Diritto e Fisco | Articoli

Nuova riforma della giustizia: ricorsi e non citazioni

5 agosto 2018


Nuova riforma della giustizia: ricorsi e non citazioni

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 agosto 2018



Riforma del processo civile: le ragioni per cui resta preferibile l’atto di citazione all’atto di ricorso.

Il neo ministro della giustizia Bonafede ha, di recente, dichiarato di voler mettere mano al processo civile. L’intenzione del nuovo Governo – secondo quanto riferito alla stampa – sarebbe quella di sostituire l’atto di ricorso all’attuale atto di citazione come strumento per l’avvio delle cause. In buona sostanza cambierebbe l’iter di instaurazione del contenzioso. Cosa comporterà una simile scelta? Quali ripercussioni potrà avere sui cittadini? Ma soprattutto: si tratta di una riforma sensata o frutto solo di una visione astratta del processo, avulsa dalla realtà (quale purtroppo gli ultimi governi ci hanno abituato)? Ecco qual è la nostra opinione in merito alla nuova riforma della giustizia.

Citazione e ricorso: che differenza c’è?

Ci rivolgeremo, inizialmente, a chi non ha conoscenze tecniche del processo civile. A questi spiegheremo, in due parole, qual è la differenza tra una citazione e un atto di ricorso.

La citazione viene redatta dall’avvocato difensore dell’attore (colui cioè che inizia la causa). L’atto contiene l’indicazione dei fatti che hanno originato la lite e le richieste che vengono presentate al giudice. L’atto, così come scritto e firmato (sia dall’avvocato che dall’assistito), viene immediatamente notificato alla controparte (con la consegna diretta da parte dell’ufficiale giudiziario o tramite la raccomandata “verde” tipica degli atti giudiziari).

La data della prima udienza viene indicata dall’attore, il quale deve solo prestare attenzione a lasciare uno spazio di 90 giorni tra il giorno in cui il convenuto riceve la notifica e tale data. Ad esempio, se Mario cita Giovanni in causa e consegna l’atto di citazione all’ufficiale giudiziario il 1° marzo, presumendo che la notifica verrà effettuata dopo circa 7-10 giorni, potrà fissare come data di prima udienza intorno al 10 giugno.

L’attore deposita poi una copia della citazione in tribunale insieme al proprio fascicolo e alla dimostrazione dell’avvenuta notifica (la relazione di notifica o la cartolina di ricevimento della raccomandata). La costituzione dell’attore deve avvenire non più tardi di 10 giorni dall’avvenuta notifica. Il convenuto invece si può costituire fino a 20 giorni dalla prima udienza.

Il ricorso invece segue un iter inverso: l’atto viene prima depositato in tribunale e poi notificato alla controparte. Nel dettaglio, l’attore non stabilisce la data della prima udienza ma lascia che sia il giudice a fissarla dopo aver ricevuto il ricorso tramite la cancelleria. Il magistrato fissa con decreto il giorno della prima udienza. Dopodiché il ricorso col decreto vengono notificati all’avversario che solo in questo momento ne prende visione.

Perché la citazione è meglio del ricorso?

Al di là della differente procedura appena vista (che coinvolge più che altro l’aspetto formale dell’avvio della causa), qual è la vera differenza tra citazione e ricorso? La citazione implica il rispetto del termine di 90 giorni prima dell’udienza iniziale che il ricorso invece non richiede poiché il giudice può fissare la data in tempi più brevi. Quindi, in teoria, il ricorso dovrebbe garantire un iter più rapido. Cosa che tuttavia non succede quasi mai, visto che quasi tutti i magistrati, sovraccarichi di lavoro, fissano la data della prima udienza dopo svariati mesi, ben più dei 90 giorni della citazione. Si pensi che, ad esempio, in alcuni tribunali del sud Italia la prima udienza nelle controversie di lavoro – una materia che dovrebbe richiedere invece la massima rapidità – viene fissata a quasi un anno di distanza dal deposito del ricorso.

La storica diffidenza verso l’atto di citazione si spiega per via del fatto che, in questo caso, a stabilire la data di avvio del processo (ossia la prima udienza) non è il giudice, ma l’avvocato il quale, in teoria, potrebbe anche “prenderla per le lunghe” solo per pregiudicare gli interessi della controparte.

Oggi però i primi a chiedere un processo celere sono proprio gli avvocati, che spesso non vedono un quattrino prima della fine del processo.

A conti fatti, i 90 giorni che impone l’atto di citazione sono ben poca cosa rispetto agli svariati mesi d’attesa che l’atto di ricorso ormai impone.

Ma c’è un altro aspetto che suggerisce di preferire l’atto di citazione al ricorso. Come abbiamo detto, la citazione viene prima notificata alla controparte. Invece il ricorso viene subito depositato in tribunale, con contestuale pagamento del contributo unificato (ossia la tassa di avvio del processo).

Ebbene, succede non di rado che il convenuto, non appena ricevuto l’atto, contatti l’avversario nel tentativo di risolvere la questione fuori dal tribunale; si pensi alle cause contro le assicurazioni le quali, con la notifica della citazione, propongono una soluzione transattiva al danneggiato, anche allo scopo di non sostenere gli ingenti costi legali del giudizio. Laddove il processo inizia con citazione, la soluzione transattiva è anche meno onerosa visto che non è stato ancora versato il contributo unificato. Invece, nelle cause avviate con ricorso, l’istante pretenderà quantomeno il rimborso delle tasse sostenute, il che renderà molto più difficile trovare un accordo bonario.

In sintesi

Insomma, a nostro avviso la citazione resta preferibile perché:

  • consente l’avvio del processo in termini certi (non oltre 90 giorni) e più celeri rispetto al ricorso;
  • sottrae l’inizio del giudizio all’arbitrio del giudice;
  • favorisce una transazione poiché, non avendo l’attore versato ancora il contributo unificato, non impone la necessità di rimborsare i costi (spesso ingenti) anticipati da quest’ultimo per l’avvio del giudizio.
Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

2 Commenti

  1. Buongiorno, vorrei segnalare che nel Vostro articolo ci sono delle inesattezze ed inoltre, non si fa riferimento alla differenza sostanziale e processuale tra una citazione ed un ricorso. Precisamente: Voi scrivete che la citazione consente l’avvio del processo in termini certi (non oltre 90 giorni), in realtà l’art. 163-bis, comma 1 c.p.c., stabilisce, al contrario, che il termine tra la data di notifica dell’atto di citazione e quella indicata quale prima udienza deve essere “…non minore di novanta giorni…”. Dunque, per prassi consolidata, almeno che non ricorrono motivi di urgenza, gli avvocati indicano certamente tempi più lunghi, onde evitare anche problematiche derivanti da problemi di notifica. Inoltre, una differenza sostanziale trascurata nel Vostro articolo è che nella citazione i mezzi di prova e la loro articolazione può avvenire tranquillamente a giudizio avviato, nella fase processuale di cui all’art. 183, comma 6 c.p.c., mentre, nel ricorso, l’indicazione dei mezzi di prova e l’istruttoria devono essere realizzata già nell’atto introduttivo del giudizio. In ogni caso, concordo che l’atto di citazione non andrebbe abolito.
    Con Stima.
    Avv. Giancarlo Bendinelli.

  2. Relativamente alla possibilità di transigere prima di aver versato il contributo unificato rimango perplessa considerando che vi è obbligo di iscrizione a ruolo entro giorni dieci dalla notifica dell’atto di citazione … tempi comunque troppo brevi per transigere… da preferire il ricorso …

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI