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Legge Mancino: cosa prevede?

6 agosto 2018 | Autore:


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I contenuti, le pene, le fondamenta ed il testo del provvedimento contro il fascismo e la discriminazione per motivi di razza, etnia, nazionalità o religione.

Ogni estate porta con sé, sistematicamente, due cose delle quali si potrebbe fare a meno: un giallo e una polemica. Il primo balza alle cronache subito con la complicità dell’assenza di altre notizie di rilievo. La seconda è spesso frutto del caldo che dà alla testa o, forse, del fatto di non avere nient’altro di più interessante a cui pensare. La polemica di quest’estate gira attorno all’argomento che, da qualche mese, tiene più banco di lavoro, pensioni o aumento della povertà: lo scontro sociale con gli immigrati. Grazie a chi ha avanzato di nuovo la proposta di abolire la legge Mancino sull’odio razziale (Forza Nuova e Lega l’hanno già fatto in passato), sulle spiagge come in città non si parla d’altro. Ma quanti sanno effettivamente cosa prevede la legge Mancino? Quanti ricordano il contenuto di un provvedimento approvato 25 anni fa a cavallo tra il primo governo di Giuliano Amato e quello di Carlo Azeglio Ciampi (eravamo agli strascichi della Prima Repubblica [1]) proposta dall’allora ministro dell’Interno Nicola Mancino?

La legge Mancino punisce degli atteggiamenti che una società civile come quella italiana dovrebbe escludere dal proprio Dna anche senza bisogno di un intervento legislativo. Comportamenti legati a concetti come neofascismo, violenza e discriminazione per motivi di razza, di religione o di etnia. Questo è il più importante strumento legislativo in vigore per reprimere i crimini d’odio, a partire da quegli episodi che ultimamente sembra si siano diffusi con troppa facilità.

Vediamo che cosa contiene la legge Mancino, che cosa punisce nel dettaglio e quali sono le pene previste per i reati di odio razziale o religioso.

Legge Mancino: il contenuto

Il principio essenziale contenuto nella legge Mancino è questo: la discriminazione, l’odio o la violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi è reato. Sia che un soggetto abbia questi atteggiamenti in prima persona sia che inciti o istighi qualcun altro ad adottare comportamenti del genere.

Dunque, non solo commettere questi atti ma anche istigare o incitare a farli. Qual è la differenza tra queste due azioni che, tra l’altro, vengono punite diversamente dalla legge Mancino?

Per «incitare» si intende stimolare qualcuno a compiere un’azione, che non deve per forza essere illecita. Ad esempio, si può incitare un ragazzo ad impegnarsi nello studio o a farsi coraggio per vincere una sfida. Così come lo si può incitare all’odio o alla vendetta facendogli capire che una determinata etnia è pericolosa e va respinta perché non è come la nostra.

Per «istigare», invece, si intende spingere qualcuno con parole o con abili e sottili sollecitazioni a compiere un gesto dannoso o illecito o a commettere un reato come, ad esempio, aggredire chi appartiene ad una determinata razza, etnia, Paese straniero o religione.

La legge Mancino vieta anche l’organizzazione, l’associazione, il movimento o il gruppo che ha tra i propri scopi quello di incitare alla discriminazione o alla violenza per gli stessi motivi, cioè per questioni di razza, di etnia, di nazionalità o di religione. Non è permesso nemmeno esibire in pubblico dei simboli o compiere dei gesti propri di associazioni di questo tipo.

Infine, il testo punisce chi esalta in pubblico esponenti, princìpi, fatti o metodi fascisti o le loro finalità antidemocratiche.

Legge Mancino: le pene

Che cosa prevede la legge Mancino per chi commette uno dei reati sopra elencati? Vediamo:

  • reclusione fino a 1 anno e 6 mesi o multa fino a 6.000 euro per chi promuove delle idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico oppure commette o istiga a commettere atti discriminatori per motivi di razza, di etnia, di nazionalità o di religione;
  • reclusione da 6 mesi a 4 anni per chi commette o incita a commettere atti di violenza o di provocazione alla violenza per gli stessi motivi;
  • reclusione da 6 mesi a 4 anni anche per chi partecipa ad organizzazioni o gruppi che hanno come scopo l’incitamento alla discriminazione o alla violenza (sempre per i motivi citati) oppure presta loro assistenza. La pena è più severa per chi è a capo di questi movimenti: da 1 a 6 anni di reclusione;
  • reclusione fino a tre anni per chi esterna in pubblico oppure ostenta emblemi o simboli delle organizzazioni appena descritte;
  • arresto da 3 mesi ad 1 anno per chi si reca allo stadio con simboli razzisti o fascisti;
  • reclusione da 6 mesi a 2 anni per chi esalta in pubblico esponenti, fatti o metodi fascisti o le loro finalità antidemocratiche. Se c’è l’aggravante del fascismo, la pena prevista è la reclusione da 1 a 3 anni.

