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Vince Trump: un segnale alla politica

9 Nov 2016 | Autore:


> Business Pubblicato il 9 Nov 2016



Buongiorno ad un’Europa che si alza con un Presidente statunitense inatteso. Presto per dire i cambiamenti, tardi per rendersi conto del cambiamento in atto.

Gli USA vanno a dormire in queste ore con un nuovo Presidente, l’Italia si sveglia con un presidente USA inatteso.
Avviene quello che l’intero sistema dell’informazione non si attendeva, la vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali degli Stati Uniti.

Clinton non riconosce la sconfitta

Hillary Clinton non riconosce subito la sconfitta, rimandando a qualche ora dopo l’ufficializzazione il riconoscimento del nuovo Presidente, al momento dell’uscita di Trump sul palco c’erano – nelle parole del capo della campagna elettorale John Podesta– troppi Stati in bilico.

Si trattava di una presa di posizione che puntava a prender tempo per riorganizzare la propria difesa, poco convenzionale, poco prevedibile, come tanti avvenimenti di queste ore e già incredibilmente simile a quanto preannunciato proprio da Trump in occasione della campagna elettorale, quando – nella quasi certezza di uscire sconfitto, certezza in cui lo posizionavano i mezzi di informazione e non evidentemente i suoi sondaggisti – aveva avuto l’ardire di sottolineare la sua intenzione di non riconoscere il prossimo presidente se quel presidente non fosse lui stesso.

Un’ affermazione che aveva suscitato uno scandalo tra i democratici. E che ora è la prima delle azioni che quei democratici imitano dell’approccio Trump.

Cosa cambia si chiederà per la “piccola” Europa e per l’ancor più piccola Italia?

In una data simbolo per quell’Europa, la data della caduta del muro di Berlino del 1989, si segna un cambiamento certamente non della stessa portata, ma sicuramente di grande rilievo.

Al di là dei giudizi di valore relativi alla persona, alle modalità di comunicazione, alla tipologia di approccio alla politica pubblica – giudizi che è giusto che ognuno mantenga per sé – quello che è evidente è un cambiamento di rotta relativo all’approccio del popolo alla politica.

Trump vince contro ogni previsione e contro un intero sistema di informazione che ha effettuato endorsement evidenti a favore di Hillary Clinton. Vince contro i mercati che hanno pesantemente puntato – sbagliando – sulla vittoria dell’ex first lady, già “ministro degli esteri” della presidenza Obama; vince contro gli investitori che hanno dato segnali rilevanti investendo in maniera forte sui beni rifugio (l’oro è schizzato anche in nottata a cifre che non si vedevano da tempo). Vince contro l’intera Wall Street, uno dei bersagli principali di Trump. Vince contro il sistema americano nel suo complesso, da Madonna ad Obama, per dirla in breve.

Cosa cambia ora, dicevamo, per la piccola Europa?

Prevedibilmente cambierà la possibilità di avere interlocutori che la considerino – se mai ciò è accaduto – (quasi) alla pari in termini di capacità operative sullo scacchiere mondiale.

Cambierà certamente la possibilità di aprire al libero scambio (il famoso e contestato TTIP) che non è verosimilmente tra le priorità della politica protezionista del tycoon statunitense.

Cambierà un approccio in politica estera che si preannuncia molto più duro e per alcuni versi imprevedibile (anche in ragione di endorsement evidenti delle cancellerie europee contro Trump).

Avranno un partner rilevante, gli Stati Uniti, nel Regno Unito, stante l’avallamento della Brexit effettuato dal tycoon in tempi non sospetti. Un panorama che dunque lascia prevedere una sempre maggiore rilevanza in termini di politica estera del consiglio di sicurezza ONU (dove UK e Francia sono membri permanenti) e una sempre minore rilevanza dell’UE.

Ma tutto quanto stiamo dicendo potrebbe essere un azzardo. Perchè la verità è che questo cambiamento è il sintomo di un andamento che l’informazione e gli studiosi non hanno saputo prevedere e, dunque, pensare che si possa ora prevedere invece cosa cambi è forse presuntuoso, oltre che prematuro.

Un segnale alla Politica

Un segnale arriva dalle elezioni statunitensi, se ancora non fossero bastate le spinte estremiste che nell’intera UE danno segnali di nervosismo: è necessario che la politica torni ad essere più vicina alla gente, perchè oggi l’informazione e la conoscenza – mitigata, facilitata e a volte mistificata – dal Web, viaggia a velocità siderali, e il popolo, ovvero gli elettori, (ovvero noi) non può più essere soddisfatto da passaggi che non comprende.

È necessario che si torni a parlare di Politica e non di politici, è necessario che si percepisca una trasparenza maggiore nell’approccio alla cosa pubblica. Quando ciò non accade il popolo (ovvero noi, come si diceva) si distacca dall’establishment, perchè lo percepisce fuori portata, lo percepisce come altro da sé, percepisce che la democrazia rappresentativa funziona sempre meno. E quando la democrazia funziona meno, tanto vale affidarsi alla leadership. Non è detto che sia un male – ripeto tengo per me, come è giusto i giudizi di valore – ma è certamente un segnale.

Buongiorno Europa, ed Europei. E oggi buongiorno anche agli elettori statunitensi che hanno dato un segnale forte del quale sarà difficile non tenere conto anche nelle nostre piccole, ma sempre importanti, politiche UE.


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