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Pensione anticipata e pensione di vecchiaia

1 settembre 2018


Pensione anticipata e pensione di vecchiaia

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 settembre 2018



Sono dipendente di una grande Banca e con il 1 ottobre 2018 potrei andare in pensione di anzianità. Vorrei trattenermi al lavoro sino alla pensione di vecchiaia. Posso farlo senza correre il rischio di essere licenziato? Ho compiuto 62 anni a giugno 2018.

Nella generalità dei casi, i dipendenti del settore privato, a differenza dei lavoratori pubblici, non corrono il rischio di essere licenziati per la maturazione dei requisiti della pensione di anzianità, ora pensione anticipata. Il licenziamento per raggiunti limiti di età è possibile, invece, quando risultano maturati i requisiti per la pensione di vecchiaia: sul punto esistono, però, orientamenti della giurisprudenza contrastanti, taluni in favore della libera recedibilità dell’azienda, cioè del cosiddetto licenziamento “ad nutum”, senza causale giustificativa, alla maturazione degli ordinari requisiti per la pensione di vecchiaia (66 anni e 7 mesi più 20 anni di contributi, nel 2018, 67 anni più 20 anni di contributi dal 2019), altri invece che ammettano la permanenza al lavoro sino al compimento di 70 anni e 7 mesi (71 anni dal 2019).

Nel dettaglio, se il lavoratore matura i requisiti (anagrafici e contributivi) per accedere alla pensione di vecchiaia, il datore di lavoro può recedere dal contratto, anche in assenza di motivazione, rispettando però i termini di preavviso (anche se sul diritto al preavviso ci sono sentenze della Cassazione contrastanti). Tuttavia, se il lavoratore decide di proseguire l’attività lavorativa fino a 70 anni e 7 mesi di età (sino a 71 anni dal 2019), la tutela contro i licenziamenti illegittimi opera fino al raggiungimento di questo limite di età, secondo quanto previsto dalla legge Fornero (D.L. 201/2011).

Una nota sentenza della Cassazione [Cass. sent. n. 17589/2015], però, interpreta la previsione normativa considerando l’opzione per il lavoratore di trattenersi in servizio sino a 70 anni e 7 mesi non come un diritto potestativo, ma come una possibilità concessa soltanto dietro accordo col datore di lavoro.

In ogni caso, il lavoratore può essere licenziato per raggiunti limiti di età e non ha diritto al preavviso se esiste un’apposita clausola contrattuale che prevede l’automatica risoluzione del rapporto di lavoro al raggiungimento di una determinata età [come recentemente confermato dalla Cassazione: Cass. sent. n. 1743/2017.]; in questo caso non si tratta di un’ipotesi di licenziamento vera e propria, ma dell’espressione della volontà del datore di lavoro di avvalersi di un meccanismo risolutivo previsto in sede di autonomia negoziale. La giurisprudenza maggioritaria, però, non è d’accordo con questo orientamento minoritario della Cassazione, in quanto le causali risolutive del rapporto di lavoro sono caratterizzate da tipicità e tassatività, e la risoluzione automatica, prevista dal contratto collettivo, per il raggiungimento di una determinata età non rientra tra i motivi di licenziamento o di cessazione del rapporto previsti dalla legge [Cass. Sent. Cass. n. 10527/2010, n. 28847/2008, n. 13871/2007).

I contratti collettivi che prevedono la risoluzione automatica del rapporto di lavoro a 65 anni di età sono proprio alcuni ccnl del settore del settore del credito e delle assicurazioni.

Ad ogni modo, il licenziamento non è invece possibile, prima del raggiungimento del limite di età, se il dipendente possiede i requisiti per la pensione anticipata e il datore di lavoro non è un ente pubblico.

Riassumendo, nel caso di specie:

– il lettore non può essere licenziato per aver maturato i requisiti per la pensione anticipata, in quanto non è dipendente pubblica e possiede soltanto 62 anni di età; – al compimento dei 65 anni, se previsto dal contratto collettivo del lettore, potrebbe essere licenziato: sul punto, però, gli orientamenti della giurisprudenza non sono concordi; licenziare a 65 anni a causa delle previsioni del contratto collettivo sarebbe possibile solo se è presente la giusta causa, un giustificato motivo oggettivo o soggettivo;

– sembrerebbe invece possibile il libero recesso del datore di lavoro a 66 anni e 7 mesi di età, 67 dal 2019 (il requisito aumenterà di 3 mesi ogni biennio), se si possiedono i requisiti per la pensione di vecchiaia (almeno 20 anni di contributi, più un assegno pari a 1,5 volte l’assegno sociale se si è soggetti al calcolo integralmente contributivo), ma anche su questo punto le sentenze della giurisprudenza sono contrastanti: secondo uno degli orientamenti, il lavoratore avrebbe comunque la facoltà di trattenersi al lavoro sino a 70 anni e 7 mesi, 71 dal 2019 (il requisito aumenterà di 3 mesi ogni biennio). 

Articolo tratto dalla consulenza resa dalla dott.ssa Noemi Secci


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