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Accertamento: se il contribuente è segnalato nel PVC a carico di terzi non ha garanzie

14 Gennaio 2015 | Autore:
Accertamento: se il contribuente è segnalato nel PVC a carico di terzi non ha garanzie

Statuto del contribuente inutilizzabile: nel caso di rinvenimento di documentazione presso terzi, il processo verbale di constatazione che la Guardia di Finanza trasmette all’Agenzia delle Entrate funge da semplice segnalazione e, secondo la Cassazione, non consentirebbe l’applicazione delle tutele dello Statuto del Contribuente.

I contribuenti hanno un motivo in più per preoccuparsi del Fisco.

Infatti, qualora venga rinvenuta documentazione durante lo svolgimento di verifiche presso terzi soggetti, e ciò risulti dal Processo Verbale di Constatazione redatto dall’organo di verifica, si concretizza una segnalazione che può essere utilizzata dalla Agenzia delle Entrate per emettere un avviso di accertamento in capo ad un soggetto che non ha mai ricevuto la notifica di alcun provvedimento precedente (invito, questionario, pvc, verbale di accesso o ispezione, ecc.).

La fattispecie esaminata, sembra configurare una lesione al diritto alla difesa previsto dalla Costituzione [1], in quanto l’interpretazione dei supremi Giudici ha condotto alla paradossale conclusione secondo cui il soggetto terzo, segnalato nel Processo Verbale di Constatazione, in caso di emissione di avviso di accertamento a proprio carico, non ha diritto al termine dilatorio dei 60 giorni previsto dallo Statuto che tutela i diritti del Contribuente [2].

Infatti i Giudici della Suprema Corte [3] sostengono che la tutela del contribuente non si applica in caso di avviso di accertamento emesso nei confronti di un soggetto non accertato direttamente ma semplicemente segnalato nel contesto di un processo verbale redato in capo a soggetto terzo.

La Cassazione argomenta sostenendo che il termine dilatorio dei 60 giorni a tutela del contribuente non si applicherebbe al caso specifico in quanto:

– l’avviso di accertamento non è stato emesso a seguito di verifica fiscale nei locali del contribuente accertato;

– non è stato emesso alcuno specifico processo verbale di constatazione in capo al contribuente accertato.

La Suprema Corte ha affermato più volte che le garanzie previste a tutela del contribuente sono apprestate esclusivamente a favore del soggetto sottoposto a verifica presso i locali di sua pertinenza destinati all’esercizio dell’attività, e non anche del terzo a carico del quale possano emergere dalla detta verifica, dati, informazioni od elementi utili per l’emissione di un avviso di accertamento nei propri confronti [4].

Il presupposto di applicabilità della norma di tutela, che prevede il termine dei 60 giorni prima dell’emissione dell’avviso di accertamento, per consentire il contraddittorio a difesa del contribuente, consisterebbe in una obbligatoria fase procedimentale che inizia con il compimento di verifiche presso i locali di pertinenza del contribuente.

Solo questo sarebbe il caso previsto dalla norma.

Inoltre il procedimento, che si conclude con l’emanazione dell’atto impositivo nel rispetto del termine previsto presuppone che il soggetto passivo che subisce la verifica presso i propri locali e che riceve il verbale di constatazione sia il medesimo.

Pertanto al soggetto terzo non sarebbero estensibili le garanzie previste dalla norma, sia per l’errata applicazione della fattispecie di legge, sia per la non coincidenza del processo verbale relativo alla verifica, avente ad oggetto i dati acquisiti a seguito dell’accesso, con il peraltro mancante, processo verbale nel quale sono formulati gli specifici rilievi al contribuente terzo.

Il verbale emesso nei confronti del terzo, che funge soltanto da segnalazione effettuata da altro organo di verifica (Guardia di Finanza), può tuttavia essere liberamente utilizzato dall’Agenzia delle Entrate, alla duplice condizione di indicarlo nella motivazione dell’accertamento e di allegarlo allo stesso.

Rimane per il momento molto difficile comprendere come un principio generale dell’ordinamento tributario, quale quello che tutela il diritto alla difesa del contribuente, possa essere superato da una interpretazione restrittiva e rigida delle norme procedurali.

A maggior ragione dopo che la stessa Cassazione a sezioni unite ha emesso recentemente una sentenza che ritiene applicabile la norma di tutela prevista dallo Statuto del contribuente a tutti i procedimenti potenzialmente lesivi degli interessi dei cittadini, emessi dalla amministrazione finanziaria [5].



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