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Appalti: le nuove regole anti corruzione. Nasce il commissario

1 Luglio 2014
Appalti: le nuove regole anti corruzione. Nasce il commissario

In caso di corruzione “tutor” da collegare alla conclusione dell’opera.

Il Governo ha fatto [1] una scelta di fondo su come colpire le imprese coinvolte nelle inchieste per corruzione o turbativa d’asta: no alla revoca dei contratti di appalto per riassegnare il lavoro all’azienda seguente in graduatoria; sì piuttosto al commissariamento delle aziende “inquinate” per dare continuità ai lavori se l’azienda non abbia provveduto spontaneamente, o in seguito a sollecitazione della stessa Anac o del prefetto, a rimuovere gli amministratori o i dirigenti coinvolti nelle inchieste.

Una scelta di fondo che sembra dettata da almeno un paio di considerazioni tecniche: la prima è che, con riferimento soprattutto al caso dell’Expo 2015, il commissariamento dovrebbe consentire una più rapida conclusione dei lavori, garantendone la continuità; la seconda è che la copertura legislativa non avrebbe comunque messo al riparo l’ipotesi della revoca dal rischio di lunghi contenziosi e di richieste di risarcimento danni da parte dell’azienda colpita.

All’interno dell’azienda, l’intervento risulta quanto mai ampio, arrivando alla gestione temporanea da parte di amministratori nominati dal prefetto (che avranno “tutti i poteri e le funzioni degli organi di amministrazione dell’impresa”) e alla sospensione dei “poteri di disposizione e gestione dei titolari di impresa”.

Nel caso di società, sono sospesi anche i poteri dell’assemblea degli azionisti.

Si aggiunga che gli amministratori esterni rispondono delle “eventuali diseconomie dei risultati solo nei casi di dolo e colpa grave” e che l’utile di impresa derivante dalla conclusione dei contratti di appalto “è accantonato in apposito fondo”.

Due limiti dovrebbero agire più realisticamente a monte, cioè nelle condizioni che consentono il commissariamento: da una parte, infatti, il Perfetto può agire, su proposta del presidente dell’Anac, dopo aver valutato “la particolare gravità dei fatti” e nominare i commissari solo “nei casi più gravi”; dall’altra la sostituzione degli amministratori potrà avvenire solo dopo che il prefetto stesso avrà intimato all’impresa la sostituzione degli amministratori inquisiti.

Se sul piano dei diritti resta molto delicata la sostituzione di un soggetto non ancora condannato, nella realtà accade che la quasi totalità degli amministratori e dei manager colpiti da inchieste gravi per corruzioni si autosospenda immediatamente o venga comunque sospeso dall’impresa stessa.


note

[1] Con l’art. 32 del dl n. 90/2014.

Autore immagine: 123rf com


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