Diritto e Fisco | Articoli

Incendio colposo e doloso: responsabilità per il danneggiamento

28 Agosto 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 Agosto 2018



Qual è la differenza tra incendio e incendio boschivo? Chi risponde dei danni provocati? Qual è la responsabilità civile? E quella penale?

Un incendio è sempre un evento pericoloso, soprattutto quando il suo propagarsi non viene controllato subito, sin dall’inizio. Le fiamme, quando diventano alte, sono insaziabili e domarle diventa difficilissimo. Proprio per questa ragione, cioè per la sua pericolosità, il codice penale punisce chiunque cagioni un incendio. Eh sì, hai letto bene: se provochi un incendio, rischi il carcere. Chiaramente, per incendio non si intende il fuocherello acceso per bruciare pochi fasci d’erba, ma il fuoco lasciato divampare in modo incontrollato. Ancor più grave, poi, è l’incendio appiccato nei boschi e nelle foreste: la pena è il carcere fino a dieci anni. Oltre a ciò, bisogna ricordare che, chiunque provochi un danno ad un’altra persona, è tenuto a risarcire il danno cagionato. Di conseguenza, chi causa un incendio va incontro a due responsabilità: civile e penale. Bisogna poi distinguere a seconda che il fuoco sia stato acceso per mero errore oppure volontariamente: la distinzione è molto importante ai fini della responsabilità penale, in quanto, come vedremo, il reato di incendio è punibile solamente a titolo di dolo. Tanto premesso, se questo argomento ti interessa prosegui nella lettura: vedremo qual è la differenza tra incendio colposo e doloso e la responsabilità per il danneggiamento.

Incendio: responsabilità civile per il danneggiamento

Cominciamo dalla responsabilità civile che sorge dal danneggiamento causato da un incendio colposo o doloso. La legge obbliga al risarcimento colui che, intenzionalmente o soltanto per colpa, cagiona ad altri un danno ingiusto [1]. Trattasi di un principio di massima ampiamente riconosciuto in ogni ordinamento giuridico: chi ha cagionato il danno, paghi. Per ottenere il risarcimento, il povero danneggiato dovrà dimostrare: il danno patito, il nesso causale (cioè, in parole povere, il legame) tra la condotta del danneggiante e il danneggiamento, la colpevolezza dell’autore del fatto lesivo. Tale forma di responsabilità (denominata extracontrattuale perché non deriva da vincoli di natura negoziale) si prescrive in cinque anni: ciò significa che, se si ha interesse ad ottenere il risarcimento, non bisogna lasciar trascorrere, dal momento del fatto a quello in cui si agisce, più di cinque anni.

Affinché chi ha causato il danno venga costretto a pagare il risarcimento, occorre che sia dimostrata la sua colpevolezza. Cosa significa? La colpevolezza rappresenta l’aspetto soggettivo dell’evento o, potremmo dire, psicologico. Se Tizio rompe un prezioso vaso urtandolo col braccio e facendolo rovinare al suolo, egli potrà aver commesso il fatto: colposamente, se cioè non aveva intenzione di commettere il fatto, eppure è accaduto perché è stato imprudente, incauto o negligente; dolosamente, se aveva la precisa intenzione di distruggere il prezioso cimelio. Colpa e dolo, dunque, rappresentano le due categorie della colpevolezza. Per il codice civile è indifferente che il danno sia cagionato volontariamente o meno: il danneggiante sarà comunque costretto a pagare il risarcimento.

Incendio: quando c’è responsabilità civile?

Quanto finora detto è la necessaria premessa per capire cosa succede nell’ipotesi in cui un incendio doloso o colposo danneggi altri. Ebbene, il responsabile è colui che, anche involontariamente, ha provocato l’incendio; egli dovrà risarcire tutti i danni subiti dal danneggiato, a meno che non dimostri il caso fortuito, cioè che le fiamme derivano da un evento del tutto eccezionale ed imprevedibile. Può rientrare in questa categoria il fatto del terzo: si pensi ad un incendio cagionato da un piromane. In questo caso non vi sono dubbi che a rispondere civilmente (oltre che penalmente) sarà il delinquente, non la vittima del suo barbaro gesto. Non scusa, invece, l’incendio divampato dall’esplosione di una bombola a gas: in tal caso, era obbligo del proprietario dell’appartamento controllare che il suo impianto fosse a norma.

Incendio: responsabilità penale per il danneggiamento

Come anticipato, chi causa un incendio rischia il carcere, ma solo se lo fa apposta: presupposto del reato di incendio, infatti, è che il fuoco sia fatto divampare volontariamente. Secondo la legge, chiunque cagiona un incendio, anche se esso è appiccato su un proprio bene, è punito con la reclusione da tre a sette anni [2]. Si tratta di un classico reato di pericolo astratto (o presunto), nel senso che la legge presume che dall’incendio derivi un pericolo per gli altri, anche se poi in concreto non dovesse essere così.

