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Premi produttività: tasse giù, ma vincono i dirigenti, non gli operai

13 Settembre 2016 | Autore:
Premi produttività: tasse giù, ma vincono i dirigenti, non gli operai

Nella disegno di legge di stabilità 2017 la riduzione della tassazione sui premi di produttività, ma ad essere facilitati sono i dirigenti e i quadri. Ecco perchè.

La legge di stabilità 2017 porterà alcune novità non solo per le partite iva (leggi Partite IVA: si abbassano i contributi, ma di poco) e per le ditte individuali (leggi Ditte individuali, società di persone: regime di cassa e IRI), ma anche per i lavoratori dipendenti. Vediamo in particolare gli incentivi concessi per l’implementazione dei premi di produttività e come essi riguardino poco gli operai e molto più i dirigenti.

Premi di produttività: tassazione agevolata

La tassazione dei premi di produttività sarà agevolata, nel nuovo disegno di legge di Stabilità 2017 si prevede difatti una modifica della disciplina attuale, nell’ambito di una serie di provvedimenti volti a favorire e agevolare i lavoratori dipendenti.

Oggi la tassazione dei premi di produttività è del 10% ma perchè tale aliquota venga applicata i premi non possono superare i 2 mila euro e resta comunque escluso chi guadagna più di 50 mila euro lordi l’anno.

Vediamo come cambierebbe la normativa con la nuova Legge di Stabilità 2017, secondo il disegno di legge ad oggi disponibile.

Premi di produttività nella legge di stabilità 2017

Dal 2017 i premi di produttività non sarebbero tassati con un’aliquota minore, in effetti la tassazione sarebbe sempre al 10%. Ciò che verrebbe però modificato sarebbe la limitazione imposta al totale dei premi percepiti (ai fini di poter usufruire dell’agevolazione). L’importo difatti sarà – secondo il disegno – non più di 2mila euro ma di 5mila. Verranno allo stesso modo alzati anche i massimali per poter rientrare nella disciplina agevolata. Il limite di reddito previsto è difatti di 80mila euro annue.

Detassati i premi dei dirigenti?

Qualora il disegno di legge andasse in porto, appare evidente che ad usufruirne maggiormente non sarebbe tanto l’operaio, che difficilmente arriva a raggiungere un reddito di 50mila euro annue (che con l’attuale disciplina è il limite oltre il quale si rende applicabile la tassazione ordinaria), quanto piuttosto i dirigenti e in alcuni CCNL i quadri, ovvero coloro i quali generalmente prendono uno stipendio superiore a 4mila euro lorde mensili.

Se si considerano le tredici mensilità il conto per arrivare ad un reddito lordo da dipendente pari a 80mila euro è presto fatto: 80mila/13= 10.320 euro lorde a mese.

Non proprio un provvedimento a favore degli operai, insomma, dei dipendenti sì, ma di quali?

Beni diverso sarebbe stato se anziché aumentare la platea si fosse permessa l’applicazione di un’aliquota ancora minore. Ma questo è un altro disegno… di legge, evidentemente.



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