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Eredi legittimari: tutele

24 Agosto 2018
Eredi legittimari: tutele

In questo articolo vedremo quali sono le tutele per gli eredi legittimari; qual è la differenza tra eredi legittimi e legittimari; cosa si intende per quota di legittima e per quota disponibile; in cosa consistono le azioni di riduzione e di petizione di eredità.

Di recente è morto tuo padre, e tu hai trascorso un periodo di comprensibile sofferenza. Ora, però, è venuto il momento di occuparti delle incombenze pratiche che fanno seguito a un evento del genere. Davi per scontato di aver ereditato, insieme ai tuoi fratelli e a tua madre, il suo patrimonio, ma hai scoperto che non è affatto così. Mentre era ancora in vita tuo padre ha elargito, con diverse donazioni, alcuni suoi beni ad altrettante persone, nei cui confronti nutriva stima e affetto. Come se non bastasse, un notaio ha chiamato te e i tuoi congiunti per darvi notizia di un testamento, nel quale buona parte di ciò che è rimasto è stato diviso tra una tua sorella e un’associazione benefica. A te, a tua madre e agli altri fratelli, alla fine, è rimasto ben poco. Hai saputo che alcuni eredi, detti legittimari, hanno diritto almeno a una quota del patrimonio del defunto; e tu lo sei. Vuoi quindi sapere quali tutele sono previste per gli eredi legittimari. Leggi questo articolo, e saprai come comportarti per far valere i tuoi diritti.

Cosa succede alla morte di una persona

Per spiegare quali sono le tutele spettanti ai legittimari, dobbiamo sapere cosa succede alla morte di una persona.

Quando si verifica questo evento, si apre la successione [1]. Questo significa che l’intero patrimonio del soggetto (che viene chiamato de cuius, vale a dire persona della cui eredità si tratta) si trasmette ad altri.

Cosa intendiamo quando parliamo di patrimonio? innanzi tutto, la proprietà delle cose che sono state del defunto; e poi altri diritti, nei casi e nei limiti in cui la legge ne consente la trasmissione per causa di morte. Del patrimonio fanno parte anche i crediti verso terze persone, e, salvo i casi in cui la legge lo esclude, anche i debiti.

La successione può essere di due tipi:

  • legittima [2], quando il de cuius muore senza lasciare un testamento. In questo caso, il suo patrimonio andrà agli eredi indicati dalla legge, primi tra tutti il coniuge e i figli, gli ascendenti, i discendenti gli altri parenti fino al sesto grado. Se vi sono parenti di grado più prossimo, si escludono i più lontani; se non vi sono parenti entro il sesto grado, a succedere è lo Stato;
  • testamentaria [3], quando il de cuius, quando era ancora in vita e nel pieno possesso delle sue facoltà mentali, ha redatto un testamento nel quale ha enunciato le sue ultime volontà. Il testamento può essere [4] olografo, quando è stato redatto di pugno del testatore, senza bisogno di notaio, e poi conservato; segreto, quando viene redatto dal testatore e poi consegnato a un notaio, che lo aprirà alla morte del testatore e provvederà a convocare gli eredi; pubblico, quando viene redatto dal notaio su dettatura del testatore.

Gli eredi legittimari

Gli eredi legittimi non vanno confusi con i legittimari [5].

Costoro sono i congiunti più stretti del de cuius,  ai quali la legge riserva determinate quote del patrimonio di quest’ultimo, a prescindere dalla sua volontà. Queste quote vengono denominate “legittima” o “quote di riserva”, o ancora “quota indisponibile del patrimonio”, perché sono, appunto, riservate agli eredi legittimari (detti anche “riservatari”). A favore degli eredi legittimari sono previste specifiche tutele.