Nel caso in cui, invece, si dia fuoco ad una cosa propria e da essa divampi un incendio, allora la responsabilità penale scatterà solamente nel caso in cui si dimostri che dal fatto deriva pericolo per l’incolumità pubblica; si parla, in questo caso, di reato di pericolo concreto, nel senso che concretamente bisogna dimostrare la pericolosità della condotta. Quindi, riassumendo:

  • chi provoca un incendio risponde penalmente, con possibilità di incorrere nella reclusione fino a sette anni;
  • chi incendia una cosa propria, risponde penalmente soltanto se si dimostra che le fiamme che si sono propagate hanno messo in pericolo l’incolumità di altre persone.

Incendio boschivo: responsabilità penale per il danneggiamento

Per l’incendio boschivo vale quanto detto sopra, salvo per il fatto che questa particolare ipotesi di reato è punita anche a titolo di colpa: in altre parole, dare alle fiamme un bosco è reato anche se il fuoco è stato appiccato per mero errore. Secondo il codice penale, chiunque provochi un incendio in boschi, selve o foreste è punito con la reclusione da quattro a dieci anni. Se l’incendio è cagionato per colpa, la pena è della reclusione da uno a cinque anni. Le pene sono invece aumentate se dall’incendio deriva pericolo per edifici o danno su aree protette, oppure se deriva un danno grave, esteso e persistente all’ambiente [3].

Come visto, quindi, l’incendio boschivo non solo è punito più severamente del normale incendio, ma anche in maniera più “estesa”, nel senso che nelle condotte penalmente rilevanti rientrano anche quelle inconsapevoli o meramente accidentali. Pertanto, risponderà di incendio boschivo colposo anche colui che, in occasione di una scampagnata, dimenticando il barbecue acceso, favorisca il sorgere di un incendio.

Ovviamente, l’autore dell’incendio di un bosco o di una foresta dovrà rispondere della propria condotta non solo penalmente, ma anche civilmente: in altre parole, dovrà risarcire il danno patito da terze persone, nonché quello dell’ente pubblico titolare della selva. Ed infatti, secondo il codice civile, i boschi e le foreste, quando appartengono allo Stato o alle Regioni, fanno parte del patrimonio indisponibile, rispettivamente, dello Stato o delle Regioni [4]; invece, i boschi e le foreste, quando appartengono ai Comuni, fanno parte del loro patrimonio disponibile.

Incendio boschivo: chi è il responsabile?

A proposito dell’incendio boschivo, va detto che le fiamme potrebbero divampare non soltanto per il fatto (colposo o doloso) dell’uomo, ma anche per fattori naturali: ad esempio, sono frequentissimi gli incendi che si sviluppano nelle stagioni siccitose. Di conseguenza, in queste ipotesi la responsabilità per l’incendio divampato in un bosco sarà attribuibile all’ente che ne è titolare (ad esempio la Regione), a meno che non venga dimostrata l’assoluta imprevedibilità dell’evento. Si capisce che, soprattutto nei periodi estivi, le condizioni climatiche non potranno essere addotte quale caso fortuito, in quanto la siccità è evento tutt’altro che imprevedibile in estate. Diversamente può accadere nel caso di incendio dolosamente appiccato: vale qui quanto detto sopra. Si ricordi che molte Regioni mettono a disposizione delle vittime degli incendi fondi appositamente stanziati per tali calamità, risorse volte a ristorare il cittadino anche nel caso di incendio doloso.

La giurisprudenza, a proposito di boschi non appartenenti ad enti pubblici, ha riconosciuto la responsabilità del proprietario di un bosco per i danni cagionati da un incendio sviluppatosi al suo interno [5]. Un discutibile orientamento, frequente soprattutto nella giurisprudenza di merito meno recente, ha stabilito che l’accertamento della natura dolosa dell’incendio non è, di per sé, sufficiente a fornire la prova liberatoria a favore del custode, qualora il relativo procedimento penale sia stato archiviato per essere rimasti ignoti i responsabili [6]. Per fortuna la Corte di Cassazione non ha sposato tale convincimento, preferendo assolvere il custode, anche in mancanza di identificazione del responsabile, quando sia raggiunta la prova dell’intervento doloso di un terzo [7].

note

[1] Art. 2043 cod. civ.

[2] Art. 423 cod. pen.

[3] Art. 423-bis cod. pen.

[4] Art. 826 cod. civ.

[5] Cass., sent. N. 981/1964 del 23.04.1964.

[6] Tribunale Venezia, 05.01.2001.

[7] Cass., 15.2.1982, n. 365.

Autore immagine: Pixabay.com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI