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Accertamenti: i dati acquisiti illecitamente possono provare l’evasione

3 Settembre 2016 | Autore:
Accertamenti: i dati acquisiti illecitamente possono provare l’evasione

Dall’uso della “Lista Falciani” per l’accertamento, la Cassazione si pronuncia sull’uso di ogni mezzo per individuare l’illecito finanziario, ecco a quali condizioni.

Anche si i dati sui quali si basa l’accertamento sono stati in origine acquisiti in modo illegittimo, questo non è sufficiente a rendere l’accertamento nullo.

La Cassazione nel ribaltare le sentenze dei giudici di merito, stabilisce una volta ancora il principio secondo il quale il Fisco può avvalersi di qualsiasi elemento al fine di dimostrare l’errore o la malafede del contribuente. L’unico limite è dato dalla Legge o dal diritto del contribuente.

Salta dunque il ricorso da parte di un contribuente per il quale l’accertamento si basava sulla sola presenza del suo nome nella cosiddetta Lista Falciani.

Cos’è la Lista Falciani

La cosiddetta Lista Falciani che prende il nome dall’ex dipendente della banca svizzera HSBC che la ha prodotta, consiste in un  lunghissimo elenco di conti correnti “segreti” corredati con i nomi dei proprietari. Quando la lista è stata resa pubblica, le autorità francesi e italiane, come tutte le altre autorità europee, non hanno perso tempo per iniziare le indagini e individuare i primi casi di elusione.

La Lista Falciani si può usare

Il tema dell’utilizzabilità della lista – che è di fatto un documento “trafugato” – è stato oggetto di numerosi dibattiti, che tuttavia sono sempre terminati nell’unico assunto possibile al riguardo: l’accertamento fondato solo sulla Lista Falciani è pienamente ammissibile, perchè l’amministrazione finanziaria può avvalersi di qualsiasi elemento con valore indiziario ad esclusione di quanto violi una precisa disposizione di legge o un diritto del contribuente.  Le informazioni sono state ottenute da un dipendente di una banca residente all’estero in violazione dei doveri di fedeltà verso l’istituto datore di lavoro e di riservatezza dei dati bancari. Si tratta, però, di violazioni che non godono di copertura costituzionale e di tutela legale nei confronti del fisco stesso.

Rispetto all’attendibilità della prova naturalmente è fatta naturalmente riserva di valutazione al giudice tributario.

Quanto sin qui definito è l’esatto oggetto dell’ordinanza della Cassazione depositata due giorni fa [1].

Accertamento sulla base della Lista Falciani: il caso di specie

La Cassazione ha sovvertito la sentenza dei giudici di merito nel caso di un ricorso effettuato da un contribuente che aveva ricevuto un avviso di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate fondato esclusivamente sui dati contenuti nella lista Falciani.

Il contribuente aveva impugnato il provvedimento davanti al giudice tributario, lamentando l’inutilizzabilità degli elementi acquisiti. Mentre entrambi i gradi di merito hanno accolto le ragioni del contribuente, la Cassazione ha dato ragione invece all’Agenzia che ha presentato ricorso lamentando un’errata valutazione delle prove.

Nell’accogliere le ragioni del Fisco, la Corte ha sottolineato che mancando nell’ordinamento tributario una  una previsione che vieti l’utilizzo delle prove acquisite illegittimamente, tali prove devono dunque essere valutate dal giudice di merito in ogni caso.

Inoltre sottolinea la Corte, in tema di accertamento tributario è legittimo l’utilizzo di qualsiasi elemento con valore indiziario, anche acquisito in modo irrituale, ad eccezione di quelli la cui inutilizzabilità discende da una specifica previsione di legge ovvero assuma rilievo la tutela di diritti fondamentali di rango costituzionale, quali l’inviolabilità della libertà personale, del domicilio, e così via [2].

I dati trasmessi dalla Francia all’Italia sono utilizzabili

Il fatto che i dati trasmessi tra Francia e Italia siano acquisiti – in Francia – in maniera illecita, non riguarda l’amministrazione finanziaria italiana.

I dati stessi difatti sono stati acquisiti in Italia seguendo le norme stabilite dall’UE [3] e ciò rende l’amministrazione destinataria del trasferimento, nella fattispecie l’amministrazione italiana, libera anche dall’obbligo di preventiva verifica [4].


note

[1]  Cass. ord. n. 17503/2016.

[2] Cass. sent. n. 24293/2011.

[3] Commissione Europea, Direttiva 77/799/Cee.

[4] Cass. sent. n. 8605/2015.


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