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Separazione e assegnazione casa familiare: conta la residenza anagrafica?

1 settembre 2018


Separazione e assegnazione casa familiare: conta la residenza anagrafica?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 settembre 2018



In fase di separazione viene assegnata la casa familiare alla moglie, che vi continua a vivere con i figli maggiorenni ma non autosufficienti. Dopo la separazione, la moglie acquista in una regione diversa da dove è situata la casa familiare una casa con le agevolazioni di “Prima Casa”. Per avere tali agevolazioni ha dovuto spostare la residenza nella nuova abitazione/regione, ma di fatto continua a vivere regolarmente nella casa familiare assegnatale dal giudice. La moglie corre il rischio che il giudice, su richiesta del marito, revochi l’assegnazione della casa familiare sulla base della “residenza anagrafica” anche se lei continua ad essere domiciliata nella casa familiare?

Non dovrebbero esserci problemi di tal genere per la signora assegnataria della casa coniugale.

In tema di separazione/divorzio, infatti, l’interesse tutelato dall’assegnazione della casa familiare si rifrange nell’esclusiva esigenza di assicurare al figlio, nel tumulto ingenerato dalla disgregazione del nucleo familiare, la conservazione del proprio habitat domestico, e non nella tutela del coniuge economicamente più debole (per quella fattispecie, il legislatore ha previsto già uno strumento a tutela, quale l’assegno di mantenimento).

Pertanto, i casi di revocazione dell’assegnazione devono riguardare la prole affidataria del coniuge a cui è stato assegnato l’appartamento; e, quindi, i casi in cui:

– i figli cessino di convivere stabilmente con il genitore assegnatario dell’immobile;

– i figli raggiungano l’autosufficienza economica;

– la moglie non abiti o cessi di abitare nella casa, o per lavoro, o per una convivenza con nuovo partner.

Proprio quest’ultimo punto è stabilito dall’art. 337 sexies del codice civile che prevede la revoca dell’assegnazione “nel caso che l’assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare o conviva more uxorio o contragga nuovo matrimonio”.

Nel caso specifico non è cessata questa abitazione, ma è solo stata modificata la residenza fiscale della signora.

Ciò significa che la signora, per quanto abbia modificato quell’aspetto, continua a mantenere la “dimora abituale” presso l’abitazione assegnatale; e, così, l’eventuale richiesta di revoca del marito non assegnatario non dovrebbe trovare accoglimento a parere di chi scrive, posto che un abbandono effettivo della casa coniugale non vi è stato.

Il problema, tutt’al più, potrebbe sorgere dal punto di vista fiscale, poiché se il fisco venisse a conoscenza che la residenza nell’immobile acquistato è fittizia, la signora rischierebbe di perdere tutte le agevolazioni prima casa sinora ottenute, essendo questa pratica considerata, dall’Agenzia delle Entrate, come elusione fiscale.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla


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