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Omesse ritenute: niente reato se non ritiri la raccomandata dell’Inps

18 Ottobre 2014
Omesse ritenute: niente reato se non ritiri la raccomandata dell’Inps

Non è valida la comunicazione della contestazione se la raccomandata è restituita per compiuta giacenza.

 

Omesso versamento di ritenute previdenziali ed assistenziali: secondo una originalissima sentenza della Cassazione [1], è nulla la contestazione dell’accertamento della violazione quando, se effettuata con raccomandata, non sia giunta effettivamente a conoscenza dell’interessato perché restituita dall’ufficio postale per compiuta giacenza. Poiché l’accusa, nel processo penale, deve provare il dolo dell’imprenditore, la prova di tale elemento non è assolta quando si fermi esclusivamente a verificare la correttezza delle procedure postali. È necessario provare che il mezzo di notifica fosse idoneo concretamente a portare l’atto a conoscenza dell’interessato.

Come noto, in base alla nostra legge, la comunicazione dell’omesso versamento di ritenute previdenziali ed assistenziali non necessita di particolari formalità. Secondo i giudici, tale comunicazione può essere effettuata attraverso un verbale di contestazione, una lettera raccomandata o l’ufficiale giudiziario, ad opera di un funzionario dell’istituto previdenziale o della polizia giudiziaria [2].

Si ritiene non necessario, ai fini della contestazione dell’omesso versamento, una notificazione con la posta, ma basta un ordinario mezzo di comunicazione dei provvedimenti amministrativi, purché idoneo ad assicurare l’avvenuta conoscenza o la conoscibilità della contestazione da parte dell’interessato.

Fatte queste premesse, la Suprema Corte ha ritenuto non idoneo il mezzo di comunicazione dell’avvenuta giacenza, con conseguente consegna al mittente, della raccomandata con cui si contesta l’omesso versamento delle ritenute.
Dall’avvenuta giacenza non si può, infatti, dedurre che il destinatario della comunicazione non abbia volontariamente ritirato la lettera raccomandata, non potendo egli essere preventivamente a conoscenza del contenuto della stessa.

La prova della comunicazione o dell’eventuale rifiuto volontario di riceverla deve essere documentale. Nel caso di compiuta giacenza, invece, non vi è alcuna delle suddette prove. Vi è anzi la prova che il destinatario non ha avuto alcuna conoscenza dell’avviso di accertamento. La comunicazione risulta pertanto inidonea a rendere conoscibile il provvedimento da parte del destinatario. E di conseguenza non può esserci alcuna punizione.


note

[1] Cass. sent. n. 43308/14 del 16.10.2014.

[2] Cass. sent. n. 2859/2013 e n. 26054/2007.

Autore immagine: 123rf com


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