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Come internazionalizzare l’attività di una società italiana

4 Maggio 2015 | Autore:
Come internazionalizzare l’attività di una società italiana

Internazionalizzare l’attività di una società italiana attraverso una partecipazione in società estera è di per sé abbastanza semplice, ma bisogna porre molta attenzione ai riflessi che questo produce in Italia.

Prima di procedere alla creazione di qualsiasi struttura estera è necessario che l’impresa italiana approfondisca la conoscenza della tipologia di investimento che si intende adottare per gestire le attività estere che si devono svolgere.

Inoltre è necessario che, nel momento della formazione di suddetta decisione, si approfondisca anche il tema della fiscalità domestica, di quella della giurisdizione estera nonché di quella convenzionale, se esistente.

Una volta chiaro il panorama occorrerà adottare tutta una serie di procedure contabili e amministrative che consentano di verificare il rispetto della normativa domestica, in relazione a quanto sarà oltre trattato in modo specifico (esterovestizione, regole CFC, prezzi di trasferimento, ecc.).

Dunque, per una società italiana, gestire la partecipazione in una società estera richiede la conoscenza di svariate normative, una programmazione puntuale, competenze tecniche e professionali che consentano il rispetto delle norme, calcoli di convenienza economica, per quanto riguarda i costi di gestione delle attività che si intende delocalizzare.

In generale, qualora la società italiana approcci uno ed un solo specifico mercato estero, sarebbe opportuno utilizzare il metodo della gestione diretta della partecipazione, attraverso la creazione, all’interno dell’impresa, di un ufficio di gestione della partecipazione estera, seguendo criteri che permettano il rispetto delle norme ed evitino il rischio di incorrere in fattispecie che possano creare confusioni oppure equivoci.

Occorre sviluppare una stretta collaborazione fra l’ufficio contabile, quello legale, nonchè fra i professionisti che seguono l’impresa in Italia, sotto quegli aspetti, ed un esperto in materia di fiscalità internazionale, nonché con un esperto di commercio internazionale e di diritto internazionale privato, in modo da far interfacciare le conoscenze e svolgere ogni attività in sicurezza.

Le modalità operative da seguire saranno codificate ed inserite in un piano di controlli e verifiche che consentano di produrre la documentazione necessaria al rispetto delle norme e di rendere la gestione della partecipata estera conforme alle disposizioni in vigore.

Il rispetto delle norme italiane prevede che la società estera sia completamente autonoma ed indipendente e che, ovviamente, sia operativa con riferimento al territorio di insediamento.

Dunque occorrerà porre attenzione ad una serie di norme domestiche, quali: la disciplina delle società estere controllate o disciplina CFC [1] e la disciplina della esterovestizione, per evitare che si possa ritenere che la società sia amministrata in Italia.

Occorrerà anche verificare la normativa del territorio di insediamento per verificare il livello di tassazione locale, le norme locali ed il concetto di stabile organizzazione che vige nel Paese di destinazione.

Infine occorrerà verificare l’esistenza o meno di una Convenzione contro le doppie imposizioni vigente fra Italia ed il Paese di insediamento.

Da queste verifiche emergeranno comportamenti, contabili ed amministrativi, che dovranno essere adottati dalla società italiana per gestire in sicurezza la partecipazione posseduta nella società controllata estera.


note

[1] CFC – Controlled Foreign Companies – Art. 167 – 168 – 168-bis DPR 917/86

Autore immagine: 123rf com


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