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Fare l’amministratore di una società: le responsabilità connesse

20 Luglio 2014
Fare l’amministratore di una società: le responsabilità connesse

La guida sulla responsabilità civile, penale e tributaria dell’amministratore.

 

L’attività di amministratore in società espone a numerose responsabilità, spesso connotate da presupposti e requisiti differenti. Si tratta di un tema particolarmente ampio in quanto differenti normative attribuiscono agli amministratori, quali “gestori” dell’impresa, responsabilità a vario titolo.

Così gli amministratori rispondono della conduzione della impresa da loro diretta. In particolare sono responsabili, per i danni derivanti dalla loro gestione, nei confronti della società, dei creditori, dei singoli soci e dei terzi.

L’azione di responsabilità contro gli amministratori può essere proposta dalla società, a seguito di una deliberazione dell’assemblea.

Il legislatore, in queste ipotesi, non ha previsto la necessità di maggioranze specifiche per dare il via all’azione di responsabilità, tuttavia una maggioranza qualificata comporta differenti conseguenze:

a) se la deliberazione favorevole viene presa con il voto di almeno un quinto del capitale sociale, agli amministratori viene automaticamente revocata la carica e l’assemblea provvede alla sostituzione con nuove nomine;

b) se invece non si raggiunge questa soglia gli amministratori continuano l’attività anche nel corso di giudizio nei loro confronti.

In caso di violazioni tributarie sulla falsariga del sistema penale all’interno del quale vige il principio della personalizzazione della responsabilità, con la riforma delle sanzioni tributarie [1] il legislatore ha introdotto alcune regole volte a sanzionare non solo la società ma anche l’autore materiale dell’illecito. Tuttavia questa nuova ottica di ascrivere le sanzioni non solo all’impresa ma anche alla persona fisica ha presto evidenziato una evidente incongruenza: di norma, della violazione fiscale beneficia la società, ma la sanzione poteva essere irrogata nella maggior parte dei casi all’amministratore o a gli altri vertici aziendali cui fanno capo molto adempimenti fiscali.

Per questi motivi dopo qualche anno è stato previsto che le sanzioni amministrative relative al rapporto fiscale proprio di società o enti con personalità giuridica siano esclusivamente a carico della persona giuridica (la società).

In conseguenza di tale modifica, l’onere sanzionatorio è a carico della società e non della persona fisica (amministratore o altri vertice aziendale) che ha effettivamente commesso l’illecito.

Restano esclusi gli enti senza personalità giuridica e quindi le società di persone, poiché in questi casi vi è quasi sempre coincidenza tra la proprietà (che potrebbe trarre beneficio dall’illecito fiscale) e l’amministrazione (che materialmente commette l’illecito).

In presenza di violazioni costituenti reato, tributarie e non, gli amministratori, sia quali rappresentanti legali dell’impresa, sia quali soggetti responsabili per specifici adempienti (ad esempio, la redazione del bilancio) ne rispondono direttamente.

Degli illeciti penali relativi alle dichiarazioni fiscali risponde, pertanto, il legale rappresentante (o anche amministratore) della stessa. Si tratta dei reati di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti o medianti altri artifici; dichiarazione infedele; omessa dichiarazione. Questa responsabilità non viene meno nel caso in cui gli adempimenti relativi alla compilazione delle dichiarazioni fiscali ed alla loro trasmissione siano affidati ad un professionista esterno.

In questo contesto, il presidio di controllo, ancor prima degli organismi pubblici (ad esempio Gdf o agenzia delle Entrate) è rappresentato, almeno nelle società di capitali di dimensioni non ridotte dal collegio sindacale, anche in forma monocratica. Tale organo, proprio per la sue delicate funzioni volte a tutelare i soci ed i terzi, da un lato ha ampi poteri di controllo ma, dall’altro, ha responsabilità molto delicate che scattano sia per inadempienze proprie, sia per l’omesso o superficiale controllo della gestione amministrativa. Tuttavia, va registrato che, nel caso di Srl [2] si è cancellato l’obbligo di nomina del collegio sindacale quando il capitale sociale non è inferiore a quello minimo delle Spa.


note

[1] Dlgs 472/1997.

[2] Con il Dl 91/2014

Autore immagine: 123rf com


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