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Denuncia a piede libero: cosa significa

5 settembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 settembre 2018



Cos’è una denuncia? Qual è la differenza con la querela? Quali sono le conseguenze di una denuncia? Cosa significa denunciare una persona a piede libero?

La denuncia è una cosa seria, non uno scherzo: con essa si comunica alle autorità competenti che è accaduto un fatto che potrebbe costituire reato. La denuncia rappresenta il primo passo verso il procedimento penale vero e proprio, cioè verso un giudizio che coinvolgerà giudice, pubblico ministero e imputato. Con la denuncia scattano le indagini delle autorità competenti e viene messa in moto una macchina (quella della giustizia) costosa, che coinvolge persone e attrezzature di vario genere. Del tutto simile alla denuncia è la querela, strumento che la legge fornisce alla vittima di un reato per poter chiedere la punizione dell’autore del fatto criminoso. Quando si denuncia o si querela una persona, in pratica si chiede che la giustizia faccia il suo corso e che il colpevole della condotta illecita venga punito. Forse penserai che denunciando una persona questa finisca dritta in carcere: ti sbagli. Solo nel caso in cui ricorrano determinate condizioni si potrà procedere con le misure cautelari nei confronti del denunciato. L’argomento ti interessa? Vorresti sapere cosa succede denunciando una persona e cosa significa denuncia a piede libero? Allora buona lettura.

Denuncia: cos’è?

Se ti stai chiedendo cosa significa denuncia a piede libero, devi prima sapere cos’è una denuncia. La denuncia è quell’atto, scritto od orale, con cui una persona porta a conoscenza dell’autorità competente (pubblico ministero o ufficiale di polizia giudiziaria) un fatto che presenta i tratti del reato. Anche quando meramente orale, la denuncia va sempre raccolta in un verbale che deve poi essere sottoscritto dal denunciante. La denuncia, quindi, consente alle forze dell’ordine di venire a conoscenza di crimini di cui era all’oscuro.

Denuncia: come funziona?

La denuncia può essere presentata in forma orale o scritta. Nel primo caso l’ufficiale di polizia giudiziaria (carabinieri, polizia, guardia di finanza) redige verbale che andrà poi firmato dal denunciante, mentre nel secondo l’atto dovrà essere sottoscritto dal denunciante o da un suo procuratore legale [1]. Per la denuncia da parte dei privati non è previsto un contenuto formale tipico e il denunciante può limitarsi alla semplice esposizione del fatto: si potrà dire, ad esempio, che al rientro da lavoro è stata trovata la porta scassinata e alcuni oggetti mancanti in casa; oppure, che il cellulare che si custodiva nella tasca della giacca è stato sottratto alla fermata di un autobus. È sempre consigliabile, comunque, essere il più precisi possibili: è importante descrivere dettagliatamente l’episodio, in modo da poter aiutare le forze dell’ordine nel compiere il loro lavoro. Quando la denuncia è facoltativa non è previsto alcun termine per la sua presentazione. La persona che presenta una denuncia ha diritto di ottenere attestazione della ricezione.

La denuncia non è (normalmente) un atto obbligatorio: in presenza di un fatto che mostra i connotati del reato, il normale cittadino non è tenuto a sporgere denuncia. Allo stesso modo, la vittima di un reato non è obbligata a querelare l’autore del crimine. Quindi, se assisti ad un furto oppure ad altri reati, perfino ad un omicidio, non sei obbligato a fare denuncia (si ripete, salvo rare eccezioni previste dalla legge).

Querela: cos’è e come funziona?

La querela è molto simile alla denuncia; anzi, per certi versi è del tutto identica, salvo il fatto che essa deve essere sporta direttamente dalla vittima del reato entro determinati limiti di tempo, e deve contenere l’esplicita manifestazione di volontà in ordine alla punizione del responsabile del crimine. Secondo il codice di procedura penale [2], la querela è una condizione di procedibilità con la quale si esprime l’intenzione di procedere in ordine ad un fatto che costituisce reato. In termini più semplici, la querela è la volontà, manifestata per iscritto o verbalmente da chi è vittima del reato, di perseguire l’autore del fatto delittuoso. Senza questo consenso la legge non può punire l’autore del reato.

Chi riceve la querela provvede all’attestazione della data e del luogo della presentazione, all’identificazione della persona che la propone e alla trasmissione degli atti all’ufficio del pubblico ministero. Anche chi presenta la querela ha diritto di ottenerne l’attestazione di ricezione [3]. A differenza della denuncia, la querela deve manifestare inequivocabilmente la volontà che si proceda in ordine a un fatto previsto dalla legge come reato. Il diritto di querela, inoltre, deve essere esercitato, a pena di decadenza, entro tre mesi dal giorno della notizia del fatto che costituisce reato. Il termine è di sei mesi soltanto per alcuni particolari delitti (ad esempio, violenza sessuale e stalking).

Denuncia: quali conseguenze?

