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Invalidità colite ulcerosa: come ottenerla

2 agosto 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 agosto 2018



Quando ha diritto ai benefici chi soffre di questa malattia cronica intestinale, a chi presentare la domanda e quali sono le percentuali riconosciute.

La colite ulcerosa (o rettocolite ulcerosa, per usare un termine meno popolare ma più tecnico) è una malattia cronica infiammatoria che parte dal retto e che può interessare successivamente in toto o in parte il colon. Il principale sintomo di questa patologia è la diarrea in cui, spesso, è presente sangue o muco e che comporta frequenti dolori addominali. A volte il disturbo è così violento che si rende necessario un ricovero per la somministrazione di terapie in vena. Si tratta di una malattia invalidante che deteriora la qualità della vita di chi ne soffre e che impedisce il normale svolgimento dell’attività lavorativa. La domanda che, a questo punto, si pone la persona a cui viene diagnosticata la patologia è come ottenere l’invalidità per la colite ulcerosa.

Bisogna precisare che la malattia presenta diversi stadi e che, in base a quelli, vengono determinate delle percentuali di invalidità diverse. E per ciascuna di esse scatta un’agevolazione diversa. La percentuale può arrivare al 100% e, quindi, dare diritto alla pensione di inabilità e all’assegno di accompagnamento. La prima è riservata ad una certa fascia d’età, il secondo, invece, previsto per tutti quelli che non sono più in grado di deambulare o di compiere autonomamente gli atti normali della vita quotidiana, come lavarsi, vestirsi, prepararsi da mangiare, ecc.

C’è una procedura stabilita dalla legge per poter ottenere l’invalidità per la colite ulcerosa. Vediamo in che cosa consiste, cioè che cosa deve fare per avere il riconoscimento dell’invalidità civile chi è affetto da questa malattia.

Colite ulcerosa: che cos’è?

Parlare di colite ulcerosa significa parlare di un’infiammazione cronica dell’intestino che si concentra principalmente sul retto ma che si può allargare al colon. Questa infiammazione provoca, appunto, delle ulcere, il che comporta delle perdite di sangue. La malattia presenta dei periodi acuti ed altri periodi di remissione (pochi mesi all’anno) durante i quali, però, resta silente. Cioè la patologia c’è ma non si manifesta con diarrea o con forti dolori addominali fino ad una nuova riacutizzazione.

I sintomi si presentano normalmente una o due volte al giorno. Se la colite ulcerosa non viene curata a dovere, ci possono essere nel tempo dei danni irreversibili alle cellule dell’intestino ed un possibile sviluppo di lesioni cancerose.

Colite ulcerosa: quali sono i sintomi?

Come accennato poco fa, la colite ulcerosa si manifesta attraverso la diarrea contenente sangue e muco, associata a crampi e dolori addominali. Ci possono, però, essere dei periodi in cui si avverte una stitichezza importante al posto della diarrea.

Nei casi più gravi è possibile soffrire di febbre e di disidratazione, il che rende consigliabile (per non dire necessario) il ricovero urgente mirato alla somministrazione in vena di una terapia di cortisone, immunodepressori, antibiotici e supporto nutrizionale. Solo quando dalla terapia non si ottiene alcun risultato è necessario l’intervento chirurgico per asportare la parte di intestino interessata dalla malattia.

Altri sintomi meno frequenti non riguardano l’intestino e sono:

  • dolori e artriti alle articolazioni e alla colonna vertebrale;
  • noduli sottocutanei arrossati;
  • lesioni con presenza di pus;
  • uveite;
  • malattie al fegato.

Colite ulcerosa: quali sono le cause?

Non ci sono delle cause ben definite riconducibili alla colite ulcerosa. Oltre allo stress, si ipotizzano fattori ambientali come batteri intestinali che possono attaccare il sistema immunitario ed interessare anche l’intestino.

Colite ulcerosa: come viene diagnosticata?

Esistono diverse tecniche per arrivare ad una diagnosi della colite ulcerosa. Le più comuni sono:

  • la colonscopia con biopsie intestinali per valutare lo stato della mucosa e la gravità della malattia;
  • la cromoendoscopia, cioè un esame aggiuntivo della colonscopia per analizzare più nel dettaglio il tratto di intestino che potrebbe essere colpito dalla colite ulcerosa;
  • la calprotectina fecale in pazienti con diarrea e dolori addominali;
  • la radiografia addominale;
  • l’ecografia delle anse intestinali.

Colite ulcerosa: come viene trattata?

Ricordiamo che la colite ulcerosa è una malattia cronica, quindi bene che vada la si può bloccare e si può tentare di ridurre l’infiammazione intestinale. Di guarigione completa e definitiva, però, non se ne parla. Di norma viene trattata con queste terapie:

  • mesalazina, come antinfiammatorio della mucosa intestinale;
  • steroidi;
  • azatioprina o 6-mercaptopurina, cioè degli immunodepressori che uccidono buona parte dei globuli bianchi attivi per ridurre l’infiammazione;
  • ciclosporina, anche questo immunodepressore;
  • farmaci biologici per bloccare le molecole che causano infiammazione;
  • farmaci omeopatici mirati.

