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Cibo biologico: cos’è?

25 agosto 2018


Cibo biologico: cos’è?

> Food Pubblicato il 25 agosto 2018



Hai presente quando l’alimento viene prodotto localmente e non subisce le operazioni di imballaggio e conservazione per essere trasportato, immagazzinato e distribuito? Questo è il cibo ecologico.

In un’epoca in cui pare che si sia risvegliato un piccolo desiderio di ritorno alla naturalezza delle cose, è facile aver sentito parlare di alimenti che dal produttore finiscono dritti dritti sulla tavola del consumatore. Ed allora è altrettanto facile che si anche sentita questa espressione e che, nella immediatezza, sia sorta la fatidica domanda: cibo ecologico cos’è? Anche i telegiornali se ne sono occupati e questo vuol dire che sicuramente l’argomento ha una sua importanza e suscita un certo interesse. A dirla tutta, esiste anche il cibo ecologico per animali. Tutto trae origine da alcuni semplici riflessioni: ad esempio, sul trasporto (ma non solo) dei beni. Far viaggiare il cibo da un capo all’altro del mondo ha un suo costo sia in termini economici, basti pensare ai prezzi delle spedizioni internazionali anche se all’interno della Unione Europea, sia in termini ambientali, non è difficile immaginare l’impatto che treni, camion ed aerei possono avere sulla natura. Ed è (anche) da questa idea che trae origine l’espressione ‘cibo ecologico’, vale a dire ‘cibo che non reca danno all’ambiente’ perché, in questo caso, si tratta di alimento che, senza essere sottoposto all’impacchettamento specifico, necessario per il trasporto, l’immagazzinamento e la distribuzione, giunge sino al consumatore senza ‘abusare’ della natura. Allora, proviamo a capire con linguaggio semplice perché si parla di ‘cibo ecologico’, in cosa consiste e quali sono i suoi vantaggi e gli svantaggi. Vediamo se anche noi possiamo far parte di questo nuovo trand culturale e se ci conviene.

Il potere dei consumatori

Ti sembrerà strano ma, in verità, anche le formiche possono cambiare il mondo. In che senso? Molte volte siamo portati a pensare (anche perché spesso è così) che ‘i grandi imprenditori’ od i poteri forti, come la politica ed i massoni, decidano le sorti delle persone. Ma non sempre è così. Se io sto guardando la tv e quello che vedo non mi piace, cambio canale. E se cambio e nulla c’è di mio gradimento, spengo il televisore. Se il medesimo comportamento viene messo in pratica da altre cento persone, forse, i programmi in tv rimarrebbero gli stessi. Ma se cambiassero canale o spegnessero il televisore un milione di persone, sei sicuro che il palinsesto non muterebbe? Stanne certo, sarebbe modificato alla ricerca di ciò che più aggrada il grande pubblico ed i programmi cambierebbero, adattandosi alle nostre scelte, quali consumatori. La verità è che spesso e volentieri abbiamo quello che meritiamo: e ci viene propinato quello che passivamente accettiamo. Inutile lamentarsi della tv spazzatura, insomma, se per primi noi non reagiamo. La verità è che siamo pigri e poco coerenti con le cose che diciamo in pubblico. Se diversamente fosse: i politici sarebbero i primi a dare il migliore degli esempi agli italiani. Ma è fatto notorio che così non è. Questo concetto, relativo alle scelte del singolo che possono cambiare il mondo se condivise in massa, è quello portato avanti dalla alimentazione ecologica. Vediamo di capirne qualcosa in più.

Alimentazione ecologica e trasporti

Hai mai sentito parlare della autoproduzione? Beh, certo. Sgombriamo il campo subito dalla prima eccezione che potresti sollevare: ma per autoprodurre del cibo non c’è bisogno di grandi spazi? Come potrebbe, infatti, un contadino coltivare la terra senza un minimo di possedimento terriero od un allevatore crescere mucche e pecore e conigli senza stalle e, quindi, considerevole spazio a disposizione? E’ vero, l’osservazione giusta. Ma c’è anche chi, nel proprio piccolo, magari sul proprio terrazzo, ha creato il proprio orto un miniatura: ed allora via ad insalate, fragole, pomodorini e, perché no, fichi da crescere in vasi.

