle sue considerazioni finali all’assemblea annuale della Banca d’Italia il governatore Ignazio Visco occorre tener presente che dietro alla flessione del credito in Italia esistono sia fattori di domanda che fattori di offerta. Così da un lato, in un contesto di persistente incertezza circa i tempi e l’intensità della ripresa, le imprese hanno ridotto la domanda di credito.

Dall’altro, il principale ostacolo all’offerta di finanziamenti è tuttora costituito dall’elevato rischio di credito.


note

Autore immagine: 123rf com


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