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Credito d’imposta per acquisto impianti e beni strumentali

8 Agosto 2014
Credito d’imposta per acquisto impianti e beni strumentali

Dl competitività: le conseguenze sui bilanci del credito di imposta del 15% riconosciuto per i maggiori investimenti in beni strumentali.

Il decreto legge per il rilancio della competitività [1] ha ottenuto la fiducia. Il provvedimento è legge. Il decreto prevede un credito d’imposta del 15%, che le imprese contabilizzano nel bilancio in relazione ai maggiori investimenti in beni strumentali nuovi rispetto alla media dei cinque periodi d’imposta precedenti, escludendo l’anno con investimenti più elevati.

Il credito riguarda gli investimenti in beni strumentali compresi nella divisione 28 della tabella Ateco del 2007 (con tutte le complicazioni che derivano dalla collocazione dei beni all’interno della classificazione che è stata prevista dal legislatore) che sono stati effettuati dal 25 giugno 2014 al 30 giugno 2015 e può essere utilizzato dal 2016 in tre rate annuali.

La contabilizzazione del credito d’imposta avviene nel bilancio in cui, in base al principio di competenza, l’investimento si considera effettuato, con la scrittura in partita doppia Crediti tributari a Imposte (voce 22 del conto economico). Questo è quanto prevede, in via generale, il principio contabile Oic 25 relativo alla contabilizzazione delle imposte sul reddito.

A seguito dell’applicazione di questi principi si determina una divaricazione fra l’anno in cui l’investimento si considera effettuato e quello in cui si “spende” il credito d’imposta. Il tutto per la distinzione fra cassa e competenza.

Negli esercizi in cui il credito è utilizzato in compensazione per il pagamento di tributi e contributi, lo stesso è stornato in contropartita del debito tributario.

È di tutta evidenza che, nell’esercizio di rilevazione del credito, l’impresa ottiene un beneficio con riferimento al tax rate: questo deve essere tenuto presente in caso di confronto con quello di altre imprese che non hanno effettuato investimenti.

Il credito d’imposta spetta anche per i beni costruiti dalle imprese in economia. In tal caso la contabilizzazione dei costi capitalizzati deve avvenire nel conto economico, imputando gli stessi nella voce A4 “Incrementi di immobilizzazioni per lavori interni”, senza compensazione. Pertanto, nel conto economico, nell’Area B sono presenti i costi che sono poi capitalizzati mediante storno indiretto nella voce A4.

La voce in questione, nella quarta direttiva e nella recente direttiva 34/2013 destinata a sostituirla, ha la titolazione, forse meno tecnica ma più eloquente, di “Lavori effettuati dall’impresa per se stessa e iscritti nell’attivo”. La contabilizzazione nella voce A4 riguarda anche eventuali interessi passivi iscritti nella voce C17.

Con riferimento ai beni acquistati con riserva della proprietà, il credito d’imposta spetta al momento della consegna del bene, mentre in altre ipotesi, se gli effetti traslativi sono differiti, per esempio in caso di beni in prova o in visione, il credito spetta al momento del trasferimento della proprietà.

In conclusione, va ricordato che quanto illustrato nel l’articolo riportato sotto con riferimento alla legge Sabatini e al credito d’imposta in questo articolo deve essere considerato valido anche per le imprese che redigono il bilancio in base ai principi contabili internazionali.


note

[1] DL. n. 91/2014


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