Ma è vero: la autoproduzione più seria ha necessità di maggiore spazio. Ad ogni modo: un esempio di alimentazione ecologica è proprio la creazione di un proprio orto che permette di portare a tavola sano cibo cresciuto da sé. Oppure la scelta di portare a tavola solo frutta e verdura solo di stagione. O, ancora, di acquistare alimenti che sono prodotti dalle piccole aziende, come quelle a conduzione familiare, e che si trovano nella zona in cui viviamo

Alimentazione ecologica e pesticidi

Un altro esempio di alimentazione ecologica è quella priva di uso di pesticidi: anziché acquistare dai grandi produttori, in terra o in serra, si autoproducono i vegetali di cui ci si ciba. Anche qui esiste un concetto ispiratore che è il seguente: se acquistando dai grandi supermercati vado ad incrementare la vendita (e di conseguenza la produzione) degli imprenditori che, dovendo soddisfare la massa, necessariamente, fanno uso di antiparassitari o anticrittogamici, decido di ridurre il personale consumo di tali alimenti e da me cresco i vegetali sui quali non adopererò pesticidi.

Alimentazione ecologica e carne

Un ulteriore concetto di base è la diminuzione del consumo di carne: questo è un’altra forma di ecologia nella nutrizione. Infatti, la filiera produttiva delle carni causa circa il 24-25% dei gas serra che danneggiano l’ambiente in cui viviamo. Scegliere, dunque, di ridurre la alimentazione a base di carne non è solo una scelta per vegani o vegetariano ma per tutti coloro che vogliono vivere l’ecologic nutrition vale a dire la nutrizione ecologica. Anche qui, poi, si può decidere di acquistare la carne da un piccolo allevatore che impedisce l’abuso di scatolame vario o di confezionamenti in plastica.

Quindi: se le cose non ci piacciono proprio per come vanno, abbiamo sempre una alternativa: quella di vivere diversamente con scelte mirate. Finiamola di usare luoghi comuni e decidiamo la strada che vogliamo percorrere: con un po’ di coraggio e sempre tanta coerenza.

Come riconoscere il cibo ecologico

Ma come facciamo ad essere sicuri che quello che acquistiamo è realmente cibo ecologico? Quale segno possiamo cercare per differenziare il prodotto con minore impatto ambientale da tutti gli altri? Ecco, è a questo punto che viene in aiuto la legge che impone al venditore di inserire nella etichettatura del prodotto tutte le informazioni necessarie al consumatore. Infatti, la normativa italiana ma anche europea richiede che sulle etichette vengano inserite tutte quelle voci (es. ingredienti), marchi (es. per identificare il soggetto legalmente responsabile per qualunque problema), simboli (es. il coniglietto bianco per i prodotti cruel free) ed informazioni varie (es. se il prodotto è importato e se proviene dall’U.E. o da Paesi extra-U.E.) che necessitano al consumatore per orientare le proprie consapevoli scelte di acquisto. Ed allora, bisogna sempre cercare qualche indicazione sull’involucro del prodotto alimentare o sulla etichetta che quasi sicuramente il produttore avrà apposto per far comprendere la natura ‘a basso impatto ecologico’ del bene. Perché, però, dico ‘quasi sicuramente’. Perché la normativa sulla etichettatura distingue le informazioni obbligatorie, in assenza delle quali il produttore viene sanzionato, da quelle facoltative, che cioè sono inserite solo per un miglior uso od una miglior conoscenza del prodotto ma la cui omessa indicazione non comporta alcune salata sanzione. Dunque, l’informazione sulla natura ‘ecologica’ del prodotto non è obbligatoria. Ma è logico pensare che il produttore che fa una scelta di questo , anche senza l’obbligo di dover indicare, ad esempio, che il prodotto non è pre-incartato o che è impacchettato sul luogo di vendita, abbia tutto l’interesse di pubblicizzarlo. E ciò può ottenerlo proprio con l’apposizione della relativa indicazione sull’etichetta.

Di Samantha Mendicino

note

Autore immagine: pixabay.com

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