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Assemblea di condominio: si può registrare?

6 agosto 2018


Assemblea di condominio: si può registrare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 agosto 2018



Videoripresa o registrazione audio dello svolgimento di assemblee condominiali: si può dimostrare al giudice quanto è avvenuto durante la riunione di condominio?

Alla precedente riunione di condominio si sono verificati screzi e diverbi di tutti i tipi. Alcuni dei partecipanti hanno usato un linguaggio offensivo che l’amministratore però non ha voluto riportare a verbale così come non ha trascritto integralmente le tue dichiarazioni che ritenevi però essenziali. Questa incompletezza ti fa sorgere dubbi circa la sua imparzialità. E siccome temi che alla prossima assemblea si verifichino di nuovo gli stessi episodi, e già intravedendo la possibilità di procedere a una denuncia o a un’azione legale, hai deciso di portare con te un registratore e filmare tutto ciò che avviene durante la riunione. Il tutto ovviamente all’insaputa degli altri, proprio per poterli prendere in contropiede e sfruttare la loro “spontaneità”. In questo modo potrai avere la prova delle dichiarazioni altrui e dei fatti avvenuti nel corso dell’incontro. Ti chiedi però se un comportamento del genere sia legale o se, al contrario, un giorno qualcuno potrebbe denunciarti per lesione della privacy. Insomma, si può registrare un’assemblea di condominio? La questione è stata più volte analizzata dalla giurisprudenza e, da ultimo, dal tribunale di Roma [1]. Il giudice capitolino si è rifatto a un orientamento stabile della Cassazione andando però a evidenziare i problemi che, sotto un profilo processuale, si possono profilare nel momento in cui è necessario acquisire la registrazione e valutare la stessa come una valida prova.

Di certo l’ausilio della tecnologia rende estremamente facile eseguire una videoripresa di nascosto: oltre ad essere collegate a tutti gli smartphone, le telecamere sono ormai realizzate sottoforma di penne, di orologi, di sveglie e di altri oggetti apparentemente “innocui”. In questi termini è agevole far cadere in errore i presenti e nascondere loro la presenza di un obiettivo o di un registratore. Ma il file ottenuto dalla ripresa è poi utilizzabile in processo? Ecco cosa hanno detto, a riguardo, i giudici.

Il verbale dell’assemblea di condominio fa prova?

Prima di verificare se si può registrare un’assemblea di condominio cerchiamo di capire perché è necessario un comportamento di questo tipo. Secondo la Cassazione il verbale dell’assemblea condominiale offre una prova presuntiva dei fatti che afferma in essa essersi verificati. È quindi ben possibile che lo stesso non affermi la verità e che i fatti si siano svolti in modo diverso, ma spetta al condomino il quale impugna la deliberazione assembleare di dimostrare tale circostanza [2]. Quale può essere la prova? Di qualsiasi tipo anche se difficilmente può essere documentale visto che il documento per antonomasia è proprio il verbale. Si potrebbe allora ricorrere alle testimonianze dei presenti, non sempre però acquisibili visto che il contesto è assai litigioso e caratterizzato da forti contrasti. Ecco allora che per invalidare il verbale di assemblea per falso materiale si può pensare di ricorrere alla videoripresa o alla registrazione. Ma è legale?

Videoregistrazione dell’assemblea di condominio: si può?

Nel 2011 [3] la Cassazione ha detto che chi partecipa a una conversazione, sia essa una riunione di condominio o un colloquio tra amici, accetta il rischio di essere registrato. Quindi chiunque può registrare o videoregistrare un colloquio in corso tra altre persone, all’insaputa di ciò, a condizione però che:

  1. egli sia presente; è illecito quindi lasciare un registratore e andare altrove;
  2. la registrazione non avviene in un luogo di privata dimora del soggetto “registrato” a meno che questi abbia fornito il consenso. Non si può, ad esempio, tenere il registratore acceso a casa di un amico che ci ha ospitato.

Quindi, laddove la riunione di condominio non si tenga a casa di uno dei condomini, si può ben registrare l’assemblea senza che ciò costituisca una lesione della privacy dei partecipanti. La registrazione “occulta” non dà luogo alla «compromissione del diritto alla segretezza della comunicazione, il cui contenuto viene legittimamente appreso solo da chi palesemente vi partecipa o assiste» [4].

Circa invece il potere dell’amministratore di disporre una videoregistrazione il Garante per la protezione dei dati personali, nel vademecum “Il condominio e la privacy”, ha  avuto cura di precisare che «L’assemblea condominiale può essere videoregistrata, ma solo con il consenso informato di tutti i partecipanti. La documentazione, su qualsiasi supporto, deve essere conservata al riparo da accessi indebiti».

Si può divulgare la registrazione?

Il diritto di registrare o videoregistrare un’assemblea di condominio non implica anche la facoltà di pubblicare il file o divulgarlo, magari tramite una chat o su Whatsapp.

Chi lo fa incorre nel reato di «trattamento illecito di dati».

Resta tuttavia il diritto di far vedere la registrazione al giudice. Ciò infatti non costituisce una pubblicazione vietata in quanto finalizzata alla difesa dei propri diritti [5].

La registrazione dell’assemblea di condominio è una prova?

L’aspetto più delicato della questione è se, una volta prodotto davanti al giudice il file con la registrazione dell’assemblea di condominio, questo può essere considerato una valida prova per decidere. Si applica a riguardo il codice civile [6] secondo cui «Le riproduzioni fotografiche, informatiche o cinematografiche, le registrazioni fonografiche e, in genere, ogni altra rappresentazione meccanica di fatti e di cose formano piena prova dei fatti e delle cose rappresentate, se colui contro il quale sono prodotte non ne disconosce la conformità ai fatti o alle cose medesime». Questo significa che se l’avversario dovesse contestare, in giudizio, la corrispondenza al vero della registrazione/videoregistrazione, fornendo valide ragioni per ritenere la stessa non genuina (ad esempio in merito all’incertezza della data), il file non avrebbe più alcun valore di prova [7]. Inoltre, come abbiamo detto prima, affinché il giudice possa trarre argomenti di prova dalla registrazione è necessario che almeno uno dei soggetti tra cui si compie la conversazione sia una parte in causa [8].

Le norme giuridiche – afferma il giudice capitolino – sanciscono che la registrazione su nastro magnetico di una conversazione telefonica può costituire fonte di prova a condizione che colui contro il quale la registrazione è prodotta non contesti che la stessa sia realmente avvenuta e che abbia avuto il tenore risultante dal nastro [9].

Il relativo «disconoscimento» — che fa perdere alle riproduzioni stesse la loro qualità di prova — deve essere chiaro, circostanziato ed esplicito (dovendo concretizzarsi nell’allegazione di elementi attestanti la non corrispondenza tra realtà fattuale e realtà riprodotta) e deve avvenire nella prima udienza o nella prima risposta successiva alla rituale acquisizione delle suddette riproduzioni.

note

[1] Trib. Roma sent. del 3.07.2018.

[2] Cass. sent. n. 12119/1992.

[3] Cass. sent. n. 18908/2011.

[4] Cass. S.U. sent. n. 36747/2003.

[5] Cass. sent. n. 12528/2004.

[6] Art. 2712 cod. civ.

[7] Cass. sent. n. 8219/1996; Cass. sent. n. 122016/1993.

[8] Cass. sent. n. 5259/2017.

[9] Cass. sent. n. 8219/21996, 122016/19993.

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