Legge Mancino: le fonti normative

La legge Mancino (in basso trovi il testo completo) si ispira ad una serie di norme già presenti nel nostro ordinamento ed in quello internazionale. Una di queste fa capo direttamente alla Costituzione italiana. La XII disposizione transitoria e finale, infatti, vieta la riorganizzazione del disciolto partito fascista sotto qualsiasi forma. Significa che non si può creare un’associazione, un movimento o un qualsiasi gruppo a cui appartengano almeno 5 persone che abbiano tra le proprie finalità quelle antidemocratiche proprie del fascismo [2] e cioè:

  • esaltare, minacciare o usare la violenza come forma di lotta politica;
  • favorire la soppressione delle libertà previste dalla Costituzione;
  • denigrare la democrazia, le sue istituzioni ed i valori della Repubblica;
  • fare della propaganda razzista;
  • esaltare esponenti, fatti e metodi propri del partito fascista;
  • compiere dei gesti fascisti in pubblico.

Alla base della legge Mancino c’è anche la Convenzione internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, accordo firmato a New York il 7 marzo del 1966 e recepita in Italia 9 anni più tardi [3]. Questa convenzione vincola gli Stati firmatari a dichiarare qualsiasi cultura di superiorità fondata sulla distinzione razziale scientificamente falsa, moralmente condannabile e socialmente pericolosa ed ingiusta. Inoltre, i Paesi firmatari devono:

  • sancire che niente può giustificare la discriminazione razziale;
  • adottare ogni misura necessaria volta alla sua eliminazione;
  • prevenire e combattere le dottrine e le pratiche razziali.

Nello specifico, e al fine di debellare qualsiasi forma di discriminazione, gli Stati aderenti alla Convenzione sono tenuti a:

  • dichiarare come crimini punibili dalla legge qualsiasi tipo di diffusione di idee basate sulla superiorità e sull’odio razziale, qualsiasi incitamento alla discriminazione o atti di violenza;
  • dichiarare illegali le organizzazioni e le attività di propaganda che inciti alla discriminazione o alla violenza e che incoraggino alla partecipazione di tali attività;
  • non consentire alle autorità pubbliche o alle istituzioni nazionali o locali l’incitamento o l’incoraggiamento alla discriminazione per motivi di razza.

note

[1] Legge n. 205/1993 del 25.06.1993.

[2] Legge n. 645/1952 del 20.06.1952.

[3] Legge n. 654/1975 del 13.10.1975.

LEGGE 205/1993 del 25 giugno 1993, n. 205 – Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, recante misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa.

Articolo 1 (Discriminazione, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi)

1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, anche ai fini dell’attuazione della disposizione dell’articolo 4 della convenzione, è punito:

A) con la reclusione sino a tre anni chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi;

B) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.

2. È vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attività, è punito, per il solo fatto della partecipazione o dell’assistenza, con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Coloro che promuovono o dirigono tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da uno a sei anni. Inizio pagina

1-bis. Con la sentenza di condanna per uno dei reati previsti dall’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, o per uno dei reati previsti dalla legge 9 ottobre 1967, n. 962, il tribunale può altresì disporre una o più delle seguenti sanzioni accessorie:

A) obbligo di prestare un’attività non retribuita a favore della collettività per finalità sociali o di pubblica utilità, secondo le modalità stabilite ai sensi del comma 1-ter;

B) obbligo di rientrare nella propria abitazione o in altro luogo di privata dimora entro un’ora determinata e di non uscirne prima di altra ora prefissata, per un periodo non superiore ad un anno;

C) sospensione della patente di guida, del passaporto e di documenti di identificazione validi per l’espatrio per un periodo non superiore ad un anno, nonché divieto di detenzione di armi proprie di ogni genere;

D) divieto di partecipare, in qualsiasi forma, ad attività di propaganda elettorale per le elezioni politiche o amministrative successive alla condanna, e comunque per un periodo non inferiore a tre anni.

