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Agriturismo: no alle agevolazioni con prodotti acquistati

16 Marzo 2016
Agriturismo: no alle agevolazioni con prodotti acquistati

In assenza di prodotti derivanti dall’attività agricola che all’agriturismo è connessa l’azienda non ha diritto alle agevolazioni fiscali.

L’agriturismo ha diritto alle agevolazioni solo se rispetta le regole imposte dalla legge. Con la sentenza 81/2016 la Ctr. di Potenza ha chiarito che non esiste alcuna possibilità di considerare “agrituristica” un’azienda che nell’esercizio delle proprie funzioni di accoglienza non utilizzi prevalentemente prodotti derivanti dal fondo.

Prima di analizzare il caso di specie – che troverete in calce all’articolo – vediamo quali siano le agevolazioni di cui godono le attività agrituristiche e tutte le caratteristiche che queste devono mantenere.

Quali sono le agevolazioni per l’agriturismo?

L’agriturismo è un’attività per la quale si prevedono come è noto alcune agevolazioni fiscali.

Fermo restante la possibilità da parte delle regioni di normare specifici aspetti dell’attività, la normativa di settore prende le mosse dalla L. 413/91 [1] che stabilisce che i soggetti che esercitano attività agrituristica possano usufruire di alcune condizioni di vantaggio fiscale così determinate:

– determinazione forfettaria del reddito, con l’applicazione ai ricavi di un coefficiente del 25%, una condizione questa, si badi, che non riguarda i soggetti IRES;

– determinazione, ai fini dell’IVA, di un’imposta relativa alle operazioni imponibili che sia pari al 50% del suo ammontare a titolo di forfait. In questo caso l’agevolazione riguarda anche i soggetti IRES. I registri IVA vanno mantenuti (unici registri obbligatori).

Bisogna infine specificare che l’attività determina reddito da impresa e non reddito agrario.

Tuttavia proprio dall’impresa agraria deve partire l’impresa agrituristica.

Agriturismo: la definizione ex lege

Consultando difatti la definizione della L. 96/2006, si legge che per attività agrituristiche si intendono quelle attività di ricezione e ospitalità che siano esercitate dagli impreditori agricoli [2] anche nella forma di società di capitali o di persone o in associazione.

Quali attività possono svolgere le aziende agrituristiche?

L’agriturismo può svolgere le seguenti attività:

-sosta di campeggiatori;

-somministrazione di pasti e bevande;

-degustazione di prodotti aziendali;

-organizzazione di attività ricreative e culturali, didattiche e di pratica sportiva.

La conditio sine qua non però per il mantenimento dei requisiti – come si intuisce dalle attività sopra enumerate – è l’utilizzo della propria azienda in connessione con le attività di coltivazione del fondo, di silvicoltura e allevamento. Dunque quanto richiesto non è il possesso del fondo, bensì l’utilizzazione dello stesso.

Di più.

L’attività agricola deve avere carattere principale perché si prevede che possano essere dipendenti dell’agriturismo sia i familiari del proprietario sia i dipendenti dell’azienda agricola, che si configurano, benchè lavoranti all’interno dell’attività agrituristica, come lavoratori agricoli.

La connessione con l’azienda agricola da cui l’agriturismo nasce, dunque si manifesta sia nell’uso delle risorse umane e materiali, sia nella gestione che deve essere dello stesso soggetto, sia nell’uso dei prodotti – e qui arriviamo al caso di specie che presenteremo di seguito – che devono provenire prevalentemente dalla coltivazione del fondo. Ciò non vuol dire che l’imprenditore non possa ricorrere anche ad altri prodotti da acquistare sul mercato e manipolare e valorizzare di conseguenza, al fine di rivenderli, tuttavia tali risorse “esterne” al fondo devono rivestire un carattere non prevalente.

Il caso di specie: Agriturismo e agevolazioni

Con la citata sentenza, il collegio giudicante della Ctr. di Potenza ha accolto l’appello dell’Agenzia delle Entrate che ha contestato ad una proprietaria di agriturismo un accertamento che presupponeva un reddito maggiore rispetto a quello dichiarato. La donna nel contestare l’atto richiedeva che il provvedimento di accertamento venisse annullato, perché l’attività sarebbe stata svolta secondo la normativa vigente (che abbiamo sopra citato ampiamente).

L’Agenzia non era dello stesso avviso perché ravvisava che nell’esercizio dell’impresa i prodotti acquistati da commercianti esterni erano prevalenti rispetto a quelli connessi all’attività agricola e dunque provenienti dal fondo. Ciò, evidentemente, in violazione della normativa in materia. Inoltre a tale violazione si aggiungeva un’attività di Bar che nei fatti era erroneamente esercitata nella qualità di azienda agrituristica, ma nei fatti aveva la connotazione di una normale attività commerciale.


note

[1] L. 413/91 art. 5 c. 1 e 2

[2] Ai sensi dell’art. 2135 del cod.civ.


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