Business | Articoli

Diritto all’oblio per chi è danneggiato da vecchie notizie su internet

27 Gennaio 2016 | Autore:
Diritto all’oblio per chi è danneggiato da vecchie notizie su internet

La reperibilità tramite Google e altri motori di ricerca dei vecchi link giustifica la semplice richiesta di cancellazione dei contenuti, anche se veri, purché non più attuali

Si chiama diritto all’oblio ed è il diritto sacrosanto, riconosciuto ad ogni cittadino i cui dati e le relative vicende personali siano reperibili su internet, a vedere cancellata la propria storia su semplice richiesta. È il caso dell’imprenditore che abbia subito una condanna per truffa, un commerciante sanzionato per abusivismo, un professionista per negligenza nell’esercizio della attività. Anche laddove la notizia sia vera e l’esposizione del giornalista pacata, la cancellazione deve avvenire immediatamente poiché – insegna la nostra Costituzione – il reo ha diritto ad essere “dimenticato” dalla società, in linea con la funzione rieducativa della pena.

La questione del diritto all’oblio è tornata alla ribalta per via di una sentenza del Tribunale di Roma che ha negato la richiesta di cancellazione di una notizia perché ritenuta non sufficientemente vecchia. In realtà, il problema nasce dalla mancanza di una definizione normativa di ciò che possa considerarsi obsoleto: così la determinazione è ancora lasciata nelle mani del singolo giudicante, che la valuta sulla base anche dell’eco sociale che abbia avuto il fatto, delle conseguenze per la collettività, del tipo di notizia, del largo interesse relativo a una persona che eserciti un ruolo pubblico.

Come essere cancellati da internet

Ma essere cancellati dalla Rete potrebbe non essere così semplice. A oltre un anno dalla sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea che ha definitivamente sancito il diritto all’oblio per la tutela della riservatezza di tutti gli utenti di internet, stabilendo anche la co-responsabilità di Google per l’indicizzazione delle pagine web, poco è stato concretamente fatto. Gli interessati, infatti, non hanno trovato tutela nel form online messo a disposizione dalla società americana proprietaria del motore di ricerca, la quale continua ad essere interessata alla circolazione delle notizie e quindi interpreta in modo estremamente restrittivo il concetto di diritto all’oblio.

Peraltro, come detto, non esiste una soglia temporale minima in grado di garantire il diritto all’oblio. Una notizia di oltre quarant’anni fa può ancora essere considerata attuale e perciò degna di essere indicizzata dai motori di ricerca, se il fatto riacquista interesse pubblico in virtù di nuovi episodi di cronaca ad esso collegati.

Non resta che rivolgersi al titolare del contenuto, il singolo giornale online, ordinando la rimozione della pagina o, a scelta, la cancellazione del nome dell’interessato (eventualmente sostituendolo con le iniziali) oppure – meglio ancora – la deindicizzazione della pagina stessa (eliminando i tag che la collegano a Google e agli strumenti di ricerca).

Qualora il giornale non voglia adempiere alla richiesta del cittadino non resta che il ricorso al Garante della Privacy o al tribunale che ordinerà al titolare del contenuto la relativa cancellazione.

Non potranno però essere rimosse le notizie interne agli archivi online dei giornali non consultabili attraverso i comuni motori di ricerca esterni o contenute in files non indicizzabili attraverso il nome dell’utente.

Il danno all’immagine commerciale

Nell’ipotesi in cui il cittadino eserciti un’attività economica o professionale potrà chiedere al giudice, oltre al diritto all’oblio, anche il risarcimento del danno all’immagine commerciale, fornendone idonea documentazione. Il che potrà essere dimostrato dando prova dell’eccessivo lasso di tempo entro cui la notizia è rimasta online nonostante la richiesta di cancellazione.

A favore del richiedente giocano, invece, altri fattori come il pregiudizio grave (e dimostrabile) che la notizia può arrecare se ulteriormente diffusa, interesse che in genere prevale sul diritto di informazione.


Il richiamo a fatti risalenti al 1975 diventa attuale se vi è un oggettivo collegamento con quei fatti e con quell’epoca: sono cioè riconducibili a soggetti che nell’attualità, lungi dall’adottare un profilo di riservatezza, hanno scelto consapevolmente di svolgere attività pubblica in ambito politico-sociale, di tale natura da risultare di per se stessi fatti di rilievo cronachistico.

Tribunale di Milano, sentenza 18 giugno 2015, n. 7610

 

Le notizie pubblicate fra il 2010 e il 2012 sono ancora di interesse pubblico in quanto riguardanti un’indagine giudiziaria non ancora conclusa, nell’ambito della quale i profili attinenti a momenti passati assumevano rilievo alla luce dell’attività professionale svolta dall’interessato. Della eventuale falsità della notizia non risponde il motore di ricerca, che opera solo come caching provider.

Tribunale di Roma, sentenza 3 dicembre 2015, n. 23771

 

Un breve riferimento alla pregressa attività di collaboratore con i servizi segreti contenuta in un articolo non viola il diritto all’immagine e all’identità personale nel caso in cui si tratti di un richiamo contenuto in un succinto e generico inciso che rimane come elemento di sottofondo e non intacca in alcun modo l’immagine di quest’ultimo.

Tribunale di Torino, sentenza 14 luglio 2015 n. 4977

 

Il diritto all’informazione prevale su quello alla riservatezza nel caso in cui i fatti, pur risalenti al 1997, siano veri e, inoltre, la gravità dei reati commessi, l’esigenza di descrivere in modo analitico la storia delle famiglie che hanno controllato la Calabria, l’indiscusso diritto della collettività a conoscere le origini del fenomeno mafioso evidenziano la sussistenza di un rilevante interesse pubblico.

Tribunale di Milano, sentenza 19 agosto 2014 n.10258

 

Se l’interessato ricopre incarichi pubblici, la circostanza che nello svolgimento di alcune di queste funzioni, il suo nominativo sia tornato a comparire – anche se non come indagato – nell’ambito di inchieste giudiziarie sul malaffare, costituisce una notizia di pubblico interesse, in quanto un soggetto già coinvolto in procedimenti penali torna a rivestire posizioni di potere e prestigio in ambiti omologhi .

Tribunale di Roma, sentenza 14 luglio 2015 n. 15420

 

Non si può cancellare in tutto o in parte un articolo che contiene notizie legittimamente pubblicate. Queste però devono essere aggiornate con indicazione delle sentenze successivamente pronunciate e dei passi dei brani ritenuti diffamatori dall’autorità giudiziaria, da effettuarsi in testa a ciascun articolo, con caratteri almeno pari a quelli dei titoli di riferimento.

Tribunale di Milano, sentenza 6 luglio 2015 n. 8343


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube