Business | Articoli

Chi può fallire: presupposti per la dichiarazione di fallimento

24 Gennaio 2016
Chi può fallire: presupposti per la dichiarazione di fallimento

Condizioni per poter essere oggetto di istanza di fallimento: la qualifica di imprenditore, lo stato di insolvenza, i ricavi e l’attivo.

A fallire possono essere le ditte e le società a condizione che non si tratti di enti pubblici, piccoli imprenditori, artigiani e imprenditori agricoli. In verità, però, la legge riconosce anche ulteriori requisiti perché si possa essere oggetto di dichiarazione di fallimento, requisiti che oltre ad attendere al soggetto, riguardano il suo indebitamento. Analizziamoli qui di seguito.

Imprenditore commerciale

Solo l’imprenditore che esercita un’attività commerciale (imprenditore individuale, società, associazione o diverso ente) può essere dichiarato fallito.

Stato di insolvenza

L’imprenditore può fallire se si trova in stato di insolvenza: ossia nell’impossibilità di soddisfare regolarmente le sue obbligazioni.

Lo stato di insolvenza prescinde totalmente dal numero dei creditori, essendo ben possibile che anche un solo inadempimento possa essere indice di tale situazione oggettiva. Sussiste, pertanto, lo stato di insolvenza anche con la presentazione di un’unica istanza di fallimento.
Secondo la giurisprudenza il creditore che richiede il fallimento deve allegare un principio di prova circa la sussistenza dello stato di insolvenza, diversamente il tribunale non può procedere all’istruttoria prefallimentare.

Il tribunale chiamato a pronunciarsi sul fallimento deve accertare se sussiste l’insolvenza con riferimento alla situazione in atto al momento della decisione.

Soglie di fallibilità

L’imprenditore (persona fisica o società) che esercita un’attività commerciale fallisce se supera almeno una delle tre soglie dimensionali riguardanti l’ammontare:
– dell’attivo patrimoniale;
– dei ricavi lordi;
– dei debiti.
Li approfondiamo qui di seguito.

Attivo patrimoniale

L’imprenditore fallisce se ha avuto un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo superiore a 300.000 euro, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito della istanza di fallimento o, comunque, dall’inizio dell’attività, se di durata inferiore.
Tale soglia deve essere superata anche in uno solo dei tre esercizi di riferimento o del minor periodo: è sufficiente il superamento di una sola soglia relativamente a un solo esercizio per integrare il requisito della fallibilità.

In caso di società di capitali si devono considerare le immobilizzazioni, l’attivo patrimoniale, i ratei e i risconti; diversamente quando l’imprenditore non è obbligato a redigere il bilancio tra le poste attive della situazione patrimoniale vanno incluse anche le rimanenze di magazzino, mentre nel passivo devono essere computati i debiti contratti per l’acquisto degli stessi beni.
I beni immobili devono essere valutati secondo il costo storico di acquisto o di produzione al netto degli ammortamenti, e non in base al loro valore di mercato.
Nell’attivo devono inoltre essere inclusi i beni oggetto di leasing.
Nel concetto di attivo patrimoniale “complessivo”:
– per la persona fisica: sono ricompresi i beni e in generale tutti i rapporti giuridici personali del fallito;
– per la società di persone: non sono ricompresi i beni dei soci falliti per estensione, anche se tale patrimonio è stato acquisito al fallimento.

I tre esercizi coincidono con gli anni commerciali della gestione economica e non con gli anni solari.

Ricavi lordi

L’imprenditore fallisce se ha realizzato nei tre esercizi antecedenti la data di deposito dell’istanza di fallimento o dall’inizio dell’attività se di durata inferiore, dei ricavi lordi per un ammontare complessivo annuo superiore a 200.000 euro.

Il riferimento ai ricavi annui è legato alla durata normale di un esercizio sociale, pertanto se l’esercizio ha avuto una durata inferiore, i ricavi conseguiti in questo periodo devono essere ragguagliati all’anno.

Calcolo dei ricavi

La soglia dimensionale si riferisce ai ricavi lordi partitamente conseguiti in ciascun anno, non alla media dei ricavi dell’ultimo triennio di esercizio.

Per valutare questa soglia rileva ogni genere di ricavo di impresa, anche se non direttamente imponibile ai fini IVA, purché riconducibile all’attività esercitata. I ricavi devono essere valutati al netto di sconti, abbuoni, premi e imposte connesse alla vendita dei prodotti e alla prestazione dei servizi.
L’accertamento dei ricavi lordi può avvenire “in qualunque modo”. Possono quindi essere desunti:
– dalle scritture contabili e dai registri fiscali (se presenti);
– da dati extracontabili (ad esempio, corrispettivi di contratti di vendita);
– da accertamenti tributari non definitivi.

Ammontare dei debiti

L’imprenditore fallisce, infine, se ha debiti di ammontare complessivamente superiore a 500.000 euro. In tale ammontare devono essere inclusi anche i debiti non scaduti e quelli non definitivamente accertati con efficacia di giudicato.
Non è specificato, diversamente dalle altre due soglie, l’arco temporale o il momento a cui riferire questo indebitamento. Gli interpreti ritengono che esso debba essere verificato al momento in cui è presentata l’istanza di fallimento o in cui è dichiarato il fallimento. Vale cioè un dato relativo al presente e non al passato, non potendo essere presi in considerazione eventuali dati che si riferiscono a esercizi precedenti.


note

Autore immagine: 123rf com


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube