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Responsabilità civile dei giudici

24 Agosto 2018
Responsabilità civile dei giudici

Il giudice è responsabile quando compie un atto illecito? Cosa può fare il cittadino che ha subito un danno ingiusto a causa di un atto, provvedimento o comportamento del magistrato? Cosa prevede la nuova legge sulla responsabilità civile dei giudici?

Come tutti i pubblici funzionari, anche i giudici sono responsabili per gli atti illeciti compiuti in violazione dei diritti[1]. Tuttavia, a causa dell’indipendenza che deve essere garantita al potere giudiziario, la legge disciplina le condizioni e i limiti di tale responsabilità affinché questa non pregiudichi la libertà di giudizio del giudice, soggetto soltanto alla legge. La responsabilità civile dei giudici è disciplinata dalla legge n.117/1988, c.d. legge Vassalli, che in materia di “risarcimento dei danni cagionati nell’esercizio delle funzioni giudiziarie e responsabilità civile dei magistrati” è stata recentemente modificata sotto molti aspetti dalla legge n.18/2015. La legge di riforma contempera due opposte esigenze ovvero, da un lato, quella di assicurare una reale applicabilità della responsabilità civile dei giudici e, dall’altro, quella di salvaguardarne l’indipendenza e l’autonomia. Le disposizioni sulla responsabilità civile dei giudici si applicano a tutti gli appartenenti alle magistrature ordinaria, amministrativa, contabile, militare e speciali, nonché agli estranei che partecipano all’esercizio della funzione giudiziaria (giudici non togati come i giudici onorari), indipendentemente dalla natura delle funzioni e anche se queste vengono esercitate all’interno di organi collegiali. Ma quando incorre in responsabilità civile il giudice? Quale tutela viene garantita a chi subisce un danno ingiusto derivante dalla condotta del magistrato? Quali modifiche sono state apportate alla legge in materia di responsabilità civile dei giudici?

Casi di responsabilità civile del giudice

Diversamente dalla responsabilità disciplinare, che riguarda la violazione dei doveri di imparzialità, correttezza, diligenza, laboriosità, riserbo ed equilibrio cui il magistrato è tenuto nei confronti dello Stato dal momento della nomina, la responsabilità civile è la responsabilità che si profila in capo a chi svolge una funzione giudiziaria nei confronti delle parti processuali o di altri soggetti quando commette errori o inosservanze nell’esercizio delle funzioni.

In particolare, il giudice è civilmente responsabile quando nell’esercizio delle sue funzioni:

  • pone in essere un comportamento, ovvero adotta un atto o un provvedimento giudiziario illecito con dolo o colpa grave;
  • rifiuta, omette o ritarda il compimento di uno o più atti del suo ufficio (diniego di giustizia).

Se dubbi non vi sono quanto alla condotta illecita posta in essere con dolo, la legge n.18/2015 ha rimodulato invece il concetto di colpa grave in termini di violazione manifesta della legge e del diritto dell’Unione europea, nonché di travisamento del fatto o delle prove, con esclusione di ogni riferimento alla negligenza inescusabile[2].

In particolare, seguendo le indicazioni emerse dalla giurisprudenza secondo la quale la colpa grave si concretizza in una violazione “grossolana e macroscopica della norma ovvero in una lettura di essa contrastante con ogni criterio logico, che comporta l’adozione di scelte aberranti nella ricostruzione della volontà del legislatore, la manipolazione assolutamente arbitraria del testo normativo e lo sconfinamento dell’interpretazione nel diritto libero [3] il legislatore, eliminando ogni riferimento alla negligenza inescusabile, ha esteso la responsabilità civile del giudice alle due fattispecie richiamate che costituiscono il fondamento della colpa grave, così ampliando la possibilità di ricorso da parte del cittadino.

Nel dettaglio, si ha colpa grave quando si realizzano le ipotesi di:

Violazione manifesta della legge nonché del diritto dell’Unione europea

La legge di riforma, oltre al caso di violazione manifesta della legge, estende la responsabilità civile anche all’ipotesi di violazione manifesta del diritto comunitario. Il cittadino potrà dunque chiedere il risarcimento dei danni anche quando la sentenza definitiva sia frutto di una errata interpretazione delle norme europee o di una violazione grave e manifesta del diritto europeo.

Ricorrendo queste ipotesi, il giudice investito di una domanda di risarcimento dei danni dovrà tener conto di tutti gli elementi che caratterizzano la controversia quali:

  • il grado di chiarezza e di precisione delle norme violate;
  • l’inescusabilità e la gravità dell’inosservanza;
  • la mancata osservanza dell’obbligo di rinvio pregiudiziale e il contrasto dell’atto o del provvedimento con l’interpretazione espressa dalla Corte di giustizia dell’Unione europea, nell’ipotesi in cui ad essere violata sia la normativa comunitaria.

Travisamento del fatto o delle prove

E’ l’ipotesi che si verifica nel momento in cui il giudice:

  • afferma l’esistenza di un fatto che è invece incontrastabilmente esclusa dagli atti del procedimento;
  • nega che il fatto si sia verificato laddove questo risulta incontrastabilmente dagli atti del giudizio;
  • emette un provvedimento cautelare personale o reale fuori dai casi consentiti dalla legge oppure senza motivazione.

Il giudice è responsabile anche quando omette, ritarda o rifiuta di compiere uno o più atti del suo ufficio. In particolare, si realizza l’ipotesi di diniego di giustizia quando, a seguito della mancata adozione da parte del giudice di un atto del suo ufficio nel termine di legge previsto, la parte presenta istanza per ottenere il provvedimento e decorrono, senza giustificato motivo, trenta giorni dalla data di deposito dell’istanza in cancelleria.

Il termine di trenta giorni può essere prorogato prima della scadenza, ad esempio quando la redazione della sentenza risulti particolarmente complessa, con decreto motivato del dirigente dell’ufficio.

Nell’esercizio delle funzioni giudiziarie, invece, non può dar luogo a responsabilità del giudice l’attività di interpretazione di norme di diritto né quella di valutazione del fatto e delle prove (c.d. clausola di salvaguardia). Nella nuova disciplina, tuttavia, l’attività interpretativa o valutativa costituisce fonte di responsabilità civile, oltre che nei casi di dolo, anche quando si realizza una delle fattispecie descritte di colpa grave del giudice. La legge di riforma ha dunque delimitato l’ambito di operatività della c.d. clausola di salvaguardia escludendo dalle ipotesi di irresponsabilità del magistrato i casi di dolo e colpa grave.

Come esercitare l’azione per ottenere il risarcimento del danno causato da un comportamento, atto o  provvedimento giudiziario

Il risarcimento del danno per un comportamento, atto o provvedimento del giudice non pregiudica il diritto alla riparazione a favore delle vittime di errori giudiziari e di ingiusta detenzione.

Accertata la responsabilità civile del giudice, il cittadino che ha subito un danno ingiusto potrà agire in giudizio per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali (anche se non derivano dalla privazione della libertà personale) ma esclusivamente nei confronti dello Stato.

Continua ad applicarsi, quindi, il principio secondo il quale la responsabilità civile dei giudici è una responsabilità indiretta.

L’azione deve essere esercitata nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri soltanto quando si siano verificate alcune circostanze ovvero:

-quando il provvedimento non è più impugnabile o non possono essere più esperiti gli altri rimedi previsti avverso i provvedimenti cautelari e sommari;

-quando il provvedimento non è più modificabile o revocabile;

-quando, in mancanza di mezzi di impugnazione o di altri rimedi avverso il provvedimento, il grado del procedimento nell’ ambito del quale si è verificato il fatto che ha cagionato il danno è esaurito.

