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Pensione con pochi anni di contributi: si può?

6 agosto 2018 | Autore:


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In quali casi è possibile pensionarsi con meno di 20 anni di versamenti: pensione di vecchiaia contributiva, deroghe Amato, pensione d’invalidità e inabilità, fondo casalinghe.

La pensione con meno di 20 anni di contributi esiste ancora, anche se è ristretta a particolari ipotesi: per i beneficiari di una delle cosiddette tre deroghe Amato [1], ad esempio, è possibile ottenere la pensione di vecchiaia, anche anticipata, con soli 15 anni di contributi. La pensione di vecchiaia contributiva, addirittura, può essere ottenuta con soltanto 5 anni di contributi, come la pensione d’inabilità e l’assegno d’invalidità. Certamente, anche se la pensione con pochi anni di contributi si può ottenere, questo non comporta che l’assegno sia soddisfacente, soprattutto se sono diversi gli anni calcolati col sistema contributivo: questo sistema di calcolo, difatti, non regala nulla al pensionato, ma si basa unicamente sui versamenti effettuati. Ma procediamo per ordine e vediamo tutte le ipotesi in cui è possibile pensionarsi con meno di 20 anni di contributi.

Pensione di vecchiaia con 15 anni di contributi

Chi rientra in una delle tre cosiddette deroghe Amato può ottenere la pensione di vecchiaia, o la pensione di vecchiaia anticipata, con soli 15 anni di contributi.

In particolare, secondo la prima deroga Amato è possibile pensionarsi con 15 anni di contributi se si possiedono almeno 780 settimane di contribuzione (15 anni) accreditate prima del 31 dicembre 1992; sono utili tutti i contributi: volontari, obbligatori, figurativi, da riscatto e ricongiunzione, anche quelli versati all’estero, in Paesi europei o convenzionati con l’Italia.

Per beneficiare della deroga è necessario essere iscritti al fondo pensione lavoratori dipendenti o alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi dell’Inps. La deroga si applica anche agli iscritti ex Inpdap, ex Enpals, ex Ipost.

La seconda deroga Amato prevede la possibilità di pensionarsi con 15 anni di contributi, se si è stati autorizzati al versamento dei contributi volontari, con un provvedimento di autorizzazione anteriore al 24 dicembre 1992 (non è necessario l’effettivo versamento di contributi volontari).

La deroga vale per i lavoratori dipendenti e autonomi iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria dell’Inps e per gli iscritti ex Enpals (non per gli iscritti all’ex Inpdap ed all’ex Ipost). I dipendenti pubblici, quindi, essendo iscritti all’ex Inpdap, non possono fruire della seconda deroga.

Per raggiungere i 15 anni di contribuzione, anche in questo caso, sono utili tutti i contributi: volontari, obbligatori, figurativi, da riscatto e ricongiunzione e esteri.

La terza deroga Amato prevede la possibilità di pensionarsi con 15 anni di contributi, per i soli lavoratori dipendenti, iscritti all’assicurazione generale obbligatoria o ad un fondo sostitutivo o esonerativo della medesima, se si possiedono:

  • 25 anni di anzianità assicurativa (vale a dire che il primo contributo deve essere versato almeno 25 anni prima della data di maturazione dei requisiti per la pensione: può essere contato qualsiasi contributo, a tal fine, anche per attività di lavoro autonomo o svolte all’estero in un Paese Ue o convenzionato);
  • 15 anni di contribuzione: valgono i soli contributi da lavoro dipendente versati all’Assicurazione generale obbligatoria o ad un fondo sostitutivo o esonerativo;
  • almeno 10 anni lavorati discontinuamente, cioè per periodi inferiori alle 52 settimane; non sono considerati gli anni lavorati interamente in cui risultano meno di 52 contributi settimanali, a causa del fatto che il part time non arrivi a coprire tutte le 52 settimane per retribuzione inferiore al minimale (pari a 205,19 euro settimanali nel 2018); al contrario, un anno può risultare interamente coperto da contributi, ma non interamente lavorato, se è presente un periodo di disoccupazione indennizzato durante il quale sono accreditati i contributi figurativi. Sono utili anche gli anni in cui il lavoratore risulta iscritto negli elenchi dei lavoratori agricoli a tempo determinato (cosiddetti otd).

L’età pensionabile è quella prevista per l’ordinaria pensione di vecchiaia, pari a 66 anni e 7 mesi (67 anni dal 2019), salvo deroghe, come la pensione di vecchiaia anticipata per invalidità.

Per approfondire e per sapere in quali casi i 15 anni di contributi possono essere ottenuti attraverso il cumulo: Pensione con 15 anni di contributi.

Pensione con 5 anni di contributi

Andare in pensione con soli 5 anni di contributi è possibile, se si richiede la pensione di vecchiaia contributiva: questa pensione, però, può essere ottenuta soltanto dai lavoratori soggetti al calcolo integralmente contributivo della prestazione. Ricordiamo che il contributivo è un sistema di calcolo, valido dal 1996, che si basa sui contributi versati e sull’età pensionabile. Chi possiede dei contributi accreditati prima del 1996 può comunque ottenere questa pensione di vecchiaia, ma solo aderendo all’opzione contributiva, che richiede dei requisiti ulteriori, oppure domandando il computo presso la gestione Separata. Ma procediamo per ordine e vediamo quando si può ottenere la pensione di vecchiaia con 5 anni di contributi.

Innanzitutto, bisogna chiarire che la pensione di vecchiaia con 5 anni di contributi non può essere ottenuta a qualsiasi età. L’età richiesta per il diritto al trattamento non è nemmeno l’ordinaria età pensionabile, pari a 66 anni e 7 mesi nel 2018 ed a 67 anni dal 2019, ma è pari, nel 2018, a 70 anni e 7 mesi, e dal 2019 a 71 anni. In seguito, è previsto un aumento del requisito di età pari a 3 mesi ogni biennio, a seconda dell’andamento degli adeguamenti automatici alla speranza di vita media.

Per avere accesso alla pensione di vecchiaia con 5 anni di contributi non è prevista una soglia minima di accesso, cioè un assegno minimo.

Non è possibile ottenere la pensione di vecchiaia con 5 anni di contributi utilizzando il nuovo cumulo della contribuzione presente in gestioni diverse. Con il nuovo cumulo, difatti, possono essere ottenute solo la pensione di vecchiaia ordinaria, la pensione anticipata ordinaria, la pensione d’inabilità e ai superstiti.

Esiste, però, una vecchia tipologia di cumulo, poco conosciuta [2], alla quale possono aderire solo coloro che hanno diritto al calcolo contributivo della pensione, che consente di ottenere anche la pensione di vecchiaia con 5 anni di contributi.

Pensione d’inabilità e assegno d’invalidità con 5 anni di contributi

Se si possiede una riduzione della capacità lavorativa, è possibile ottenere la pensione con un minimo di 5 anni di contributi, di cui 3 versati nell’ultimo quinquennio.

In particolare, si può ottenere:

  • l’assegno d’invalidità, se la riduzione della capacità lavorativa è superiore ai 2/3: l’assegno è calcolato allo stesso modo della pensione, ma può essere ridotto per cumulo con redditi da lavoro;
  • la pensione d’inabilità, se risulta un’inabilità totale e permanente allo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa: la pensione è calcolato allo stesso modo della pensione ordinaria, con una maggiorazione sino all’età di 60 anni e sino a un massimo di 40 anni di contributi; la pensione d’inabilità è incompatibile con qualsiasi attività lavorativa.

note

[1] Art.2, Co.3, D.lgs.503/1992.

[2] D.lgs.184/1997.

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