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IVA nelle bollette: solo se al 22% può essere dedotta

5 Ottobre 2016
IVA nelle bollette: solo se al 22% può essere dedotta

Quando le bollette dell’energia sono destinate al professionista o all’attività di impresa devono riportare l’IVA al 22%. Ma è legittima l’IVA?

La fornitura di energia elettrica a privati è sottoposta ad un’aliquota IVA agevolata al 10% [1]. Differente invece la disciplina per le forniture di energia ad imprese e professionisti. In quel caso l’aliquota da applicare difatti dovrebbe essere del 22%.

Ma come è noto ci sono dei parametri sui quali l’IVA nelle bollette è illegittima, per conoscere i casi consulta il nostro approfondimento che segnaliamo nell’ultimo paragrafo.

IVA al 10% solo per energia ad uso domestico

Quando l’energia acquistata dall’imprenditore o dal professionista viene dedicata anche solo in parte – come nel caso dell’uso promiscuo – ai fini professionali, l’IVA da applicare è al 22%, ovvero l’aliquota ordinaria.
Applicando l’aliquota intera è posi possibile detrarne una parte seguendo il principio delle spese promiscue, dunque secondo “criteri oggettivi, coerenti con la natura dei beni e servizi acquistati[1] e dedurre di conseguenza una parte del costo.

Come funziona la deduzione dei costi energetici per uso promiscuo?

Semplificando la deduzione dei costi dell’energia per uso promiscuo può essere distinta in due casi:

  • uso promiscuo da parte del professionista: deduzione delle spese per il 50%
  • uso promiscuo per le imprese: deduzione proporzionale ai metri quadri business.

Quando l’IVA delle bollette è al 10%?

L’IVA nelle bollette dell’energia è al 10% quando si configura l’uso domestico,  o per altri usi particolari che i seguito elenchiamo [1]:

  • energia elettrica per uso domestico;
  • energia elettrica e gas per uso di imprese estrattive, agricole e manifatturiere comprese le imprese poligrafiche, editoriali e simili;
  • energia elettrica per il funzionamento degli impianti irrigui, di sollevamento e di scolo delle acque, utilizzati dai consorzi di bonifica e di irrigazione;
  • energia elettrica fornita ai clienti grossisti [3];
  • gas, gas metano e gas petroliferi liquefatti, destinati ad essere immessi direttamente nelle tubazioni delle reti di distribuzione per essere successivamente erogati, ovvero destinati ad imprese che li impiegano per la produzione di energia elettrica;

Come si vede si tratta di una lista esclusiva che non comprende il caso di “uso promiscuo“.

Come si deve applicare l’IVA sulle bollette nel caso di uso promiscuo

Nei casi di uso promiscuo l’IVA è da considerare al 22% “sull’intera fornitura” [4], perché questa percentuale ordinaria può essere derogata solo da una disciplina speciale relativa ai casi che abbiamo sopra enumerato.

Esiste tuttavia un caso in cui anche l’energia erogata con aliquota agevolata può essere usata ad uso promiscuo, ovvero nel caso in cui venga installato un apposito contatore dell’uso dell’energia somministrata, che consenta di determinare in modo oggettivo il consumo di energia riferibile all’uso domestico e/o a quello business [5].

Senza tale precauzione a nulla vale il fatto che la bolletta sia emessa dalla società elettrica con l’apposizione della partita IVA o del Codice Fiscale. La fornitura con IVA al 10’% non è considerata deducibile.

Veniamo però alle dolenti note: siamo sicuri che l’IVA sulle bollette sia legittima? Non tutti al riguardo sono d’accordo.

L’IVA nelle bollette è legittima? Solo in parte.

Se la bolletta è un servizio reso, come per qualsiasi altro servizio sarà necessario pagare l’IVA. Questa affermazione, in linea di principio inappuntabile, non è del tutto vera.

Nel costo delle bollette, difatti, è ricompreso un costo derivante dalle accise, cioè dalle tasse, e quindi – come abbiamo visto succede anche nel caso dei costi di carburante (si legga composizione del costo del carburante, quale percentuale di tasse), di fatto questa è una doppia imposizione che non sarebbe ammissibile.

La situazione si aggrava ulteriormente con l’introduzione del canone in bolletta, anche il canone RAI difatti è una tassa e non può essere sottoposta a IVA. Per sapere tutti i dettagli relativi all’IVA illegittima nel Canone RAI, consulta il nostro approfondimento IVA illegittima sul Canone RAI: si può richiedere il rimborso? 

Per sapere invece come richiedere il rimborso dell’IVA sulle bollette, ti consigliamo il nostro approfondimento Chiedere il rimborso IVA sulle bollette: ecco come fare.


note

[1] DPR n. 633/1972, tab. A, parte III p.to 3.
[2] Dpr 633/72, art. 19, c. 4.
[3] DL n.79/1999 art. 2, c.5.
[4] Agenzia delle Entrate, circ. n. 82/E/99.
[5] Agenzia delle Entrate ris. n. 150/E/2004.


2 Commenti

  1. L’argomento è molto interessante sono una collega con studio in provincia di Salerno e vorrei poter leggere la sentenza del Giudice di PACE che avete riportato nell’articolo o numero della sentenza.
    Grazie avv. LUCIA PISAPIA

    1. Buongiorno Lucia, con riferimento a quanto chiede, il giudice di Pace di Venezia interviene con sentenza del 9 maggio 2016, citando la sentenza della Cassazione che trova in nota.
      Naturalmente l’articolo a cui fa riferimento – e che deve guardare per i riferimenti della sentenza della Cassazione – non è questo che ha commentato, ma quello relativo all’IVA illegittima sulle bollette che trova qui http://business.laleggepertutti.it/7823_chiedere-il-rimborso-iva-sulle-bollette-ecco-come-fare

      Continui a seguirci, cordiali saluti

      La redazione LLpT Business

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