Colite ulcerosa: gli stadi della malattia

Cominciamo ad avvicinarci al concetto di fondo, cioè al diritto all’invalidità per chi soffre di colite ulcerosa. Questo diritto viene stabilito da un’apposita commissione dell’Asl che determina la percentuale di invalidità in base allo stadio della malattia, cioè ad uno di questi indici di gravità:

  • I classe: la malattia presenta alterazioni lievi della funzione e disturbi dolorosi saltuari. La terapia medica non è continuativa ed il peso resta su valori ottimali. Non ci sono residuati disturbi funzionali o disordini del transito intestinale in caso di intervento chirurgico;
  • II classe: la malattia presenta alterazioni funzionali e disturbi dolorosi con continui Non c’è un trattamento farmacologico continuativo ma si registra una perdita di peso fino al 10% e saltuari disordini del transito intestinale;
  • III classe: la malattia presenta un’alterazione grave della funzione digestiva con disturbi dolorosi molto frequenti. La terapia farmacologica è continua con dieta costante e perdita di peso tra il 10% ed il 20%. Possibile anemia ed apprezzabili disordini del transito intestinale. Chiare ripercussioni sociali e lavorative;
  • IV classe: la malattia presenta un’alterazione gravissima della funzione digestiva con terapia farmacologica continuativa ma non del tutto efficace. La perdita di peso supera il 20% del normale. Ci sono anemia e gravi e costanti disturbi del transito intestinale. Limitazioni importanti a livello sociale e lavorativo.

Colite ulcerosa: come ottenere l’invalidità

L’invalidità civile per chi soffre di colite ulcerosa viene, dunque stabilita in base al grado di gravità individuato tra uno dei quattro appena citati. Prima, però, bisogna presentare la domanda. C’è, innanzitutto, da rivolgersi al medico di base affinché invii per via telematica all’Inps il certificato che attesta la patologia. Il medico consegnerà al paziente una copia cartacea del certificato e la ricevuta dell’invio.

Successivamente, il paziente deve inviare all’Inps, sempre per via telematica e accedendo al portale dell’Istituto con il proprio codice Pin, la domanda di accertamento allegando il certificato. È sempre possibile fare questa procedura tramite patronato, nel caso in cui non si fosse in grado di effettuarla autonomamente.

L’Inps comunicherà al paziente la data per la visita di accertamento presso la commissione dell’Asl alla quale partecipa un medico dell’Istituto. Al momento della visita bisogna presentare un documento di identità, il certificato medico originale e la documentazione sanitaria di cui si dispone. Inoltre, il paziente ha diritto a presentarsi insieme ad un medico di fiducia.

Conclusa la visita, il paziente dovrà attendere l’esito, che verrà inviato a casa. In caso di parere positivo con riconoscimento di un beneficio economico, occorre compilare online o attraverso un patronato la comanda.

In caso di parere negativo o sottostimato rispetto a quella che sembra la gravità della malattia, bisogna rivolgersi di nuovo al patronato: esiste, infatti, un’organizzazione nazionale chiamata Cepa, composta da medici e da tecnici in grado di valutare il parere della commissione ed, eventualmente, di «correggere il tiro».

Colite ulcerosa: le percentuali di invalidità

Le tabelle che vengono utilizzate per stabilire il grado di invalidità civile riconoscono delle percentuali significative solo ai due stadi più gravi della malattia, cioè alla III e alla IV classe. Nello specifico:

  • III classe: l’invalidità va da un minimo del 41% ad un massimo del 50%;
  • IV classe: l’invalidità va da un minimo del 61% ad un massimo del 100%.

Come si traducono queste percentuali in benefici per chi soffre di colite ulcerosa? Nel primo caso, cioè per la III classe, l’invalidità tra il 41% ed il 50% dà diritto a:

  • ausili e protesi, come i sacchetti per la stomia se necessari;
  • iscrizione al collocamento obbligatorio per i pazienti tra 18 e 65 anni.

Nel secondo caso, cioè quello di chi soffre di colite ulcerosa di IV classe, la forbice delle percentuali è più ampia (dal 61% al 100%). Bisogna, dunque, distinguere il grado stabilito dalla commissione. Nel dettaglio, il paziente ha diritto:

  • con l’invalidità fino al 67%, oltre ai benefici visti prima, al congedo per cure (per i soggetti tra 18 e 65 anni) e all’esenzione dal ticket sanitario per patologia;
  • con l’invalidità dal 74% si aggiungono l’assegno mensile di invalidità, la riduzione del canone mensile della Tim e le tariffe agevolate nel trasporto pubblico;
  • con l’invalidità dal 75%, il riconoscimento di due mesi all’anno di contributi figurativi ai fini della pensione per un massimo di 5 anni, la partecipazione a bandi pubblici per l’assegnazione di alloggi di edilizia popolare, inserimento nelle fasce di precedenza per le domande di iscrizione dei figli all’asilo nido e alla scuola materna e possibili agevolazioni per il trasporto ferroviario, a seconda dell’ente che lo gestisce;

con l’invalidità al 100%: pensione di inabilità per i soggetti tra 18 e 65 anni ed assegno di accompagnamento per tutti coloro che sono impossibilitati a deambulare o a compiere in autonomia gli atti della vita quotidiana.

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