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Mensa detraibile: anche se il servizio non è collegato alla scuola

4 Luglio 2016 | Autore:
Mensa detraibile: anche se il servizio non è collegato alla scuola

Quando la mensa è offerta da un servizio alternativo a quello deliberato dagli organi di istituto, può essere detratto? I nostri dubbi di interpretazione. 

Può capitare che dopo la giornata scolastica i bimbi usino un servizio ristorazione (o mensa) che non sia collegato direttamente alla scuola.

La richiesta effettuata dal lettore del Sole 24 Ore a “L’Esperto risponde” in questi giorni solleva dunque un interrogativo rispetto alla possibilità di portare in detrazione il costo della mensa scolastica anche quando questo non sia deliberato direttamente dall’istituto come “servizio mensa” ma sia piuttosto un servizio alternativo, la cui fruizione è scollegata dalla frequenza scolastica.

Servizio mensa detraibile dopo l’orario scolastico

La questione della detraibilità della mensa scolastica è stata affrontata in 2 circolari dell’Agenzia delle Entrate.

Con una prima circolare, lo scorso marzo 2016 [1], l’Agenzia ha chiarito che le spese per la mensa scolastica rientrano fra le “spese per la frequenza scolastica” [2].

Una successiva circolare dello scorso maggio [3], l’agenzia delle Entrate ha fornito ulteriori chiarimenti, asserendo che le spese sostenute per la mensa scolastica possono essere oggettivamente comprese tra quelle “per la frequenza di scuole dell’infanzia, del primo ciclo di istruzione e della scuola secondaria di secondo grado[4] – e quindi sono detraibili – anche quando tale servizio è reso per il tramite del Comune o di altri soggetti terzi rispetto alla scuola.

Secondo quanto suggerito dal Sole 24 Ore nella sua rubrica, dunque, non è quindi, necessario che il servizio di ristorazione scolastica sia collegato in alcun modo alla scuola: la previsione istituzionale del servizio per tutti gli alunni delle scuole dell’infanzia e delle scuole primarie e secondarie di primo grado – esplicitato dalla stessa circolare – dovrebbe difatti garantire sulla detraibilità delle spese anche quando queste non sono di fatto parte del percorso scolastico in senso stretto.

Mensa scolastica: detraibile se non collegata alla scuola? Permangono dei dubbi

Sulla detraibilità dei costi non collegati direttamente alla scuola permangono a nostro avviso dei dubbi interpretativi, che per completezza di informazione ci pare il caso di rilevare.

Riportiamo, ai fini di facilitare la lettura, l’intera richiesta del lettore del Sole dal quale questa riflessione è partita.

“Vorrei sapere se è detrabile (nei limiti dei 400 euro) la quota parte, riferibile alla mensa, della retta pagata a una struttura privata (non collegata alla scuola elementare) cui affido mio figlio, di sette anni, dopo la conclusione dell’orario scolastico (alle ore 13)”.

Nella lettera della citata circolare interpretativa dell’Agenzia delle Entrate [3] si specifica difatti che tali servizi siano ammissibili anche quando non siano offerti direttamente dalla scuola, ma “per il tramite del Comune o di altri soggetti terzi rispetto alla scuola.

Questa previsione intende rispondere alla casistica – più volte rilevata anche dai nostri lettori – che faceva notare come generalmente non è la scuola ad offrire il servizio e dunque a poter certificare la spesa, quanto piuttosto il Comune o un servizio dalla scuola incaricato, dunque una cooperativa di servizi, un centro di ristorazione etc.

Non si intendeva insomma – a  nostro avviso – “liberalizzare” la detraibilità delle spese di pranzo dopo la scuola per qualsiasi studente, ma si intendeva permettere la riduzione di un costo necessario alla frequenza scolastica. Ecco perchè la locuzione “per il tramite” acquisisce un valore fondante nell’interpretazione della circolare. La funzione intermediaria della scuola garantisce difatti sulla funzione di mensa scolastica da parte dell’esercizio che offre tale servizio.

La spesa del pranzo presso altri servizi la cui scelta ricade direttamente sul privato – per quanto comprensibilmente legata indirettamente alla tempistica che la scuola impone ai tempi di conciliazione tra famiglia e lavoro – è slegata di fatto dal servizio scolastico, dunque più assimilabile ad un servizio di ristorazione tout-court che ad un servizio di mensa.


