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Pensione con contributi volontari e deroghe Amato

1 settembre 2018


Pensione con contributi volontari e deroghe Amato

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 settembre 2018



Sono nato nel 1957, ho lavorato dal 1979 al 1990 per un’azienda sanitaria poi ho dovuto licenziarmi per seguire mia moglie all’estero. Nel 1992 ho vinto il concorso in Italia come Assistente Socio Sanitario e dopo 8 anni sono stato assunto con contratto a tempo determinato (6 mesi in 6 mesi). Al terzo rinnovo il mio avvocato mi disse che per le leggi vigenti al terzo contratto a tempo determinato scattava l’ assunzione a tempo indeterminato. Nel 2002 sono stato trasferito in un altro ospedale della mia città, dove ho lavorato fino al 2003. Sono entrato in aspettativa con legge Signorello , sempre per seguire mia moglie all’estero. Nel  2012 sono tornato in servizio ma nel 2014 sono di nuovo tornato in aspettativa, sempre a causa di servizio di mia moglie. Dovrei avere circa 16 anni di versamenti tra privato e pubblico. Posso raggiungere i 20 anni minimo per la pensione con contributi volontari (legge Signorello) oppure posso usufruire di quella dei 5 anni di versamenti che si prende dopo i 70 anni?

In base all’estratto conto Inps Inpdap allegato dal lettore, questi possiede i seguenti periodi contribuiti utili a pensione:

– 593 settimane presso la gestione Inps ordinaria, poi ricongiunti presso l’ex Inpdap, dal 01/03/1979 al 31/07/1990, pari a 11 anni e oltre 4 mesi;

– 234 settimane presso ex Inpdap, pari a 4 anni e 6 mesi;

– per un totale di 15 anni e 10 mesi di contribuzione.

Con 15 anni di contributi è possibile ottenere la pensione di vecchiaia usufruendo di una delle tre deroghe Amato attualmente ancora valide, oppure l’opzione contributiva Dini.

Secondo la prima deroga Amato, nel dettaglio, è possibile pensionarsi con 15 anni di contributi se si possiedono 15 anni di contribuzione (780 settimane) accreditate prima del 31 dicembre 1992; sono utili tutti i contributi: volontari, obbligatori, figurativi, da riscatto e ricongiunzione, anche quelli versati all’estero, in Paesi europei o convenzionati con l’Italia.

Per beneficiare della deroga è necessario essere iscritti al Fondo lavoratori dipendenti o alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi dell’Inps. La deroga si applica anche agli iscritti ex Inpdap, ex Enpals, ex Ipost.

Il lettore, purtroppo, pur essendo iscritto all’ex Inpdap, non può ottenere la prima deroga Amato in quanto possiede solo 593 settimane di contributi al 31 dicembre 1992, e non arriva alle 780 settimane richieste.

La seconda deroga Amato prevede la possibilità di pensionarsi con 15 anni di contributi, se si è stati autorizzati al versamento dei contributi volontari, con un provvedimento di autorizzazione anteriore al 31 dicembre 1992 (non è necessario l’effettivo versamento di contributi volontari).

La deroga vale per i lavoratori dipendenti e autonomi iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria dell’Inps e per gli iscritti ex Enpals (non per gli iscritti all’ex Inpdap ed all’ex Ipost). Il lettore, quindi, essendo iscritto all’ex Inpdap, non potrebbe fruire della seconda deroga.

Per raggiungere i 15 anni di contribuzione, anche in questo caso, sono utili tutti i contributi: volontari, obbligatori, figurativi, da riscatto e ricongiunzione e esteri.

La terza deroga Amato prevede la possibilità di pensionarsi con 15 anni di contributi, per i soli lavoratori dipendenti, iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria o ad un fondo sostitutivo o esonerativo della medesima, se si possiedono:

-25 anni di anzianità assicurativa (vale a dire che il primo contributo deve essere versato almeno 25 anni prima della data di maturazione dei requisiti per la pensione: può essere contato qualsiasi contributo, a tal fine, anche per attività di lavoro autonomo o svolte all’estero in un Paese Ue o convenzionato);

– 15 anni di contribuzione: valgono i soli contributi da lavoro dipendente versati all’Assicurazione generale obbligatoria o ad un fondo sostitutivo o esonerativo;

