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No al rinnovo automatico delle concessioni demaniali

3 Agosto 2016 | Autore:


> Business Pubblicato il 3 Agosto 2016



La Corte di Giustizia europea nega la proroga automatica delle concessioni demaniali. Le concessioni andranno all’asta. 

La questione aveva creato scalpore lo scorso febbraio, quando i giudici italiani di due diversi tribunali amministrativi regionali, sollevarono due questioni simili ai giudici della Corte UE, evidenziando le criticità tra la normativa comunitaria e la normativa italiana, tesa a prorogare le concessioni demaniali marittime e lacustri fino al 31 dicembre 2020.

Oggi arriva la pronuncia della Corte di giustizia dell’Unione.

Concessioni demaniali: decreti legge in contrasto con i principi comunitari

L’oggetto della contestazione riguarda vari decreti-legge emessi dal 2009 al 2012 e convertiti in legge con i quali lo Stato italiano aveva previsto la proroga automatica della durata delle concessioni demaniali marittime per attività turistico-ricreative dapprima fino al 31 dicembre 2012 e poi fino al 31 dicembre 2020.

Concessioni a vita: le questioni sollevate dai TAR Lombardia e TAR Sardegna

La prima questione venne sollevata nell’ambito di una causa partita dalla Lombardia, quando la Promoimpresa Srl si era rivolta al TAR, criticando la decisione presa dal Consorzio dei comuni locali di pubblicare avvisi pubblici per le nuove concessioni. La seconda è stata proposta invece presso il Tar Sardegna. I giudici italiani dei due TAR, ravvisando un conflitto tra norma italiana e norma comunitaria, hanno sollevato la questione ai giudici della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, per verificare la compatibilità della norma italiana con quella comunitaria.

Concessioni demaniali: i giudici comunitari bocciano la proroga automatica

I giudici della Corte di Giustizia dell’UE, organo che ha il compito di verificare la corretta applicazione ed interpretazione del diritto comunitario risolvendo eventuali contrasti con i diritti interni, hanno ritenuto che il rilascio delle autorizzazioni per lo sfruttamento delle spiagge deve essere oggetto di una procedura selettiva tra i candidati, con le adeguate garanzie dell’imparzialità e trasparenza. Una gara regolare, insomma, che non favorisca gli uni o gli altri. “La proroga automatica delle autorizzazioni non consente di organizzare una siffatta procedura di selezione. Pur se è consentito agli Stati membri di tener conto dei motivi di interesse generale, quali la tutela del legittimo affidamento dei titolari delle autorizzazioni, così da consentirgli di ammortizzare gli investimenti effettuati, tale legittimo affidamento non può, secondo i giudici, giustificare una proroga automatica delle concessioni rilasciate, ab origine, senza una regolare procedura di selezione.

Diversamente, secondo i giudici di Lussemburgo, si consentirebbe una forte disparità di trattamento a danno delle imprese, non solo italiane ma anche trasfrontaliere. 

Concessioni: apertura alla concorrenza europea e le preoccupazione degli imprenditori locali

La proroga automatica impedirebbe, quindi, la libera concorrenza non solo tra le imprese del luogo, ma anche tra imprese europee che potrebbero essere interessate ad investire nei luoghi di interesse, sottraendo per un periodo di undici anni – irragionevolmente lungo anche per le dinamiche delle imprese – le concessioni di beni che per la loro centralità nel nostro sistema sono sicuramente molto importanti sul piano economico. Una puntualizzazione, questa, che se da un lato appare comprensibile ed incontestabile in un mercato unico ed alla luce del diritto europeo, dall’altra preoccupa non poco i piccoli imprenditori interessati alla gestione delle spiagge.

C’è poi la non meno rilevante questione del legittimo affidamento. Non sono pochi, infatti, i gestori di impianti balneari che facendo leva sulla conferma delle concessioni fino al  2020, così come era previsto dalla legge italiana, hanno investito su quello che in diritto amministrativo viene definito “legittimo affidamento”.

Cosa si intende per legittimo affidamento?

Il legittimo affidamento è un principio che viene a realizzarsi in quelle ipotesi in cui il soggetto si trova in una situazione giuridica a lui favorevole, tale da creare un determinato grado di stabilità nella sfera giuridica del destinatario. Si precisa fin da subito che non è un principio stabilito dalla legge, bensì desunto dalla giurisprudenza, tramite un esercizio ermeneutico, interpretativo, sorretto da varie sentenze dei tribunali amministrativi regionali [1] 

Si tratta perciò di una situazione di interesse teso alla tutela di una situazione giuridica realizzatasi nel tempo a seguito di un comportamento della pubblica amministrazione, comportamento che ha suscitato un ragionevole affidamento nel terzo rispetto ad un determinato risultato, al punto di poter portare all’annullamento di ufficio del provvedimento amministrativo ritenuto illegittimo [2]

Sopratutto ciò che più colpisce nel caso di specie è che tale principio è espressamente riconosciuto dalla Corte di Giustizia Europea come parte del diritto comunitario.

La proroga automatica è in contrasto con la direttiva Bolkenstein

I giudici hanno confermato la tesi dell’Avv. Szpunar, avvocato generale della Corte, che aveva avanzato dubbi sul provvedimento italiano, ritenendo validi i dubbi dei Tar italiani, in quanto in contrasto con la Direttiva Bolkenstein.Tale direttiva punta a liberare l’accesso al mercato, impedendo che le normative nazionali potessero prorogare in modo automatico le concessioni per lo sfruttamento economico del demanio pubblico marittimo e lacustre

Quali effetti immediati e quali possibili contromosse?

Sono da escludersi degli effetti negativi immediati, secondo quanto ritengono gli addetti ai lavori, ma di certo sarà necessario intervenire a livello di legislazione regionale, mettendo mano alle linee guida per la pianificazione dei litorali.

Occorrerà provvedere e prevedere un sistema di regolare aste pubbliche per l’affidamento delle concessioni, aste che dovranno esser all’insegna dell’imparzialità e trasparenza, rispecchiando prima di tutto il principio di evidenza pubblica.

Nel brevissimo termine, il “decreto legge Enti Locali” dovrebbe introdurre un’altra proroga alle concessioni fino al 2017, in modo da prender tempo per la riforma generale del sistema concessioni.

note

[1] Si v. Tar Lazio, n.76/2007

[2] L’art. 21 nonies della L. 241/1990 afferma infatti che “Il provvedimento amministrativo illegittimo ai sensi dell’articolo 21-octies può essere annullato d’ufficio, sussistendone le ragioni di interesse pubblico, entro un termine ragionevole e tenendo conto degli interessi dei destinatari e dei controinteressati, dall’organo che lo ha emanato, ovvero da altro organo previsto dalla legge”


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