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Acquisti sospetti: come difendersi da un controllo fiscale

5 agosto 2018


Acquisti sospetti: come difendersi da un controllo fiscale

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 agosto 2018



Solo dimostrando la provenienza del denaro il contribuente può contestare l’accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate basato sulla capacità contributiva.   

Spesso si crede che l’Agenzia delle Entrate possa controllare solo gli acquisti fatti dai contribuenti con la propria carta di credito, il bancomat o il bonifico. Si tratta di una falsa convinzione. Sono trasparenti al fisco tutte le spese per le quali si deve fornire il codice fiscale, anche se il prezzo viene corrisposto con denaro contante. Un viaggio, un affitto, un finanziamento, un albergo, un’utenza telefonica: quando sottoscriviamo il contratto, i nostri dati vengono trasmessi dal venditore all’amministrazione finanziaria e immagazzinati nel maxi cervellone dell’Anagrafe tributaria. In tal modo un software analizza gli acquisti fatti da ogni singolo cittadino con i redditi da questi dichiarati e se i primi dovessero superare di oltre il 20% l’ammontare dei secondi scatterebbe ciò che viene definito “accertamento sintetico”. Si tratta di un controllo volto a ricostruire l’effettivo potere di acquisto del contribuente sulla scorta della presunzione secondo cui, se un soggetto spende più di quanto guadagna “ufficialmente”, vuol dire che ha delle entrate “in nero”. Ebbene, in caso di acquisti sospetti, come difendersi da un controllo fiscale? A spiegarlo è sinteticamente la legge, ma la Cassazione ha fornito più di un chiarimento pratico. Una recente sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio [1] ci offre l’occasione per tornare su un tema sempre molto caldo: quello appunto della tutela legale dagli accertamenti dell’Agenzia delle Entrate. Ma procediamo con ordine.

Acquisti che insospettiscono il fisco

Se hai letto il nostro articolo Quali spese fanno scattare un controllo fiscale saprai già che un decreto del Ministero dell’Economia ha stabilito una lunga serie di acquisti di beni e servizi che possono destare l’attenzione del fisco. Vi rientrano, ad esempio:

  • case
  • automobili
  • motocicli
  • mutui
  • canone di locazione
  • canone di leasing immobiliare
  • spese di manutenzione della casa
  • agenzia immobiliare
  • spese per consumo di energia elettrica, gas e acqua
  • elettrodomestici ed arredi
  • collaboratrici domestiche
  • visite mediche e medicinali
  • polizza rc auto
  • auto di lusso e relativo bollo
  • acquisto di smartphone
  • abbonamento pay-tv
  • palestre e circoli sportivi
  • giochi online
  • cavalli
  • animali domestici
  • istituti di bellezza e centri benessere
  • gioielleria e bigiotteria
  • alberghi e viaggi
  • cene e pranzi fuori casa.

Tali acquisti sono indici di capacità contributiva e vengono considerati dall’Agenzia delle Entrate come metro per valutare il tenore di vita di una persona ossia i suoi effettivi guadagni. Così, se il contribuente dichiara un reddito più basso (di almeno il 20%) rispetto alle spese che ha sostenuto nello stesso anno, il fisco gli chiede subito spiegazioni: «Da dove hai preso i soldi per sostenere questi costi?». E pretende una giustificazione.

Come difendersi dall’accertamento per acquisti sospetti

Il contribuente, per difendersi, non può limitarsi a dare una risposta verbale, per quanto precisa, ma deve fornire una prova documentale delle proprie affermazioni. Deve, in altre parole, dimostrare la provenienza dei soldi impiegati per gli acquisti sospetti. Non potrà dire che si tratta del proprio stipendio, essendo questo già noto all’Agenzia delle Entrate per essere riportato nella denuncia annuale dei redditi. Il denaro con cui sono state sostenute le spese dovrà allora appartenere a una delle due seguenti categorie

  1. redditi esenti: in quanto tali, essi non vanno riportati nella dichiarazione dei redditi e pertanto l’Agenzia delle Entrate potrebbe non esserne a conoscenza (ecco perché il contribuente è chiamato a darne indicazione in sede di verifica). Vi rientrano ad esempio le donazioni e i risarcimenti del danno non patrimoniale, il denaro ricevuto da finanziamenti e prestiti, i disinvestimenti (ossia la vendita di beni usati come auto e case), l’incasso di una polizza vita, ecc.;
  2. redditi già tassati alla fonte, ossia prima dell’erogazione al contribuente: anche in tal caso, non vanno riportati nella dichiarazione dei redditi. Vi rientrano, ad esempio, le vincite al gioco, i risarcimenti del danno patrimoniale, le successioni ereditarie, ecc..

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Quali prove dare?

Come abbiamo anticipato il contribuente, nel dimostrare la provenienza del denaro usato per gli acquisti sospetti, non può limitarsi a fornire delle dichiarazioni ma deve dare delle prove scritte. Assegni non trasferibili, contratti registrati (e quindi con data certa), bonifici: tutto ciò che ha conferma in un documento potrà servire per difendersi dall’accertamento fiscale. Non basterà ad esempio la dichiarazione di un testimone che confermi di aver regalato o prestato dei soldi all’interessato (si pensi a una zia che ha fatto una donazione).

Nella sentenza in commento, i giudici tributari regionali del Lazio, nel dare ragione al ricorso di un contribuente contro un accertamento fiscale sintetico, hanno spiegato che dagli atti risultava che l’interessato aveva beneficiato del riscatto della polizza assicurativa accreditata sul conto corrente (vi era quindi la prova documentale data dalla tracciabilità dello spostamento di denaro). La somma degli investimenti netti effettuati trovava «senz’altro capienza nelle entrate patrimoniali derivanti da redditi esonerati da imposizione, per cui la capacità contributiva, con riguardo al reddito complessivo netto, era da considerare congruente col reddito dichiarato, tenendo anche conto dei disinvestimenti finanziari, oltre che dell’entrata della polizza previdenziale, senza che sia indispensabile la puntuale dimostrazione di una stretta correlazione temporale tra le maggiori uscite e gli incassi registrati».

note

[1] CTR Lazio. sent. n. 1200/18 del 1.03.2018.

[2] Min. finanze decreto del 16 settembre 2015.

Autore immagine: 123rf com

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