– almeno 10 anni lavorati per periodi inferiori alle 52 settimane; non sono considerati gli anni lavorati interamente in cui risultano meno di 52 contributi settimanali, a causa del fatto che il part time non arrivi a coprire tutte le 52 settimane per retribuzione inferiore al minimale (pari a 202,96 euro settimanali nel 2017); al contrario, un anno può risultare interamente coperto da contributi, ma non interamente lavorata, se è presente un periodo di disoccupazione indennizzato durante il quale sono accreditati i contributi figurativi. Sono utili anche gli anni in cui il lavoratore risulta iscritto negli elenchi dei lavoratori agricoli a tempo determinato (cosiddetti otd).

I fondi esonerativi dell’Ago (assicurazione generale obbligatoria dell’Inps) sono quelli degli spedizionieri doganali, dei lavoratori delle miniere, cave e torbiere, la gestione speciale ad esaurimento del consorzio autonomo del porto di Genova e Trieste e la gestione speciale dei lavoratori dipendenti di ex-enti creditizi.

I fondi sostitutivi dell’Ago sono invece il fondo trasporti, il fondo dazieri, il fondo elettrici, il fondo telefonici, il fondo volo, il fondo per i dirigenti di aziende industriali (Inpdai), il fondo di previdenza dello spettacolo (Fpls), il fondo di previdenza degli sportivi professionisti (Fplsp) ed il fondo pensione dei giornalisti.

Alcuni di questi fondi sono stati peraltro soppressi e sono confluiti nell’Inps. Il lettore, purtroppo, non appartenendo ad alcuno di questi fondi ma all’ex Inpap, non può usufruire nemmeno della terza Deroga Amato.

Per quanto riguarda la possibilità di pensionarsi con 15 anni di contributi, beneficiando dell’opzione contributiva Dini (Art.1 Co.23 L.335/1995), bisogna innanzitutto ricordare che questa consente ai lavoratori iscritti presso l’assicurazione generale obbligatoria e ai fondi ad essa sostitutivi ed esclusivi (ex Inpdap, ex Ipost e Ferrovie), in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995, di optare per la trasformazione e la liquidazione della pensione secondo le regole contributive.

Per l’esercizio della facoltà di opzione gli assicurati devono rispettare i seguenti requisiti:

– non aver maturato 18 anni di contribuzione alla data del 31 dicembre 1995;

– vantare almeno 15 anni di contribuzione di cui almeno 5 nel sistema contributivo (cioè successivi al 31 dicembre 1995).

Per effetto dell’entrata in vigore della Legge Fornero, dal 2011 l’Inps distingue ulteriormente a seconda se i requisiti per l’esercizio della facoltà di opzione contributiva siano stati perfezionati entro il 31.12.2011 o dopo il 31.12.2011 (messaggio Inps 219/2013).

Nel primo caso la facoltà di opzione è riconosciuta a condizione che al 31 dicembre 2011 gli assicurati abbiano perfezionato i requisiti anagrafici e/o contributivi per il diritto alla pensione entro il 31.12.2011 secondo le regole vigenti al 31 dicembre 2011; nel secondo caso si applicano, invece, i requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia e alla pensione anticipata previsti per i lavoratori in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995.

Il lettore non ha perfezionato i requisiti per l’opzione contributiva al 31 dicembre 2011, in quanto non possiede, ancora, 5 anni di contributi successivi al 31 dicembre 1995: non gli converrebbe, però, riscattare i 6 mesi di aspettativa mancanti per arrivare a 5 anni dal 1996 in poi, in quanto non potrebbe esercitare l’opzione contributiva, non possedendo i requisiti per la pensione “ante Fornero” al 31 dicembre 2011.

Attenzione, però: dal 2012, l’opzione contributiva Dini, per chi non matura i “vecchi” requisiti per la pensione entro il 31 dicembre 2011, comporta l’applicazione esclusivamente del metodo di calcolo contributivo al trattamento, e non più, anche, quella dei requisiti per il diritto alla pensione previsti nel regime contributivo. Pertanto, ad esempio, non è possibile tramite l’opzione guadagnare l’uscita a 70 anni e 7 mesi con 5 anni di contribuzione, come previsto per i lavoratori iscritti a forme di previdenza obbligatoria dopo il 1995.