Riportiamo per maggiore chiarezza il testo della Circolare dell’Agenzia delle Entrate (estratto par. 2.1)

Estratto Circ. 18/E del 06.05.2016, par. 2.1.

2.1

D. Si chiedono ulteriori precisazioni in merito alle spese per la mensa scolastica comprese, come chiarito nella circolare 3/E del 2016 al punto 1.15, tra le “spese per la frequenza scolastica”, detraibili ai sensi dell’articolo 15, comma 1, lett. e-bis) del TUIR. In particolare, si chiede se le spese in questione siano detraibili anche se il servizio di mensa scolastica è erogato da soggetti diversi dalla scuola, se sia necessaria la delibera degli organi scolastici e come deve essere certificata la spesa sostenuta.

R. Le spese sostenute per la mensa scolastica possono essere oggettivamente comprese tra quelle “per la frequenza di scuole dell’infanzia, del primo ciclo di istruzione e della scuola secondaria di secondo grado”, previste dall’articolo 15, comma 1, lett. e-bis) del TUIR – e quindi detraibili – anche quando tale servizio sia reso per il tramite del Comune o di altri soggetti terzi rispetto alla scuola. Non è, quindi, necessario che il servizio di ristorazione scolastica sia deliberato dagli organi di istituto essendo istituzionalmente previsto dall’ordinamento scolastico per tutti gli alunni delle scuole dell’infanzia e delle scuole primarie e secondarie di primo grado.

Ai fini della detrazione, la spesa può essere documentata mediante la ricevuta del bollettino postale o del bonifico bancario intestata al soggetto destinatario del pagamento – sia esso la scuola, il Comune o altro fornitore del servizio – e deve riportare nella causale l’indicazione del servizio mensa, la scuola di frequenza e il nome e cognome dell’alunno.

Se per l’erogazione del servizio è previsto il pagamento in contanti o con altre modalità (ad esempio, bancomat) o l’acquisto di buoni mensa in formato cartaceo o elettronico, la spesa potrà essere documentata mediante attestazione, rilasciata 9

dal soggetto che ha ricevuto il pagamento o dalla scuola, che certifichi l’ammontare delle spesa sostenuta nell’anno e i dati dell’alunno o studente.

Tale attestazione, rilasciata dalla scuola o dal soggetto erogatore del servizio di mensa, rientra nell’ambito della previsione di esenzione dall’imposta di bollo di cui all’articolo 5, comma 1, della Tabella annessa al DPR n. 642 del 1972.

Si precisa, inoltre, che anche l’istanza presentata dal genitore per la richiesta dell’attestazione in commento è esente dall’imposta di bollo, ai sensi dell’articolo 14 della citata Tabella che espressamente prevede l’esenzione dall’imposta per le “Domande per ottenere certificati ed altri atti e documenti esenti dall’imposta di bollo…”.

Si rammenta, infine, che sui documenti rilasciati in esenzione dal pagamento del tributo di bollo è necessario indicare l’uso per il quale gli stessi sono destinati.

Per l’anno d’imposta 2015, se la documentazione risulta incompleta, non essendo state fornite istruzioni in proposito, i dati mancanti relativi all’alunno o alla scuola possono essere annotati dal contribuente sul documento di spesa.

Si evidenzia, inoltre, che la detrazione spetta al genitore al quale è intestato il documento comprovante la spesa e che nel caso in cui il documento sia intestato al figlio, la detrazione spetta ad entrambi i genitori nella misura del 50 per cento ciascuno. Considerato, tuttavia, che ai fini della detrazione è necessario che gli oneri siano rimasti effettivamente a carico del contribuente, nel caso in cui la spesa sia stata sostenuta da uno solo dei genitori o da entrambi in percentuali diverse dal 50 per cento, nel documento comprovante la spesa deve essere annotata la percentuale di ripartizione della spesa medesima.

note

[1] Agenzia Entrate, circ. 3/E del 02.03.2016, par. 1.15.

[2] TUIR, Dpr 917/1986, riformato nella nuova lett. e–bis c. 1, art. 15, modificato dalla L. 208/2015.

[3] Agenzia Entrate, circ. 18/E del 06.05.2016, par. 2.1.

[4] TUIR, Dpr 917/1986, art. 15, c. 1, lett. e–bis.

Note immagine: firenzeformatofamiglia.it


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