1-ter. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il Ministro di Grazia e Giustizia determina, con proprio decreto, le
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modalità di svolgimento dell’attività non retribuita a favore della collettività di cui al comma 1-bis, lettera a).

1-quater. L’attività non retribuita a favore della collettività, da svolgersi al termine dell’espiazione della pena detentiva per un periodo massimo di dodici settimane, deve essere determinato dal giudice con modalità tali da non pregiudicare le esigenze lavorative, di studio o di reinserimento sociale del condannato.

1-quinquies. Possono costituire oggetto dell’attività non retribuita a favore della collettività: la prestazione di attività lavorativa per opere di bonifica e restauro degli edifici danneggiati, con scritte, emblemi o simboli propri o usuali delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui al comma 3 dell’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654; lo svolgimento di lavoro a favore di organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato, quali quelle operanti nei confronti delle persone handicappate, dei tossicodipendenti, degli anziani o degli extracomunitari; la prestazione di lavoro per finalità di protezione civile, di tutela del patrimonio ambientale e culturale, e per altre finalità pubbliche individuate con il decreto di cui al comma 1-ter.

1-sexies. L’attività può essere svolta nell’ambito e a favore di strutture pubbliche o di enti ed organizzazioni privati.

Articolo 2 (Disposizioni di prevenzione)

1. Chiunque, in pubbliche riunioni compia manifestazioni esteriori od ostenti emblemi o simboli propri o usuali delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui all’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, è punito con la pena della reclusione fino a tre anni e con la multa da lire duecentomila a lire cinquecentomila.

2. È vietato l’accesso ai luoghi dove si svolgono competizioni agonistiche alle persone che vi si recano con emblemi o simboli di cui al comma 1. Il contravventore è punito con l’arresto da tre mesi ad un anno.

3. Nel caso di persone denunciate o condannate per uno dei reati previsti dall’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, per uno dei reati previsti dalla legge 9 ottobre 1967, n. 962, o per un reato aggravato ai sensi dell’articolo 3 del presente decreto, nonché di persone sottoposte a misure di prevenzione perchéâ ritenute dedite alla commissione di reati che offendono o mettono in pericolo la sicurezza o la tranquillità pubblica, ovvero per i motivi di cui all’articolo 18, primo comma, n. 2-bis), della legge 22 maggio 1975, n. 152, si applica la disposizione di cui all’articolo 6 della legge 13 dicembre 1989, n. 401, e il divieto di accesso, conserva efficacia per un periodo di cinque anni, salvo che venga emesso provvedimento di archiviazione, sentenza di non luogo a procedere o di proscioglimento o provvedimento di revoca della misura di prevenzione, ovvero se è concessa la riabilitazione ai sensi dell’articolo 178 del codice penale o dell’articolo 15 della legge 3 agosto 1988, n. 327.

Articolo 3 (Circostanza aggravante)

1. Per i reati punibili con pena diversa da quella dell’ergastolo commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso, ovvero al fine di agevolare l’attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che hanno tra i loro scopi le medesime finalità, la pena è aumentata fino alla metà.
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Articolo 4 (Modifiche a disposizioni vigenti)

1. Il secondo comma dell’articolo 4 della legge 20 giugno 1952, n. 645, è sostituito dal seguente:

Alla stessa pena di cui al primo comma soggiace chi pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche. Se il fatto riguarda idee o metodi razzisti, la pena è della reclusione da uno a tre anni e della multa da uno a due milioni.

Articolo 5 (Perquisizioni e sequestri)

1. Quando si procede per un reato aggravato ai sensi dell’articolo 3 o per uno dei reati previsti dall’articolo 3, commi 1, lettera b), e 3, della legge 13 ottobre 1975, n. 654, e dalla legge 9 ottobre 1967, n. 962, l’autorità giudiziaria dispone la perquisizione dell’immobile rispetto al quale sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che l’autore se ne sia avvalso come luogo di riunione, di deposito o di rifugio o per altre attività comunque connesse al reato. Gli ufficiali di polizia giudiziaria, quando ricorrano motivi di particolare necessità ed urgenza che non consentano di richiedere l’autorizzazione telefonica del magistrato competente possono altresì procedere a perquisizioni dandone notizia, senza ritardo e comunque entro quarantotto ore, al procuratore della Repubblica, il quale, se ne ricorrono i presupposti, le convalida entro le successive quarantotto ore.

