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La tutela del lavoratore in caso di trasferimento d’azienda

25 Gennaio 2013
La tutela del lavoratore in caso di trasferimento d’azienda

Col trasferimento d’azienda i dipendenti non possono essere licenziati, ma hanno diritto a proseguire il rapporto di lavoro con il nuovo proprietario. Ma come stabilire se l’azienda, che finge di aver chiuso, si è invece soltanto trasferita ed è passata di mano ad altro imprenditore?

In caso di trasferimento d’azienda, i dipendenti hanno diritto a proseguire il rapporto di lavoro con l’imprenditore che acquista la società, secondo i trattamenti economici e normativi vigenti alla data del trasferimento, fino alla loro scadenza.

La normativa in materia [1] non si limita a prevedere la prosecuzione del rapporto di lavoro con il cessionario, ma stabilisce che il trasferimento d’azienda non costituisce di per sé motivo di licenziamento.

 

Che cosa si intende per trasferimento d’azienda?

Qualsiasi operazione che, in seguito a cessione [2] o fusione [3], comporti il mutamento nella titolarità di un’attività imprenditoriale e che conserva nel trasferimento la propria identità, a prescindere dal tipo di contratto o dal provvedimento con cui il trasferimento è attuato, ivi compresi l’usufrutto o l’affitto di azienda.

Saper individuare un caso di trasferimento d’azienda può essere molto utile per tutelarsi di fronte a un licenziamento per cessata attività. Poiché, spesso, l’impresa non ha in realtà chiuso i battenti, ma si è solo trasferita, per dimostrare l’illegittimità del licenziamento il lavoratore dovrà dare prova di tale circostanza.

Come fare per sapere che fine ha fatto l’azienda?

Le strade percorribili sono tre:

1- informarsi presso le RSA (rappresentanze sindacali aziendali) o, in mancanza, presso le strutture territoriali di categoria, in ragione dell’obbligo che incombe sul cedente e anche sul cessionario (qualora il trasferimento interessi più di 15 dipendenti) di darne comunicazione scritta almeno 25 giorni prima che si sia perfezionato l’atto di trasferimento [4];

2- informarsi presso la Camera di commercio, richiedendo la “visura storica” della società (contenente un quadro completo della struttura, caratteristiche e storia dell’azienda dal momento in cui è stata costituita fino alla sua eventuale cessazione) nella quale, a seguito dell’atto notarile, riporterà l’avvenuto trasferimento d’azienda;

3- qualora non sia possibile riscontrare il trasferimento né presso le suddette rappresentanze, né attraverso i dovuti documenti, bisognerà valutare una serie di elementi concreti che, se presenti, dimostrano comunque il trasferimento d’azienda (trasferimento di fatto). La strada in questo caso sarà meno insidiosa se percorsa con il legale di fiducia.

Le prove per dimostrare il trasferimento

Per ravvisare una situazione di trasferimento d’azienda, occorrerà dimostrare che:

– siano stati trasferiti i beni (strumentazioni o altro) facenti parte del complesso aziendale del cedente;

– siano stati ceduti i contratti con la clientela (mantenendo i rapporti con quest’ultima a seguito del trasferimento);

– gran parte del personale precedente continua a lavorare nell’azienda per il nuovo datore;

– l’azienda svolge la stessa attività precedentemente esercitata dal cedente;

Obblighi del cessionario

Il cessionario sarà tenuto ad applicare i trattamenti economici e normativi (previsti dai contratti collettivi nazionali, territoriali ed aziendali) vigenti alla data del trasferimento, fino alla loro scadenza, salvo che siano sostituiti da altri contratti collettivi applicabili all’impresa del cessionario. Il lavoratore conserverà in ogni caso la facoltà di esercitare il diritto di recesso, ai sensi della normativa in materia di licenziamenti.

di TOMMASO FRENDO


In caso di licenziamento, dimostrare che l’azienda non ha cessato l’attività, ma ha semplicemente cambiato proprietario è indispensabile per conservare il posto di lavoro. Il trasferimento d’azienda, infatti, non costituisce motivo di licenziamento e i dipendenti hanno diritto di proseguire il rapporto di lavoro con il nuovo datore.

note

[1] Art. 2112 cod.civ.

[2] La cessione del contratto è l’accordo in forza del quale una delle parti del contratto (detto cedente) sostituisce a sé un terzo (detto “cessionario”) con il consenso dell’altra parte (detto “ceduto”).

[3] Atto con il quale più società distinte si uniscono in una unica nuova società (fusione propria) oppure vengono inglobate in una società già esistente (fusione impropria).

[4] L’informativa deve essere direttamente inoltrata alle RSA o, in mancanza, alle strutture territoriali di categoria. Essa dovrà contenere la data del trasferimento, le motivazioni, le conseguenze giuridiche per i lavoratori e le misure previste nei loro confronti.


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