I legittimari sono [6]:

  • il coniuge superstite. In aggiunta alla legittima, al coniuge spetta il diritto di abitare la casa che era stata adibita a residenza familiare, e di utilizzare i mobili che la arredano, se di proprietà del defunto o comuni. Quanto al coniuge separato (non divorziato), gode degli stessi diritti ereditari del coniuge non separato, a meno che non gli sia stata addebitata la separazione . In quest’ultimo caso, avrà diritto a un assegno vitalizio se al momento dell’apertura della successione percepiva gli alimenti a carico del de cuius;
  • i figli legittimi, legittimati e adottivi e i loro discendenti. Sono figli legittimi quelli nati in costanza di matrimonio; sono legittimati quelli nati al di fuori del matrimonio, ma equiparati a quelli legittimi a seguito di matrimonio dei genitori o per provvedimento del Giudice; i figli adottivi, è ovvio, sono per legge del tutto uguali ai primi;
  • i figli nati fuori dal matrimonio (non legittimati) e i loro discendenti;
  • gli ascendenti (genitori, nonni).

A costoro spettano delle quote del patrimonio ereditario che danno luogo alla cosiddetta “quota indisponibile”. La rimanente porzione del patrimonio prende il nome di “quota disponibile”.

Se col testamento, oppure in vita con donazioni, il de cuius ha disposto del proprio patrimonio andando oltre i limiti della quota disponibile, si parla di lesione di legittima.

L’impossibilità di intaccare la quota disponibile va intesa in senso quantitativo e non qualitativo: se, ad esempio, a un legittimario spetta un terzo del patrimonio ereditario, ciò che conta è che sia rimasta intatta, a suo beneficio, almeno questa quota, comunque sia composta. Egli non potrà accampare diritti su beni determinati. Non potrà, ad esempio, volere a tutti i costi la casa in cui il defunto abitava, perché gli piace o gli serve, oppure un quadro di pregio appartenuto al de cuius.

Come si calcola la quota disponibile

Prima di ricorrere alle tutele di legge in favore degli eredi legittimari, occorre stabilire l’entità della quota disponibile. Si procede dunque alla cosiddetta “riunione fittizia”, seguendo questo procedimento [7]:

  • si considera il valore di tutti i beni e i diritti che appartenevano al defunto al tempo della morte (c.d. relictum);
  • da questo importo si sottraggono i debiti del de cuius;
  • si aggiunge il valore dei beni e i diritti donati in vita dal de cuius (c.d. donatum);
  • sul totale che ne risulta si calcola la quota di cui il defunto poteva disporre.

Facciamo un esempio pratico. Supponiamo che Tizio muoia lasciando un patrimonio che vale 150. I debiti ammontano a 20, dunque 150 – 20 = 130. Durante la sua vita, Tizio ha fatto donazioni per 30. Quindi 130 + 30 = 160. Questo importo è la base per calcolare l’entità delle quote di legittima e della quota disponibile.

Continuando col nostro esempio, Tizio ha lasciato la moglie e un figlio. La legge stabilisce che la moglie ha diritto ad almeno 1/3 del patrimonio, e così pure per il figlio. Quindi la quota di legittima è di 2/3 di 160, vale a dire 106,66. Sottraendo dal patrimonio (160) la quota di legittima (106,66) otterremo la quota disponibile, cioè 53,34. Se Tizio, facendo testamento, ha lasciato a soggetti diversi dalla moglie e dal figlio beni per 60, ha intaccato la quota di legittima.

Le tutele previste per gli eredi legittimari consistono in specifiche azioni volte a far valere il loro diritto sulla quota di riserva. Vediamo di cosa si tratta.

L’azione di riduzione

Se il defunto ha disposto del proprio patrimonio oltre la quota disponibile, con  testamento oppure con  donazioni finché è stato in vita, i legittimari possono esercitare l’azione di riduzione [8].

Oltre ai legittimari, possono avvalersi di questa tutela anche i loro eredi e i loro aventi causa. Un esempio di quest’ultima categoria è dato dai creditori: se il patrimonio del debitore è insufficiente a soddisfare i loro crediti, ricorrendo all’azione di riduzione possono sperare di rimpinguarlo, e così di avere più possibilità di ottenere il pagamento di quanto loro dovuto.

A seguito dell’azione di riduzione, per prima cosa si riducono, in modo proporzionale, tutte le disposizioni testamentarie che eccedono la quota di cui il de cuius avrebbe potuto disporre. Successivamente, si riducono le donazioni, partendo dall’ultima e via via risalendo a quelle precedenti. Ciò comporta l’inefficacia dei relativi atti di disposizione da parte del defunto.