Spiegato cosa sono la denuncia e la querela, vediamo quali sono i principali effetti che conseguano ad  essi. In pratica, se denunci o quereli una persona stai invitando le autorità ad indagare su di lui: in buona sostanza, dai il via alle indagini preliminari guidate dal magistrato del pubblico ministero territorialmente competente. Ed infatti, appena ricevuta la denuncia, la polizia o i carabinieri la trasmettono immediatamente alla procura, così che il nominativo del denunciato o del querelato venga iscritto nell’apposito registro delle notizie di reato (cosiddetto registro degli indagati). Nel caso in cui la denuncia sia contro ignoti, la notizia di reato viene comunque iscritta, ma nel registro degli ignoti. L’iscrizione segna ufficialmente l’avvio delle indagini preliminari.

Orbene, se le autorità, dopo i primi rilievi (interrogatori, ispezioni, perquisizioni, escussione di persone informate sui fatti, ecc.) ritengono che la notizia di reato sia fondata, provvederanno a comunicare al denunciato/querelato che le indagini stanno per sfociare in un rinvio a giudizio vero e proprio: verrà quindi invitato a nominare un difensore di fiducia e a prepararsi al processo.

Denuncia: cosa sono le misure cautelari?

Il vero problema è che le indagini hanno una durata di norma non breve; allo stesso modo, la celebrazione del processo spesso slitta a causa di impedimenti vari (difetti di notifica, assenza del giudice, malattia dell’avvocato, ecc.). Così, tra l’inizio delle indagini (più o meno coincidente con la denuncia sporta) e l’effettivo avvio del processo trascorrono mesi, a volte anche anni. Nel frattempo, la persona denunciata, oramai venuta a sapere delle indagini, potrebbe anche pensare di darsi alla fuga e di sottrarsi al processo, così vanificando tutto il lavoro compiuto dagli inquirenti e, di conseguenza, la denuncia stessa. Per evitare ciò, se si tratta di un reato grave, dalle indagini emerge in maniera nitida la colpevolezza dell’indagato e v’è il pericolo che questi possa inquinare le prove, darsi alla fuga o ripetere la condotta illecita, il pubblico ministero può chiedere al giudice l’emissione di un’ordinanza con la quale limitare la libertà dell’indagato: si tratta delle famose misure cautelari, cioè di quei provvedimenti (tipo gli arresti domiciliari, la custodia in carcere, il divieto di allontanarsi dal comune di residenza) che servono a “bloccare” l’indagato nel frattempo che il processo venga celebrato.

Cosa significa denuncia a piede libero?

Possiamo ora spiegare per bene cosa significa denuncia a piede libero. Denunciare una persona a piede libero non significa altro che segnalare alle autorità un individuo che, pur avendo commesso un reato, non si trova in carcere. In realtà, si tratta di una terminologia poco tecnica ma molto diffusa nell’ambito del giornalismo e dell’informazione non di settore; per questa ragione, denunciare una persona a piede libero può assumere molte sfumature.

Innanzitutto, il denunciato può trovarsi a piede libero perché, per il reato per cui è stato denunciato, non gli è stata comminata una misura cautelare (vedi paragrafi precedenti). Tuttavia, è ben difficile (se non impossibile) che una persona, appena denunciata, non sia a piede libero: sia perché la misura cautelare viene applicata solamente dopo che il giudice, valutando la richiesta del pubblico ministero, la ritenga opportuna; in secondo luogo, perché un individuo, per commettere un crimine, si presuppone sia libero: un esempio contrario potrebbe essere quello di chi viola la legge stando in carcere (si pensi al detenuto che picchi un compagno di cella o un secondino) oppure agli arresti domiciliari.

Denuncia a piede libero significa anche segnalare una persona che si trovi in libertà nonostante un crimine pregresso: ad esempio, se denunci una persona perché ti ha rubato qualcosa, e questo soggetto è un ladro con un certo “pedigree”, cioè con numerosi precedenti, allora avrai denunciato una persona a piede libero, cioè un individuo che, nonostante i tanti precedenti penali, è comunque in libertà. Ciò che è certo, comunque, è che una denuncia a piede libero presuppone che il denunciato non si trovi in carcere o, comunque, ristretto a causa di altra misura cautelare.

In realtà, una persona potrebbe non trovarsi a piede libero al momento della denuncia nell’ipotesi in cui venga immediatamente arrestato dopo il fatto, cioè nel caso di arresto in flagranza di reato. In questa evenienza, la denuncia potrebbe intervenire anche quando l’autore del crimine è stato già assicurato alla giustizia.

Denuncia a piede libero: in pratica

In poche parole, la maggior parte delle volte l’espressione a piede libero serve per indicare che nei confronti dell’indagato (cioè del denunciato) il giudice non ha ritenuto di dover attuare alcun provvedimento restrittivo della sua libertà, cioè alcuna misura cautelare. Poiché la misura cautelare, però, viene adottata solamente in alcuni casi e soltanto dopo attenta valutazione, al momento della denuncia il denunciato si trova, praticamente sempre, a piede libero. Per non essere tale, l’autore del fatto dovrebbe aver commesso il crimine mentre era ristretto: ipotesi improbabile, anche se non impossibile. Oppure, dovrebbe essere stato arrestato immediatamente: in questo caso, però, la denuncia della vittima sarebbe superflua, visto che sarebbero gli agenti che hanno provveduto all’arresto a segnalare la notizia di reato alla procura.

note

[1] Art. 333 cod. proc. pen.

[2] Art. 336 cod. proc. pen.

[3] Art. 107 disp. att. cod. proc. pen.

Autore immagine: Pixabay.com


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