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Controllo dei dipendenti e videosorveglianza: ecco le novità

5 Ottobre 2016
Controllo dei dipendenti e videosorveglianza: ecco le novità

L’introduzione dell’Ispettorato Unico del Lavoro cambia la disciplina per il controllo videosorvegliato in azienda, ecco come.

Anche sul fronte del controllo e della videosorveglianza in azienda, l’introduzione dell’ispettorato unico del lavoro (si legga Parte l’Ispettorato unico del lavoro: sostituisce INPS INAIL e Ministero), struttura che al momento è inserita in forze al Ministero, ma che presto diventerà un’agenzia indipendente, comporta delle modifiche procedurali. Ecco come si dovranno autorizzare i controlli in azienda d’ora in avanti.

Controllo video in azienda: come chiedere autorizzazione.

Nel decreto correttivo al Jobs Act sul fronte dei controlli a distanza, si stabilisce che nelle funzioni precedentemente mantenute dalle Direzioni Territoriali del lavoro, subentri a pieno titolo il nuovo ispettorato unico.
L’agenzia difatti unisce tutte le funzioni precedentemente demandate a INPS, INAIL e Ministero. Di conseguenza anche il processo autorizzatorio relativo alla concessione alle aziende della possibilità di effettuare controlli videosorvegliati passa sulla nuova agenzia unica.

Autorizzazione videosorveglianza all’Ispettorato unico: cosa cambia per le imprese?

In verità i cambiamenti sono pochi, ma quelli che ci sono possono generare grandi vantaggi.

Le imprese multilocalizzate avranno la possibilità di rivolgersi oltre che alle sedi territoriali anche alla sede centrale, ottenendo con quest’ultima scelta il vantaggio di poter effettuare un accordo unico nazionale con un’unica negoziazione sindacale.
In entrambi i casi le decisioni prese sono definitive e opponibili solo attraverso ricorso al TAR.
Vediamo i dettagli, facendo chiarezza su oneri e obblighi delle aziende.

Videosorveglianza al lavoro: quali accordi servono?

Il Jobs Act ridimensiona notevolmente il peso del parere sindacale per la richiesta dell’introduzione di sistemi di sorveglianza sul posto di lavoro.
Se lo statuto dei lavoratori rendeva difatti un’autorizzazione sindacale a tutela della dignità e della riservatezza del lavoratore, oggi tale autorizzazione viene esclusa per tutti gli strumenti che, pur consentendo il controllo a distanza della attività lavorativa, sono utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione ovvero servono a registrare accessi e presenze.

Come l’azienda può controllare il lavoratore senza autorizzazione sindacale?

Gli strumenti di controllo che non richiedono autorizzazione sindacale sono tutti quelli che vengono utilizzati dal lavoratore nell’esercizio delle proprie funzioni. Di conseguenza non saranno sottoponibili ad autorizzazione preventiva:

  • computer;
  • smartphone;
  • tablet;
  • email;
  • uso del Web

Su questo genere di strumenti (la lista non è evidentemente esclusiva) è prevista una forma di tutela più blanda per il lavoratore: egli deve essere informato adeguatamente sulle modalità di utilizzo e sui controlli ai quali possono essere sottoposti e rispettare i principi che caratterizzano la normativa sulla privacy: finalità, pertinenza, non eccedenza e correttezza.

Resta l’autorizzazione necessaria invece per i dispositivi che non prevedono un uso continuo da parte del lavoratore nell’esercizio della propria funzione, l’autorizzazione dunque di apparati di videosorveglianza (telecamere), laddove consentano il controllo a distanza dei lavoratori, può essere concessa solo quando si dimostri l’esigenze organizzativa e produttiva, la sicurezza del lavoro e la tutela del patrimonio aziendale.

Per le videocamere l’accordo sindacale è necessario

Resta dunque necessario anche a seguito del Jobs Act l’accordo sindacale per l’installazione delle videocamere.

Il correttivo al Jobs Act tuttavia, come abbiamo accennato introduce una semplificazione: in caso di aziende multilocalizzate, basta un unico accordo valido per tutte le sedi potrà essere stipulato con i sindacati nazionali e un’unica autorizzazione potrà essere richiesta al ministero del Lavoro.
Oltre al vantaggio burocratico derivante dall’espletamento di un’unica procedura, si ottiene dunque anche l’indubbio vantaggio operativo di avere un unico accordo e un’unica disciplina e non tante quante sono le sedi produttive.


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