Il cittadino deve inoltre proporre, a pena di decadenza, la domanda di risarcimento del danno entro tre anni, termine che decorre:

  • dal momento in cui l’azione diviene esperibile, ovvero si realizza una delle circostanze sopra elencate;
  • dalla data del fatto che ha cagionato il danno se in tal termine non si è concluso il grado del procedimento nell’ambito del quale il fatto stesso si è verificato;
  • in caso di diniego di giustizia, dalla scadenza del termine entro il quale il magistrato avrebbe dovuto provvedere sull’istanza.

Nel giudizio di risarcimento del danno il magistrato la cui condotta rileva in giudizio può intervenire sua sponte in ogni stato e grado del procedimento, ma non può testimoniare. Il divieto di testimoniare era previsto anche nel giudizio di ammissibilità della domanda in camera di consiglio, attualmente eliminato dalla legge di riforma.

Come agisce lo Stato nei confronti del giudice responsabile

La legge di riforma ha reso obbligatorio l’esercizio dell’azione di rivalsa da parte dello Stato nei confronti del magistrato responsabile. Pertanto, il Presidente del Consiglio dei ministri dovrà rivalersi nei confronti del giudice esercitando l’azione nel termine di due anni dal risarcimento, davanti al tribunale del capoluogo del distretto della corte d’appello, da determinarsi a norma dell’articolo 11 del codice di procedura penale, e a determinate condizioni.

In particolare l’esercizio dell’azione di rivalsa è obbligatorio quando la responsabilità civile del giudice deriva da:

  • diniego di giustizia;
  • violazione manifesta della legge e del diritto dell’Unione europea, travisamento del fatto o delle prove, determinati da dolo o negligenza inescusabile.

Quanto alla misura della rivalsa, la cui soglia economica è stata innalzata, questa non può superare una somma pari alla metà di un’annualità dello stipendio, al netto delle trattenute fiscali, percepito dal magistrato al tempo in cui l’azione di risarcimento è proposta, ad esclusione delle ipotesi in cui il fatto è stato commesso con dolo. Per gli estranei che partecipano alle funzioni giudiziarie la misura della rivalsa è calcolata in rapporto allo stipendio iniziale annuo, al netto delle trattenute fiscali, che compete al magistrato di tribunale. Se questo è inferiore, la rivalsa è calcolata in rapporto allo stipendio annuo di un magistrato di tribunale percepito al tempo in cui l’azione di risarcimento è proposta.

Oltre ad agire in rivalsa, sarà altresì obbligatorio da parte del procuratore generale presso la Corte di Cassazione (o del titolare del potere disciplinare negli altri casi) sottoporre il magistrato responsabile ad un procedimento disciplinare per i fatti che hanno dato causa all’azione di risarcimento, ferma la possibilità che a procedervi sia il Ministro della Giustizia.

Di Eufemia Vigna


note

[1] Art.28 Cost.

[2] Il Tribunale di Messina, sez. I, con la  sentenza 30 maggio 2017, dovendo applicare la disciplina previgente alla legge di riforma, ha affermato la sussistenza della responsabilità civile dello Stato per grave violazione di legge dovuta alla negligenza inescusabile del Pubblico Ministero per aver omesso il compimento di un atto di indagine che, in forza di una valutazione probabilistica, se fosse stato compiuto sarebbe stato idoneo ad evitare l’omicidio della vittima la quale aveva denunciato per dodici volte le minacce gravi subite dall’indagato.

[3] Cass. n. 7272/2008.

Autore immagine: pixabay.com


1 Commento

  1. La causa va avanti dal 2017….ho subito aggressione… Rischiando la vita…. Vengono citati dall’avv. Dell’aggressore inerente ai fatti… Non dovrebbe neppure accettare il giudice…. Il mio non si oppone… Quando glielo faccio notare sa solo dirmi… Trovati un’altro avv. Se questa è giustizia

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