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Violazione diritti d’autore: non serve la prova del danno

9 Luglio 2015
Violazione diritti d’autore: non serve la prova del danno

Violazione dei diritti d’autore: è sufficiente dimostrare il comportamento illecito che ha violato il contenuto tutelato; non è necessaria la prova del danno.

A quanto ammonta il risarcimento del danno per una violazione del diritto d’autore? Difficile dirlo a priori – potrebbe essere la prima risposta – se prima non si dà prova dell’effettivo danno subìto. E invece, dalla Cassazione, arriva una sentenza [1] che capovolge i principi del processo civile: principi secondo cui, di norma, l’azione giudiziaria è sempre subordinata all’esistenza di un danno concreto e attuale. Non è così – precisa la Corte – in ambito di diritti d’autore, dove il semplice fatto che vi sia stata una violazione dà diritto al titolare del contenuto di rivendicare il risarcimento economico.

Così, il titolare del diritto d’autore ha sempre la facoltà di chiedere il risarcimento del danno morale per il fatto che il proprio contenuto sia stato violato. Oltre ad esso, poi, si può eventualmente aggiungere il danno patrimoniale se si dimostra che, dall’illecito, è derivata una diminuzione delle prospettive di guadagno, da parte dell’autore, sull’opera violata.

Non ci sono dubbi – sottolineano i giudici della Cassazione – sul fatto che il danno morale debba essere risarcito solo sulla base di un generico turbamento d’animo lamentato, anche senza una concreta indicazione di fatti precisi anche relativi al malessere affermato.

Infatti, già solo nel momento in cui il giudice accerti la violazione del diritto di cui l’autore è titolare – diritto che gli garantisce l’esclusiva sulla propria opera – si giustifica la condanna: infatti, è la semplice violazione del diritto che è, essa stessa, prova del danno.

Dunque, l’autore ha il solo onere di dimostrare l’entità del danno. Se poi non è in grado di fornire neanche tale prova, perché risulta essere indeterminabile, allora il giudice può disporre la liquidazione in via equitativa, ossia sulla scorta di quanto a questi appaia giusto, svincolandosi così da ogni elemento fisso e determinato.


note

[1] Cass. sent. n. 14060/2015.

Autore immagine: 123rf com


1 Commento

  1. ma cosa succede si l’autore invio un libro a la casa editrice, la quale aveva pubblicato gia la sua prima opera, ed adesso pubblica la seconda ma l’autore non aveva firmato nessuno contratto per la pubblicazione di questa seconda opera, poi la casa editrice aveva gia pubblicato il libro senza dire nulla a l’autore e per quasi 1 anno ha fatto questo, quando in questo tempo l’autore chiedeva a la casa editrice e loro dicevano che ancora si faceva di controlli per vedere si tutto e a posto? e l’autore in questo tempo di quasi un anno non aveva ricevuto nulla di soldi, non aveva firmato contratto, in piu la suo opera era gia in vendita da quasi un anno e senza il suo permesso, senza contratto firmato, in piu la casa editrice aveva messo a la vendita in diversi librerie sia in italia che a l’estero anche aveva fatto la traduzione de l’opera in altre lingue senza dire nulla a l’autore, e poi per fortuna l’autore vedi che la casa editrice aveva gia fatto la pubblicazione in diversi paesi , diverse lingue anche la casa editrice ha utilizato altre nomi per pubblicare e fare le vendite, ma l’autore ha le prove di queste, in questa situazione puo chiedere il risarcimento morale o qualsiasi altro o no

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