Per ottenere la pensione a 70 anni e 7 mesi di età (71 anni dal 2019; in seguito, il requisito di età dovrebbe aumentare di 3 mesi ogni triennio), con un minimo di 5 anni di contributi, il lettore però potrebbe optare per il computo nella Gestione Separata, che prevede gli stessi requisiti dell’opzione contributiva ma che, a differenza di questa, consente di accedere, per coloro che maturano i requisiti per l’esercizio del computo dopo il 31.12.2011, alle tipologie di pensione anticipata e pensione di vecchiaia alle quali possono accedere i lavoratori iscritti dal 1° gennaio 1996 alla previdenza obbligatoria. In pratica si può accedere:

– alla pensione di vecchiaia con: o 66 anni e 7 mesi di età e 20 anni di contributi, a condizione che l’assegno risulti non inferiore a 1,5 volte l’assegno sociale;

o oppure a 70 anni e 7 mesi unitamente ad almeno 5 anni di contribuzione effettiva;

– alla pensione anticipata con:

o 42 anni e 10 mesi di contributi (41 anni e 10 mesi le donne) indipendentemente dall’età anagrafica;

o 63 anni e 7 mesi di età unitamente a 20 anni di contributi effettivi a condizione che l’importo pensionistico sia superiore a 2,8 volte l’importo dell’assegno sociale.

Grazie al computo, il lettore potrebbe quindi ottenere la pensione di vecchiaia con meno di 20 anni di contributi, al compimento di 72 anni e 3 mesi di età (in base ai futuri aumenti previsti). Attenzione, però: per non vedersi preclusa la facoltà di cumulo, sarebbe opportuno riscattare i 6 mesi mancanti ai 5 anni collocati dal 1996, in modo che risultino accreditati e collocati nell’estratto conto in data successiva al 31.12.2001. Se questo non è possibile, è consigliabile versare 6 mesi di contributi volontari. Il lettore dovrebbe poi iscriversi alla gestione Separata per optare per il computo (è sufficiente un mese di contribuzione, anche versato come lavoro occasionale o voucher).

In alternativa al computo, che comporterebbe solo 6 mesi (più un mese alla gestione Separata) di accrediti all’Inps, ma il ricalcolo contributivo del trattamento, normalmente penalizzante, il lettore potrebbe:

– riscattare 5 anni e 6 mesi di aspettativa (in base al D.lgs. 184/1997“Ai lavoratori, collocati in aspettativa ai sensi della legge 11 febbraio 1980, n. 26, come integrata dalla legge 25 giugno 1985, n.333, è data facoltà di procedere al riscatto, in tutto o in parte, dei periodi di fruizione dell’aspettativa medesima che non siano coperti da contribuzione obbligatoria, volontaria o figurativa presso forme di previdenza obbligatoria.”), per arrivare a 20 anni di contributi, e attendere l’età ordinaria per la pensione di vecchiaia (67 anni e 6 mesi di età, in base ai futuri adeguamenti alla speranza di vita):

– versare 5 anni e 6 mesi di contributi volontari, per arrivare a 20 anni di contributi, e attendere l’età ordinaria per la pensione di vecchiaia (67 anni e 6 mesi di età, in base ai futuri adeguamenti alla speranza di vita, come già osservato).

Ricapitolando, le possibilità di raggiungere la pensione sono le seguenti:

– riscattare 6 mesi di aspettativa, purché sia possibile collocarli successivamente al 31.12.2011; iscriversi alla gestione separata e versare un mese di contributi; optare per il computo nella gestione separata e percepire la pensione di vecchiaia a 72 anni e 3 mesi, col ricalcolo contributivo;

– riscattare 5 anni e 6 mesi di aspettativa, per arrivare a 20 anni di contributi, e attendere l’età ordinaria per la pensione di vecchiaia (67 anni e 6 mesi di età, in base ai futuri adeguamenti alla speranza di vita); in questo caso non subirebbe il ricalcolo contributivo della pensione;

– versare 5 anni e 6 mesi di contributi volontari, per arrivare a 20 anni di contributi, e attendere l’età ordinaria per la pensione di vecchiaia (67 anni e 6 mesi di età, in base ai futuri adeguamenti alla speranza di vita, come già osservato); neanche in questo caso subirebbe ricalcolo contributivo.

Articolo tratto dalla consulenza resa dalla dott.ssa Noemi Secci

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