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Tari: quando è illegittima?

6 Ago 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 Ago 2018



I Comuni deliberano a volte delle regole illecite per calcolare la tassa sui rifiuti. Ecco quali sono.

Poche tasse in Italia mandano così tanto in confusione come la Tari. Della tassa sui rifiuti si parla spesso (e non proprio bene) perché il comune cittadino non sempre ha ben chiaro come va calcolata, in base a che cosa si stabilisce il suo importo, insomma: da dove salta fuori la cifra che bisogna pagare e quando è illegittima. La logica vorrebbe che più rifiuti si producono, più alta dovrebbe essere la Tari. Ma poi alcuni enti locali ci mettono del loro per complicare le cose e fanno il calcolo in base al numero di persone che vivono in una casa, dando per stabilito che più gente c’è, più rifiuti vengono prodotti. Altri mettono nel conto anche le dimensioni dell’immobile, comprese le pertinenze.

Ragioniamoci un attimo: una persona che abita in un appartamento di 90 metri quadri deve per forza produrre meno rifiuti di una che abita in una casa di 200 metri quadrati? Sulla base di che cosa? E ancora: una famiglia di 4 persone che fa scrupolosamente la raccolta differenziata e porta all’isola ecologia con la propria macchina carta, plastica, ferro e vetro (come succede nel Comuni dotati di questi impianti) deve per forza produrre più rifiuti di chi vive da solo ma non separa nulla e riempie i cassonetti con ogni tipo di immondizia? È tutto relativo. E quindi, la Tari quando è illegittima?

Sarà per la loro perenne fame di soldi, ma i Comuni «ci hanno provato» in tutti i modi con i cittadini, interpretando la legge nel modo a loro più conveniente. Ad esempio, moltiplicando la quota variabile della Tari per le pertinenze dell’abitazione, cosa assurda (oltre che illegale) perché quella quota è, appunto, variabile in base al numero di persone che ci sono in quell’immobile.

Altri hanno pensato di applicare l’Iva sulla Tari quando la tassa sui rifiuti si chiamava Tia1 (la prima versione della tariffa d’igiene ambientale). Una mossa dichiarata illegittima nel 2009 dalla Corte costituzionale [1]. Perché? Perché, secondo i giudici, si tratta non di una tariffa ma di un tributo e non si possono applicare delle imposte sui tributi. In teoria, il cittadino avrebbe diritto al rimborso di ciò che è stato pagato di più. In teoria. In Italia, per queste cose, la pratica è un’altra storia: serve una legge nazionale che ancora non esiste. Chiedere chi ci rimette equivale a fare un’interrogazione retorica, cioè una di quelle domande di cui si conosce già la risposta.

Esito più incerto per quanto riguarda la Tia2, mamma della Tarip, cioè la tassa sui rifiuti puntuale destinata a sostituire l’attuale tassa sui rifiuti: in questo caso l’Iva potrebbe essere applicata perché si tratta di un corrispettivo e non di un tributo [2]. In altre parole, la situazione si è complicata talmente tanto che ci potrebbe essere un nuovo pronunciamento della Cassazione. Nel frattempo, vediamo quando è illegittima la Tari.

Calcolo della Tari: è legittimo calcolare le pertinenze?

Dicevamo che, sul calcolo della Tari, i Comuni spesso interpretano a modo loro (e non per forza in modo lecito) la legge che dovrebbe essere uguale per tutti. Che cosa dovrebbero fare gli enti locali per rispettare le regole sulla tassa rifiuti e non renderla illegittima?

Prima cosa, non creare confusione sulla quota fissa e la quota variabile. La prima deve tenere conto dei metri quadri dell’immobile, mentre la seconda si deve basare sul numero delle persone che abitano in quella casa. Significa che una famiglia di 4 persone in un appartamento di 90 metri quadri e una famiglia di 4 persone in una casa di 200 metri quadri pagherà la stessa quota variabile ma avranno valori diversi per quanto riguarda la quota fissa. Qual è il problema? Il problema è che i Comuni hanno la facoltà di stabilire dei criteri particolati per entrambi i parametri creando altre variabili come la metratura della sola superficie calpestabile oppure un numero di abitanti che non tenga conti di chi, pur facendo parte del nucleo familiare, è temporaneamente altrove per motivi di studio o di lavoro.

Seconda cosa, il calcolo sulle pertinenze come un box auto o una lavanderia. Sui chiarimenti del ministero delle Finanze si legge che bisogna considerare la quota variabile una sola volta e che la quota fissa deve essere la somma dei metri quadri occupati, pertinenze comprese.

Facciamo un esempio. Mettiamo il caso di una famiglia di 4 persone che abita in una casa di 100 metri quadri con un box auto di 40 metri quadri ed una cantina di 30 metri quadri. Il Comune in cui abitano applica 3 euro per metro quadro e una quota variabile di 150 euro. Questa famiglia dovrà pagare di Tari 660 euro così suddivisi:

  • 510 euro di quota fissa (100 mq + 40 mq + 30 mq = 170 mq x 3 euro = 510 euro/mq);
  • 150 euro di quota variabile.

Se, invece, venisse illecitamente applicata la quota variabile anche sulle pertinenze, la famiglia si troverebbe a pagare 960 euro così suddivisi:

  • 510 euro di quota fissa (il calcolo è lo stesso di prima);
  • 450 euro di quota variabile (150 euro per il corpo principale e per ciascuna delle pertinenze, quindi 150 x 3 = 450 euro).

Non è lecito, dunque, fare come quei Comuni che applicano una quota variabile per ogni pertinenza con il risultato che il cittadino si ritrova a pagare la Tari molto più salata. Non solo: secondo il Ministero, non devono essere ritenuti legittimi i calcoli basati su:

  • utenze occupate per finta da un numero di persone che, guarda caso, coincide con quello fissato dal regolamento comunale;
  • pertinenze tassate secondo le tariffe previste per le utenze non domestiche;
  • la limitazione del numero delle pertinenze: dovrebbero avere lo stesso regime fiscale rispetto al corpo principale dell’abitazione ma per la Tari il Comune non ha il potere di regolamentare alcunché. Significa che non è lecito stabilire un numero massimo di pertinenze.

Calcolo della Tari nella seconda casa

I Comuni possono stabilire delle riduzioni sulla Tari per le seconde case con delle percentuali che decide ogni ente locale. Il calcolo diventa più approssimativo in quanto non è possibile stabilire un numero fisso di persone che abitano in una casa di vacanza o ad uso stagionale, quindi il Comune delibera «a naso» la media delle persone che presumibilmente utilizzano quella casa.

C’è, però, chi è più pignolo e prevede un tot di gente al metro quadro, ad esempio una persona ogni 20 metri quadrati, 2 persone ogni 40 mq, 3 persone ogni 60 mq, ecc.

note

[1] Corte Cost. sent. 238/2009.

[2] Cass. sent. n. 16332/2018 del 22.06.2018.


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