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Quando la residenza in un Paese “tax haven” comporta un aumento della tassazione domestica

27 Ottobre 2014 | Autore:
Quando la residenza in un Paese “tax haven” comporta un aumento della tassazione domestica

Fiscalità Internazionale: una recente sentenza della Corte di Cassazione introduce un interessante dibattito sulle residenze estere in Paesi a fiscalità privilegiata, sull’onere della prova e sulle presunzioni legali.

Il caso in esame si riferisce ad un soggetto considerato residente in un Paese “Black List[1].

Per quanto riguarda i soggetti residenti in Paesi non collaborativi è stata emessa recentemente dalla Corte di Cassazione [2] una interessante sentenza a proposito della rilevanza della residenza all’Estero in base alla presunzione di legge prevista dalle norme italiane in materia di imposte dirette [3] ed al conseguente onere della prova.

Nel caso specifico, una cittadina italiana residente in Svizzera e dunque assoggettata alla presunzione legale di residenza in Italia, salvo la prova contraria, chiedeva il rimborso della ritenuta di acconto del 27% [4] a carico dei non residenti, effettuata in conseguenza della distribuzione di dividendi da parte di una società per azioni italiana di cui essa era socia, impugnando il silenzio-rifiuto opposto dalla Amministrazione Finanziaria.

Infatti, a seguito delle norme in vigore, la contribuente aveva subito una doppia imposizione: la prima attraverso il pagamento della ritenuta alla fonte a titolo di imposta e la seconda attraverso il versamento dell’imposta dovuta come risultante dalla dichiarazione dei redditi nella quale era stato inserito a tassazione l’importo dei dividendi al lordo della ritenuta subita.

La Commissione Tributaria del Lazio aveva accolto l’appello della contribuente in relazione alla doppia imposizione, però, affermando che mancava la prova certa del trasferimento in Italia del centro degli affari e degli interessi della contribuente, formalmente residente all’Estero, l’organo di merito riteneva di eliminare la doppia imposizione verificata disponendo il rimborso, non già della ritenuta subita (euro 74.459), ma dell’imposta versata in base alla dichiarazione (euro 36.318).

La contribuente ricorreva in Cassazione ed il secondo motivo addotto nel ricorso veniva accolto dalla Corte.

La contribuente sosteneva che in base alla presunzione legale di residenza applicabile al caso specifico, (trasferimento residenza in Svizzera e residenza presunta in Italia), l’Agenzia aveva operato in violazione della legge, applicando una tassazione illegittima sui dividendi da partecipazioni qualificate, basata sul presupposto della effettività della residenza estera senza chiedere la prova contraria da parte della ricorrente e non producendo alcuna prova a fondamento della sussistenza della residenza all’Estero.

La Cassazione interviene applicando i principi generali in materia di prova e di presunzioni legali [5] ed afferma che, nel caso esaminato,  la contribuente è affrancata dall’onere della prova qualora non intenda provare la propria residenza all’Estero, mentre lo stesso onere ricade in capo al fisco, che invoca la prova contraria, cioè quella di effettività della residenza estera.

La Corte precisa che il regime giuridico della prova offre alla parte interessata alla inesistenza del fatto, che nel caso specifico è l’ufficio finanziario, la possibilità di dare la “prova contraria“, ovviamente con onere a carico dell’ufficio stesso.

Poiché a detto principio la Commissione Tributaria Regionale non si è attenuta nel giudizio, né l’Agenzia ha prodotto prove  che, nel merito, attestassero la residenza estera della contribuente, la sentenza è stata cassata e rinviata ad altra sezione della stessa CTR.

È singolare notare nel caso specifico che non sempre la residenza estera costituita in un Paese considerato a fiscalità privilegiata o non collaborativo è conveniente sotto il profilo fiscale domestico, infatti è bene, per chiunque si voglia o si debba trasferire in detti Paesi, valutare di dismettere il possesso o  la proprietà di quote societarie da cui potrebbero derivare distribuzioni di dividendi, di conti correnti o depositi titoli da cui potrebbe discendere la tassazione dei redditi da capitale, di altre rendite finanziarie o di partecipazione che fossero da assoggettare alla ritenuta alla fonte a titolo di imposta prevista per i soggetti non residenti.

È importante anche notare come la Cassazione, richiamando i principi generali dell’ordinamento giuridico, ricordi che l’Amministrazione Finanziaria non sfugge al regime dell’onere della prova, soprattutto  quando voglia interpretare al contrario le norme esistenti.


note

[1] D.M. 4 maggio 1999 – Black List per persone fisiche che trasferiscono residenza all’Estero

[2] Cass. sent. n. 21438 del 10 ottobre 2014

[3] Art. 2 co. 2bis DPR 917/86 TUIR

[4] Art. 27 co. 3 DPR 600/73

[5] Artt. 2697, 2727 e 2728 cod. civ.


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