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Scambi intracomunitari: per le cessioni ai privati la tassazione è alternata

18 Giugno 2014
Scambi intracomunitari: per le cessioni ai privati la tassazione è alternata

Per stabilire il luogo di prelievo è determinante l’importo annuo delle operazioni.

Per fronteggiare la crisi, molti operatori provano a esplorare le possibilità offerte da internet, creando direttamente il proprio sito web o ricorrendo alle piattaforme gestite da soggetti terzi. Quando l’acquirente dei beni è un privato residente di un altro Stato comunitario e i beni sono consegnati a destino, tuttavia, occorre prestare attenzione.

In linea di principio, infatti, le vendite a privati sono tassate nel Paese di origine, mentre le cessioni B2B sono tassate nel Paese di arrivo del bene. A tale regola fanno eccezione le cessioni a privati comunitari (o soggetti assimilati) riconducibili alle cosiddette “vendite a distanza“. Sono tali le vendite su catalogo, per corrispondenza e simili (comprese quelle via internet) e, comunque, tutte quelle effettuate con trasporto o spedizione direttamente a cura o a nome del fornitore.

Sul punto, l’agenzia delle Entrate [1] ha infatti chiarito che rientrano nella specifica disciplina tutte le vendite a privati comunitari, comprese quelle concluse nello stesso punto vendita del fornitore, se il trasporto a destinazione è eseguito da tale soggetto o per suo conto.

Per tali operazioni, la tassazione è “alternata“. L’imposta, infatti, si applica in Italia, se l’importo complessivo annuo delle cessioni effettuate in ciascuno Stato membro non ha superato nell’anno solare precedente e non supera in quello in corso l’ammontare di 100mila euro. Superata tale soglia o quella minore stabilita da ciascun Paese comunitario, la cessione è imponibile nello Stato Ue di destinazione in base alla disciplina dei singoli ordinamenti nazionali [2].

In ogni caso, se il cedente nazionale intende optare per applicare l’imposta a destino, pur non avendo superato le soglie di rilevanza, può farlo, seguendo le regole della norma sopra richiamata. Naturalmente, occorre che l’acquirente agisca effettivamente fuori dell’esercizio d’impresa, arti o professioni (come privato).

Quando l’operazione si svolge a mezzo internet, la qualifica del cessionario potrà essere accertata grazie alle informazioni che il soggetto dovrà fornire compilando il formulario elettronico attraverso il quale effettua l’ordine d’acquisto e, normalmente, provvede al pagamento.

Se l’acquirente compila il campo riservato all’identificativo Iva, l’operazione sfugge, di regola, al regime speciale e dovrebbe essere considerata una normale cessione intracomunitaria. In tal caso, la piattaforma potrebbe essere tarata per evitare, prudenzialmente, la conclusione dell’operazione, visto che, per le cessioni intracomunitarie nei rapporti B2B, la verifica della partita Iva dell’acquirente rappresenta un aspetto alquanto delicato.

Quando la vendita è eseguita a un privato comunitario e non si supera la soglia di rilevanza, quindi, il cedente (che non abbia optato per l’applicazione dell’imposta nell’altro Stato) è tenuto ad assoggettare l’operazione a Iva nazionale. Teoricamente, la cessione è esclusa dall’obbligo di certificazione fiscale, essendo sufficiente l’annotazione sul registro dei corrispettivi, ma la prudenza consiglia di emettere comunque fattura (se non altro per monitorare il rispetto delle soglie). In tal caso la fattura va emessa non oltre il momento di consegna/spedizione o, se anteriore, al momento del pagamento.

Poiché nelle vendite via internet è frequente il pagamento anticipato con carta di credito, il sistema potrebbe eseguire l’adempimento in modo automatico.

Le cose sono diverse se la vendita è imponibile nell’altro Stato Ue. In tal caso, infatti, l’operatore nazionale dovrà identificarsi ai fini Iva nell’altro Paese comunitario o nominare un rappresentante fiscale per assolvere l’imposta locale.

Quanto agli adempimenti documentali, in assenza d’indicazioni ufficiali [3], si potrebbe ritenere che il cedente possa emettere solo una fattura, non imponibile ai fini dell’Iva nazionale, ma recante l’imposta dello Stato comunitario di destinazione. Oltre a quello per l’emittente, un esemplare della fattura sarà consegnato al cliente e uno alla posizione Iva all’estero per l’esecuzione degli obblighi ivi previsti.


note

[1] Ag. Entrate risoluzione n. 39/E/2005.

[2] Art.41, comma 1, lettera b), del Dl 331/1993.

[3] E tenuto conto di quanto previsto nella circolare 13/E/1994, paragrafo B.2.1, secondo cui il cedente è comunque tenuto alla compilazione dell’Intrastat delle vendite, ancorché non si debba indicare la partita Iva del cliente, in quanto normalmente si tratta di un privato.

autore immagine 123rf com


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