Diritto e Fisco | Editoriale

Scandalo carceri giustizia: finiscono in Afghanistan (Herat) i soldi degli italiani

31 gennaio 2013 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 gennaio 2013



Lo Stato batte cassa: condannato dalla Corte dei Diritti dell’Uomo, deve risarcire i detenuti per le condizioni inumane in cui versano; nello stesso tempo, però, costruisce un carcere di prima categoria ad Herat: che fine fanno i soldi della giustizia italiana?

Uno dei consueti spot governativi, pubblicato lo scorso dicembre sul sito istituzionale del Ministero della Giustizia, nasconde una tragica verità.

All’indomani dei due giorni passati tra i militari del contingente italiano di stanza ad Herat (Afghanistan), il ministro Severino ha dichiarato: “L’impegno italiano in Afghanistan nel settore della Giustizia è stato e continua ad essere intenso e di elevato livello: abbiamo fornito le nostre competenze per la realizzazione della normativa locale in campo penale; abbiamo finanziato la costruzione di istituti di pena per garantire la dignità dei detenuti, specialmente delle donne e dei loro bambini…”.

Una volta tanto, è davvero così! Lo scrive, peraltro, la stessa Severino in un editoriale apparso su Avvenire, lo scorso 13 dicembre. Evidentemente, in periodo di regali natalizi, anche il nostro Stato ama essere generoso. I soldi dei contribuenti, infatti, sono andati a finanziare un carcere di cinque stelle plus “in cui le donne imparano a leggere e scrivere, a tessere tappeti e a lavorare al computer, a investire su se stesse, sperando e sognando un futuro migliore”.

Nel penitenziario femminile di Herat, costruito alcuni anni fa coi fondi italiani – afferma orgogliosa il ministro – “il suono era quello del canto dei bambini figli delle detenute, il profumo quello di biancheria pulita di un bimbo di poche settimane appena cambiato dalla nonna alla quale ogni giorno è consentito di entrare in cella per fare da babysitter mentre la madre è al lavoro nel laboratorio di tessitura dei tappeti”.

Siamo tutti orgogliosi, insieme alla Severino, del ripristino della “credibilità” italiana all’estero, e, in particolare, tra gli afghani, che neanche sanno dove si trovi il Mediterraneo. Siamo lieti di sapere che i diritti delle donne afghane vengano ripristinati grazie all’intervento delle nostre tasse, distratte da investimenti meno meritevoli.

Qualche settimana fa, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato l’Italia per violazione dei diritti dei detenuti, stipati in carceri sovraffollate, troppo piccole e prive di sufficienti condizioni igieniche. In conseguenza di tale sentenza, i nostri risparmi andranno a risarcire i primi 500 reclusi che hanno presentato il ricorso (ma, ora che il varco è aperto, il filone delle cause risarcitorie verrà sfruttato da un numero di detenuti ben superiore).

Si tratta di spiccioli in confronto ai soldi spesi dai cittadini italiani per finanziare il fallimentare sistema carcerario italiano. Ogni giorno, infatti, lo Stato spende 113 euro per mantenere un singolo detenuto: il che significa una spesa complessiva di 7.615.803 euro in ventiquattro ore.

Di queste 113 euro, ben 98,95 vengono utilizzati per stipendiare il personale; 4,03 euro per la manutenzione delle strutture; 3,35 euro per le spese di investimento (edilizia, trasporti, ecc.); 6,48 euro per il mantenimento dei detenuti. Solo 11 centesimi al giorno vengono spesi per il trattamento di riabilitazione del detenuto.

I numeri della vergogna non finiscono qui. Gli istituti penitenziari in Italia sono 206, per una capienza complessiva di 45.572 teste. In realtà, i reclusi sono ben 67.510.

Mandiamo troppe persone in carcere? A sentire le parole del primo presidente della Cassazione, Ernesto Lupo, all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2013, sembrerebbe proprio il contrario. L’Italia vanta il primato, sul resto dell’Europa, di procedimenti chiusi per scadenza dei termini. Sono ben 128 mila i processi finiti nel nulla per estinzione del reato.

Non resta allora che sperare negli afghani: che, a loro volta, vengano, tra qualche anno, a investire nella nostra giustizia e a restituirci quello che, pur senza averne le possibilità, abbiamo regalato loro.

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1 Commento

  1. LA SOLUZIONE E’… TUTTI FUORI! BASAGLIAMO LA BASTIGLIA!
    NUOVO GRUPPO PER LO SMANTELLAMENTO RAZIONALE DEL CARCERE http://www.facebook.com/groups/369064116499380/
    CFR.
    UTOPIA DEL SISTEMA PENALE ENTROPICO di G. FRANCIONE Tutti fuori!
    Trattato utopistico sull’apocalisse del sistema penale e sulla sostituzione della cura alla pena nel trattamento dei criminali. La distruzione della Bastiglia continua.
    Il testo, svolto su base rigorosamente giuridica, antropologica e scientifica, è preceduto da un’introduzione poetica di Visar Zhiti, il poeta albanese condannato a 13 anni di lavori forzati per le sue poesie, e chiuso da Oscar Wilde con la The ballad of Reading Gaol, il suo capolavoro poetico scritto durante la sua esperienza nel carcere. http://www.antiarte.it/eugius/saggio1.jpg

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