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Concordato preventivo: amministratori e sindaci vincolati

8 Ottobre 2014
Concordato preventivo: amministratori e sindaci vincolati

I sindaci controllano termini, autorizzazioni, parità dei creditori; paletti rigidi agli atti degli amministratori.

Con l’ammissione al concordato preventivo, gli organi sociali come sindaci e amministratori non perdono le loro funzioni, ma anzi, vengono rafforzate, con maggiori responsabilità e controlli. Vediamo singolarmente le due ipotesi.

 

SINDACI

Il concordato preventivo chiama i sindaci a una vigilanza rafforzata su tutte le fasi della procedura, sul rispetto dei termini concessi dal tribunale, sul rispetto della par condicio creditorum e sulle operazioni compiute dagli amministratori. In questo periodo di profonda crisi congiunturale è frequente, infatti, il ricorso delle società al concordato preventivo per superare le difficoltà economiche, anche mediante il proseguimento dell’attività aziendale.

In questa ipotesi il collegio sindacale resta nelle proprie funzioni e prosegue nella propria attività di vigilanza e, pur non essendo tenuto a esprimersi sul merito del concordato, ha comunque il compito di vigilare sul corretto espletamento dell’intera procedura. In particolare, mentre agli amministratori compete il compito di attuare il piano di concordato preventivo e gli accordi a esso connessi, il collegio deve vigilare sulla loro puntuale esecuzione.

Gli organi nominati nella procedura (il giudice delegato e il commissario giudiziale), infatti, affiancano e non sostituiscono gli organi societari. Pertanto, a seguito dell’ammissione alla procedura di concordato e alla sua omologazione, i sindaci continuano svolgere regolarmente le proprie funzioni. Così, durante le differenti tre fasi del concordato preventivo (prima fase: che va dall’iscrizione al Registro imprese del ricorso per concordato alla data del decreto di ammissione alla procedura; seconda fase: dal decreto di ammissione alla chiusura della procedura; terza fase: l’esecuzione del concordato preventivo omologato), i sindaci devono continuare a sorvegliare la società in difficoltà, vigilando sul rispetto della legge e dello statuto, e acquisire tutte le informazioni sulla proposta di concordato preventivo.

Durante la prima fase, il collegio sindacale deve accertare la sussistenza dei requisiti di professionalità in capo al soggetto incaricato di attestare la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano su cui si basa il concordato. Va però detto che, secondo quanto precisato dai principi di comportamento diramati dal Cndcec in vigore dal 2012, al collegio sindacale spetta esclusivamente la verifica dei requisiti di professionalità dell’attestatore, mentre la verifica della veridicità dei dati aziendali e della fattibilità del piano su cui si basa il concordato preventivo è oggetto della valutazione del professionista attestatore.

Durante la procedura di concordato preventivo, il collegio deve poi vigilare sul corretto comportamento dell’imprenditore debitore, accertandosi in particolare che non vengano compiuti atti o operazioni a discapito della par condicio creditorum o in frode agli stessi creditori, e suscettibili, per questo, di contestazione da parte degli organi del concordato. Una volta poi che la società sia ammessa alla procedura di concordato preventivo, i sindaci devono svolgere una sorveglianza ancora più stringente per verificare che vengano rispettate tutte le disposizioni di legge e di statuto.

Nel corso dello svolgimento del concordato preventivo, il collegio deve inoltre vigilare su tutti gli atti di ordinaria e di straordinaria amministrazione, eventualmente compiuti dagli amministratori, per verificare se gli atti urgenti di straordinaria amministrazione sono stati preventivamente autorizzati dal Tribunale, previo parere del commissario giudiziale. Inoltre, sebbene non tenuto a vigilare sull’esecuzione del piano e sull’adempimento del concordato (che è attività tipica del commissario giudiziale), il collegio deve comunque operare una stretta vigilanza nell’interesse dei soci e della società, attraverso, ad esempio, la partecipazione alle riunioni degli organi sociali, lo svolgimento di ispezione e controlli, la convocazione dell’assemblea e la redazione della relazione periodica prevista dal codice civile [1].

Quanto al rapporto con il commissario giudiziale è opportuno che il Collegio sindacale informi quest’ultimo di eventuali irregolarità riscontrate nella gestione anche per consentire allo stesso la tempestiva informazione al Tribunale.

AMMINISTRATORI

La società che chiede di accedere al concordato preventivo non perde la propria capacità di agire né la propria autonomia né tantomeno viene spossessata del proprio patrimonio. Di conseguenza, gli amministratori non perdono le loro funzioni, anche se subiscono alcune limitazioni nell’esercizio dei poteri: in particolare, sin dall’inizio della procedura di concordato preventivo, devono presentare i bilanci relativi agli ultimi tre esercizi, l’elenco dei creditori con l’indicazione dei rispettivi crediti e, con cadenza mensile, l’informativa finanziaria.

Inoltre, in capo agli stessi resta la capacità di compiere tutti gli atti di ordinaria amministrazione. Per gli atti di straordinaria amministrazione, invece, occorre una precisa richiesta al tribunale competente affinché ne autorizzi l’esecuzione. Solo se regolarmente autorizzati, infatti, gli atti di straordinaria amministrazione potranno intendersi “legalmente compiuti” e generare eventualmente i “debiti prededucibili” ossia vale a dire nuovi debiti da preferire a ogni altro creditore.

Tuttavia, il tribunale autorizza solo gli atti di straordinaria amministrazione urgenti; quelli non urgenti, invece, potranno essere compiuti solo dopo l’ammissione al concordato e sempre dopo l’autorizzazione del giudice delegato.

Per quanto riguarda la nozione di “atti di ordinaria amministrazione” e “di straordinaria amministrazione” occorre far riferimento alla normativa societaria. I primi sono gli atti di comune gestione dell’azienda, strettamente aderenti alle finalità e dimensioni del patrimonio e quelli che – ancorché comportanti una spesa elevata – lo migliorino o anche solo lo conservino, mentre ricadono nell’area della straordinaria amministrazione gli atti suscettibili di ridurre il patrimonio o di gravarlo di vincoli cui non corrispondano acquisizioni di utilità reali prevalenti.

In generale, dunque, si può affermare che, sin dalle fasi iniziali del concordato preventivo, gli amministratori devono valutare attentamente quali siano gli atti di ordinaria e quali quelli di straordinaria amministrazione, per verificare quali siano, se rientranti in quest’ultima categoria, gli atti urgenti da assoggettare a preventivo parere del commissario giudiziale e all’autorizzazione del tribunale. Inoltre, gli stessi amministratori devono porre in essere atti che possano, anche solo potenzialmente, danneggiare alcuni creditori, a meno che non siano espressamente autorizzati dal tribunale.

Infine, gli amministratori non possono “abusare” del concordato preventivo, compiendo atti di ordinaria o straordinaria amministrazione che riducono la garanzia patrimoniale mediante il depauperamento dell’attivo disponibile, alterando la par condicio creditorum e danneggiando, in particolare, i creditori anteriori alla pubblicazione al Registro imprese del ricorso per il concordato preventivo. Anche se, in quest’ultimo caso, dopo l’omologa i creditori sociali possono comunque esercitare l’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori e dei direttori generali, nonché dei sindaci e dei liquidatori.


note

[1] Art. 2429 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com


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