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Il rischio di credito nelle attività finanziarie: cos’è?

6 Agosto 2016 | Autore:


> Business Pubblicato il 6 Agosto 2016



È sempre più frequente sentir parlare delle varie categorie di rischio legate al mondo della finanza. Vediamo insieme cosa si intende per rischio di credito. 

Dalla crisi del 2009 ognuno ha dovuto fare i conti con alcuni termini legati al mondo della finanza prima sconosciuti ai più. Abbiamo imparato a convivere con lo Spread, i Bot, i Btp, e a fare i conti con il costante fattore del rischio.

Il rischio è infatti elemento costante in ogni attività economica: si rischia di non rientrare nei costi, di non guadagnare quanto si sperava, di non poter rispettare impegni di natura fiscale…

Cosa si intende per rischio nel mondo della finanza?

Nelle attività finanziarie il rischio è un fattore necessario ed intrinseco, proprio perché ogni attività finanziaria si basa su una prestazione monetaria certa che è attuale, ed un risultato incerto, perché futuro.

Si distinguono varie tipologie di rischio

  • rischio di credito
  • rischio di controparte
  • rischio monetario
  • rischio di mercato 
  • rischio di liquidita
  • rischio di insolvenza 
  • rischio operativo 
  • rischio sistemico

Analizziamo ora il c.d. Rischio di credito

Che cos’è il rischio di credito?

Il rischio di credito è collegato alla mancata prestazione del debitore nei confronti del creditore. Si tratta quindi di una tipologia di rischio riguardante il rapporto obbligatorio e l’adempimento della prestazione: è il rischio che il debitore non adempia, presente in quasi tutte le attività finanziarie con valori superiori allo zero.

Ci sono delle attività a rischio di credito pari a zero?

Ci sono attività che presentano un rischio di credito quasi pari allo zero, e sono i debiti di uno Stato sovrano. Ciò per una semplice ragione: in questo caso il debitore, lo Stato, può battere moneta, rendendo obbligatoria l’accettazione di quella moneta per estinguere il proprio debito; è quindi sempre in grado di rimborsare. Ciò ha il limite, naturalmente, di poter cagionare un rischio monetario, poichè una maggiore quantità di moneta porta un abbassamento di valore della stessa.

Questo tipo di attività che non presentano rischio di credito vengono dette risk-free. 

Come si può limitare il rischio di credito?

Dal momento che la maggior parte delle attività finanziarie non sono risk-free, occorre tutelarsi e prevedere la possibilità di insolvenza da parte del debitore. Si stabilisce così quello che viene definito premio al rischio, vale a dire un compenso per il rischio sopportato in media dal creditore:

Come si misura il premio al rischio?

Il premio al rischio è misurato dallo spread, termine che abbiamo imparato a conoscere in ambito di BTP e titoli di Stato ma che in realtà rappresenta una differenza tra due valori.

In tal caso lo spread che ci interessa è quello tra il tasso di interesse negoziato per le attività prive di rischio e il tasso negoziato. Tale spread misurerà il premio al rischio.

Ad esempio, se per l’attività risk-free è negoziato al 3%, ed il rischio di credito per un prestito è del 2%, il creditore dovrà richiedere un tasso di interesse pari al 5% .

Come valutare la probabilità di rimborso?

La probabilità che il credito venga rimborsato è detto merito di credito e rappresenta naturalmente l’aspetto più complesso nel rapporto tra banca creditrice e debitore che ha ricevuto il prestito. Ma la valutazione del merito di credito non è cosa facile, in un sistema che è fortemente caratterizzato dalle asimmetrie informative, vale a dire quella condizione in cui un’informazione non viene condivisa integralmente fra gli individui facenti parte del processo economico.

Nel sistema dei prestiti si guarda principalmente a due variabili che possono condizionare negativamente la probabilità di rimborso:

  • la selezione avversa: la possibilità che la banca selezioni i clienti peggiori, ad esempio perché opera in un mercato nuovo;
  • il moral hazard: la possibilità che il creditore, accuratamente selezionato, successivamente al ricevimento del prestito ponga in essere condotte che minino alla solvibilità, aumentando i rischi per la banca: insomma, “prendi i soldi e scappa!”.

Proprio per limitare queste variabili le banche affiancano alla fase di screening iniziale una attività di monitoring, una valutazione durante il rapporto 

Le perdite attese e le perdite inattese

Nell’ambito del rischio di credito può poi distinguersi una perdita attesa, rappresentata dalla mancata riscossione del credito, ed una perdita inattesa, poiché le perdite ex post possono facilmente rilevarsi superiori rispetto a quelle calcolate in anticipo. Mentre quest’ultime sono di difficile calcolo, dal momento che possono esser determinate da vari fattori anche ambientali, la perdita attesa può dipendere invece da fattori intrinseci valutati in base ad una serie di grandezze:

  • La probabilità di inadempienza– probability of default : la probabilità che il debitore si renda inadempiente;
  • La perdita in caso di inadempienza – loss given default: ciò che andrà perduto in caso di inadempimento,
  • L’esposizione in caso di inadempienza – exposure in caso di inadempienza: stima l’ammontare della linea creditizia da utilizzare in caso di inadempienza.

Come diminuire le perdite attese e quelle inattese?

Le perdite inattese possono esser diminuite facendo leva sulle loro cause. Diventa infatti necessario limitare il più possibile le perdite inattese, facendo leva sulla diversificazione. Così, ad esempio, per evitare di incappare in un rischio sistemico, potrebbe differenziare e diversificare i settori produttivi per aree geografiche differenti, in modo tale da ripartire il rischio.

In questo senso gli intermediari finanziari sono sicuramente avvantaggiati dai creditori comuni, potendo far leva su portafogli diversificati di prestiti.


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