L’azione di riduzione può essere esercitata solo dopo la morte del de cuius.  Il futuro erede  legittimario non può rinunciare a questo diritto; può farlo solo dopo l’apertura della successione.

Questa azione è soggetta al termine di prescrizione di dieci anni. La prescrizione consiste in un termine, trascorso il quale il diritto non può più essere esercitato. I dieci anni decorrono:

  • se la lesione dipende da donazioni, dalla data di apertura della successione (cioè la data di morte del de cuius);
  • se la lesione dipende da disposizioni testamentarie, vi sono diversi orientamenti giurisprudenziali: c’è chi ritiene dalla data di apertura della successione, chi dalla pubblicazione del testamento, chi dalla data di accettazione dell’eredità da parte del legittimario. Quest’ultimo orientamento sembra oggi prevalente.

L’azione di restituzione

Se l’azione di riduzione è stata rivolta contro disposizioni testamentarie, l’erede entrerà in possesso della quota che gli compete. Potrebbe essere necessario procedere a una divisione del patrimonio del de cuius; se questa non avviene bonariamente tra tutte le parti interessate, si dovrà ricorrere alla divisione giudiziale, e quindi rivolgersi a un Giudice che stabilisca i beni spettanti ad ognuno.

Se l’azione di riduzione è stata, invece, rivolta contro donazioni effettuate quando il de cuius era in vita, per entrare nel possesso dei beni che ne formavano oggetto occorrerà esercitare un’altra azione, quella di restituzione, rivolta contro i donatari.

In questo caso, se le donazioni hanno avuto ad oggetto beni immobili, vi sono alcune particolari regole da seguire [9]:

  • l’azione di restituzione  può essere esercitata  solo se non sono ancora trascorsi  20 anni dalla donazione. In caso contrario, anche se il legittimario è vittorioso a seguito dell’azione di riduzione, potrà ottenere dal donatario solo il valore del bene; e se il patrimonio del donatario è insufficiente a questo scopo, il suo credito rimarrà insoddisfatto;
  • se l’azione di riduzione è esercitata dopo 20 anni dalla trascrizione della donazione, e il bene viene restituito, eventuali ipoteche o pesi (ad esempio l’usufrutto, la costituzione di una servitù, ecc.) restano efficaci. Il donatario è però obbligato a  compensare in denaro i legittimari, per via della perdita di valore dei beni. Se, invece, l’azione di riduzione viene intrapresa entro 20 anni dalla trascrizione della donazione e la causa viene vinta dal legittimario, il bene recuperato torna libero da pesi e ipoteche (c.d. “effetto purgativo” dell’azione di riduzione);
  • il termine decorrente dalla trascrizione della donazione può essere pregiudizievole agli stretti congiunti del de cuius, se tra la stessa e la morte di quest’ultimo trascorrono più di 20 anni.  A tale scopo, per sospendere la decorrenza di questo termine, è consentita al coniuge e ai parenti in linea retta [10] la c.d. opposizione stragiudiziale alla donazione: essi possono  notificare al donatario e ai suoi aventi causa, e trascrivere nei pubblici registri, un atto stragiudiziale di opposizione alla donazione.Ciò sospende il termine ventennale previsto per la donazione. E’ però necessario ripetere l’opposizione prima che siano trascorsi 20 anni, altrimenti perde efficacia.

Ora che sai quali sono le tutele previste per gli eredi legittimari, puoi far valere efficacemente i tuoi diritti.

Di Adele Margherita Falcetta


note

[1] Art. 456 cod. civ.
[2] Art. 565 e ss. cod. civ.
[3] Art. 587 e ss. cod. civ.
[4] Art. 601 e ss. cod. civ.
[5] Art. 536 cod. civ.
[6] Art. 537 e ss. cod. civ.
[7] Art. 556 cod. civ.
[8] Art. 553 e ss. cod. civ.
[9] Art. 561 cod. civ.
[10] Art. 563 cod. civ.

Autore immagine: pixabay.com


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