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Bestemmiare sui social? Sino a 500 euro di multa

12 Novembre 2016 | Autore:


> Business Pubblicato il 12 Novembre 2016



Non si può bestemmiare neanche sui social e sul Web, ecco perché. 

Non è reato bestemmiare, ma Pontifex ti guarda e l’illecito amministrativo che deriva dalla tua bestemmia su Facebook potrebbe costarti molto caro. Senza contare che il social network è considerato dalla Cassazione un luogo pubblico. Ecco i dettagli.

Pontifex, grande fratello delle bestemmie

Da qualche anno il blog Pontifex sta denunciando alle autorità le pagine web e gli altri blog che permettono la bestemmia incontrollata e inneggiano alla blasfemia.

È il caso delle pagine “club della bestemmia” o “Radio bestemmia”.

Bestemmiare si diceva non è più reato, tuttavia costituisce ancora un illecito amministrativo, ecco quale.

Perchè bestemmiare è illecito?

Bestemmiare, anzi la blasfemia per dirla con correttezza, porta ad un illecito amministrativo che è punibile dal codice penale [1].

La multa che si rischia è tra il 51 e il 309 euro.

Bestemmiare sui social è illecito

La sanzione può essere applicata anche laddove la bestemmia sia scritta su Facebook che da tempo ha raggiunto il rango di “opinione pubblica” e dunque quanto scritto sui social, per sua propria natura è come se venisse detto in pubblico.

Il social è “luogo” pubblico

L’autore di un insulto effettuato attraverso Facebook, risponde di “diffamazione” realizzata con ampia diffusione. Ciò perché tale reato “può essere commesso a mezzo di internet”. Infatti, la diffusione di uno scritto su Facebook o qualsiasi altro social network ha potenzialmente la capacità di raggiungere un numero indeterminato di persone di conseguenza, il “postare un commento su Facebook realizza la pubblicizzazione e la diffusione” di quello scritto, posta l’idoneità del social network a determinare la circolazione del pensiero pubblicato tra “un gruppo di persone apprezzabile per composizione numerica”. Tale particolare modalità integra peraltro l’aggravante dell’uso della pubblicità [2].

note

[1] Art. 724, cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 8328/16 del 1.03.2016 e Art. 595 comma III c.p. L’aggravante del mezzo di pubblicità è contenuta nello stesso comma in cui è contenuta quella sulla diffamazione a mezzo stampa, perché in realtà si tratta di un’unica aggravante che può essere compiuta in modi diversi che condividono la maggiore lesività del comportamento.


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