2. È sempre disposto il sequestro dell’immobile di cui al comma 1 quando in esso siano rinvenuti armi, munizioni, esplosivi od ordigni esplosivi o incendiari ovvero taluni degli oggetti indicati nell’articolo 4 della legge 18 aprile 1975, n. 110. È sempre disposto, altresì, il sequestro degli oggetti e degli altri materiali sopra indicati nonché degli emblemi o materiali di propaganda propri o usuali di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui alle leggi 9 ottobre 1967, n. 962, e 13 ottobre 1975, n. 654, rinvenuti nell’immobile. Si osservano le disposizioni di cui agli articoli 324 e 355 del codice di procedura penale. Qualora l’immobile sia in proprietà, in godimento o in uso esclusivo a persona estranea al reato, il sequestro non può protrarsi per oltre trenta giorni.

3. Con la sentenza di condanna o con la sentenza di cui all’articolo 444 del codice di procedura penale, il giudice, nei casi di particolare gravità, dispone la confisca dell’immobile di cui al comma 2 del presente articolo, salvo che lo stesso appartenga a persona estranea al reato. è sempre disposta la confisca degli oggetti e degli altri materiali indicati nel medesimo comma 2.

Articolo 6 (Disposizioni processuali)

1. Per i reati aggravati dalla circostanza di cui all’art. 3, comma 1, si procede in ogni caso d’ufficio.

2. Nei casi di flagranza, gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria hanno facoltà di procedere all’arresto per uno dei reati previsti dai commi quarto e quinto dell’articolo 4 della legge 18 aprile 1975, n. 110, nonché quando ricorre la circostanza di cui
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all’articolo 3, comma 1, del presente decreto, per uno dei reati previsti dai commi primo e secondo del medesimo articolo 4 della legge n. 110 del 1975.

2-bis. All’articolo 380, comma 2, lettera l), del codice di procedura penale, sono aggiunte, in fine, le parole: delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui all’articolo 3, comma 3, della legge 13 ottobre 1975, n. 654.

3. Per i reati aggravati dalla circostanza di cui all’articolo 3, comma 1, che non appartengono alla competenza della corte di assise è competente il tribunale.

4. Il tribunale è altresì competente per i delitti previsti dall’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654.

5. Per i reati indicati all’articolo 5, comma 1, il pubblico ministero procede al giudizio direttissimo anche fuori dei casi previsti dall’articolo 449 del codice di procedura penale, salvo che siano necessarie speciali indagini.

Articolo 7 (Sospensione cautelativa e scioglimento)

1. Quando si procede per un reato aggravato ai sensi dell’articolo 3 o per uno dei reati previsti dall’articolo 3, commi 1, lettera b), e 3, della legge 13 ottobre 1975, n. 654, o per uno dei reati previsti dalla legge 9 ottobre 1967, n. 762, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che l’attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi favorisca la commissione dei medesimi reati, può essere disposta cautelativamente, ai sensi dell’articolo 3 della legge 25 gennaio 1982, n. 17, la sospensione di ogni attività associativa. La richiesta è presentata al giudice competente per il giudizio in ordine ai predetti reati. Avverso il provvedimento è ammesso ricorso ai sensi del quinto comma del medesimo articolo 3 della legge n. 17 del 1982.

2. Il provvedimento di cui al comma 1 è revocato in ogni momento quando vengono meno i presupposti indicati al medesimo comma.

3. Quando con sentenza irrevocabile sia accertato che l’attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi abbia favorito la commissione di taluno dei reati indicati nell’articolo 5, comma 1, il Ministro dell’interno, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, ordina con decreto lo scioglimento dell’organizzazione, associazione, movimento o gruppo e dispone la confisca dei beni. Il provvedimento è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Articolo 8 (Disposizioni finali)

1. Il settimo comma dell’articolo 4 della legge 18 aprile 1975, n. 110, è abrogato.

2. Le disposizioni dei commi da 1 a 5 dell’articolo 6 si applicano solo per i fatti commessi successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto.

Amato – Mancino – Conso

Visto, il Guardasigilli: Conso

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