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Editoriali Società di “due intelligence”: nessuno è al sicuro. Morto il diritto all’oblio

Editoriali Pubblicato il 28 gennaio 2013

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> Editoriali Pubblicato il 28 gennaio 2013

Le inchieste su World-Check e SGR Consulting hanno portato alla luce un mondo a molti sconosciuto, scandalizzando chi si riteneva tutelato dalle leggi sulla privacy: ma il vaso di Pandora è appena scoperchiato. In realtà, sono decine le aziende che schedano persone e società per servizi di “intelligence risk”.

Quando parlai delle banche dati gestite da World-Check e SGR Consultig non poche furono le reazioni inorridite. In verità, per il mondo della finanza si tratta di pane quotidiano. La schedatura dei nominativi di persone e società collegate a indagini, condanne, assoluzioni o a semplici indizi di reato, in ciclopici database gestiti da aziende private e poi venduti a poche centinaia di euro, è tutt’altro che una pratica isolata. Specie quando si esce fuori dai confini dell’Europa, più rigida in fatto di privacy rispetto agli USA, si entra in un mondo dove il confine tra controllori e controllati è in continua evoluzione.

Sbaglia chi crede, però, che tutto ciò serva all’intelligence per motivi di sicurezza. Tutt’altro. Siamo nel campo dei dollari: qui le informazioni vengono svendute agli uomini d’affari per ridurre il rischio-impresa in caso di relazioni commerciali con soggetti sconosciuti. Del resto, che la privacy fosse diventata un business ce n’eravamo accorti già in Italia molto tempo fa.

Così, come World-Check e SGR c’è Sentinel, un software che, a differenza dei primi due, funziona come un’app. Immediato, aggiornato ed economicamente accessibile, Sentinel offre uno screaning in tempo reale, consentendo di controllare migliaia di clienti, aziende, nonché le persone politicamente esposte e ad alto rischio. I rapporti sono poi esportabili in file di tipo .pdf o Excel.

Non solo. Sentinel si avvale di numerosi database esterni come un aggregatore di notizie; per esempio, va a scrutare nelle banche dati di World-Check, con cui è integrato.

Insomma, Sentinel sta alla privacy come The Pirate Bay stava al copyright.

Non ci credete? Qui sono le istruzioni per l’uso. Per leggerle non avete neanche bisogno di chiedere il permesso.

La verità è che non solo gli USA o la Svizzera, ma ogni Paese ha la sua intelligence, pubblica e privata. Assicurazioni, banche, compagnie telefoniche: per queste compagnie, le visure delle Camere di commercio, cui normalmente si rivolge il cittadino, sono roba superata e ormai totalmente inutile.

IBM, per esempio, è da anni che lavora sulla Predictive intelligence, una sistema di due intelligence per ridurre il “rischio business”.

Gli esempi di chi fa i soldi con la privacy si moltiplicano. Eccone qui qualcun altro: www.securonix.com o www.riskintelligence.eu.

Non vi basta?

Allora ecco un altro “acchiappa-impronte”. Si chiama Kroll Advisory. Non è stato difficile approdare alla pagina web di questa azienda. Loro la chiamano “due diligence avanzata”, che – in sostanza – è la stessa cosa che fa SGR Consulting. La ricetta è sempre la stessa: “Una sapiente miscela di dati, tecnologie e risorse umane – si legge sul loro sito – compongono la formula perfetta ed efficace che ci consente di realizzare ricerche e analisi approfondite in tempi brevissimi”.

Operano esaminando un’ampia gamma di mezzi di informazione (giornali cartacei e online sia in inglese che nella lingua locale), i pubblici registri, gli archivi dei tribunali federali, statali e locali; quindi schedano, catalogano e conservano tutte le notizie relative a qualsiasi violazione di norme e il coinvolgimento in procedimenti legali.

Non è tutto. Quando in determinate giurisdizioni non sono disponibili le informazioni on-line, laddove sia richiesta una verifica sulle affiliate di un soggetto o si desideri avere informazioni sulla natura, i legami politici o il modo di operare di qualcuno, l’attività di due diligence avanzata di Kroll Advisory viene effettuata con ricerche in loco. Insomma, veri e propri agenti segreti privati pagati per fini privati.

Kroll dispone di un team di professionisti esperti in attività di ricerca e indagine, di cui fanno parte anche ex-procuratori, giornalisti, agenti di polizia, e professionisti con esperienza nel settore. I loro esperti si vantano di scoprire anche le informazioni più segrete e nascoste, in modo da creare un profilo preciso e dettagliato delle attività e reputazionale di manager, azionisti e intermediari.

Se continuo di questo passo, finisco per fare un articolo pubblicitario. Quindi mi fermo qui, non prima di una considerazione finale.

Parlare di diritto all’oblio, di privacy e intelligence risk non è mai facile. Perché, a fronte di chi riconosce anche in capo al criminale più efferato il diritto a essere “dimenticato” dopo la

condanna, c’è chi invece, colpevolista ad oltranza, ne vorrebbe il nome sempre affisso all’albo pretorio. Tuttavia un fatto è certo: anche se la legge e i giudici hanno ammesso l’esistenza del diritto all’oblio, si tratta di un riconoscimento ormai solo formale.

Ma non è questo il punto. Quando un principio è valido, lo è in ogni suo grado e applicazione: dall’omicidio al furto di mela, dal falso in bilancio alla truffa da strada. E allora: siamo disposti a legittimare il reclutamento dei posti di lavoro sulla scorta di notizie reperite su internet e riferite a fatti remoti? Siamo pronti, anche nel caso di un “cornuto” detto al vigile, a rimanere per sempre nelle banche dati svizzere?


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