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Call center: co.co.pro. salvati dai contratti di prossimità


Call center: co.co.pro. salvati dai contratti di prossimità

> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 gennaio 2013



I contratti a progetto nei call center: strumento occupazionale o di elusione della normativa lavoristica? Prima esclusi da una circolare ministeriale, sembrano ora rimessi in gioco dallo stesso Ministero del Lavoro grazie allo strumento dei “contratti di prossimità”.

A dicembre, una circolare del Ministero del Lavoro [1] aveva escluso la possibilità, per i call center, di ricorrere ai contratti a progetto al fine di inquadrare i propri lavoratori. Come noto, infatti, la riforma Fornero ha irrigidito la definizione del “progetto” che, d’ora innanzi, sarà valutata con maggiore rigore rispetto al passato: se il progetto individuato nel contratto non è specifico si ha l’automatica trasformazione del rapporto in lavoro subordinato. La stessa circolare aveva individuato una black list di attività per le quali il co.co.pro. veniva escluso. Tra esse, appunto, c’erano anche i call center.

Tuttavia, lo stesso Ministero non ha potuto ignorare l’indubbia utilità che tali aziende nel settore delle telecomunicazioni abbiano assunto all’interno del mercato del lavoro, specie in un momento di profonda crisi occupazionale come quello attuale.

Per limitare i danni, il decreto sviluppo ha previsto una deroga che riguarda l’attività outbound condotta nei call center. Questo, per evitare che le società trasferissero all’estero le proprie strutture. Le nuove misure ammettono l’uso del contratto di collaborazione a progetto solo se il relativo corrispettivo è definito dalla contrattazione collettiva nazionale di riferimento.

Oggi, a salvare i call, ci ha pensato Paolo Pennesi, direttore generale per le attività ispettive del Ministero del Lavoro che, nello scorso videoforum 2013 organizzato da Italia Oggi e Ipsoa, ha ammesso come, nei settori dove il CCNL non prevede alcuna disciplina per i co.co.pro. (vincolo essenziale per l’utilizzo del lavoro a progetto per le attività out bound) è possibile ricorrere ai cosiddetti “contratti di prossimità” [2].

I contratti di prossimità [3] sono accordi stipulati a livello territoriale tra rappresentanze sindacali aziendali e il singolo datore di lavoro; di norma sono migliorativi rispetto alle condizioni previste nel contratto collettivo e volti a fissare condizioni valide solo per i lavoratori di una determinata impresa.

Dunque, resta fermo il vincolo lasciato alla contrattazione collettiva per la regolamentazione dei co.co.pro. nei call center; tuttavia se quest’ultima nulla dice in merito, si può ricorrere attraverso un’intesa specifica a livello aziendale (contratto di prossimità).

I call center potranno utilizzare i contratti a progetto facendo ricorso ai “contratti di prossimità”, anche se il CCNL non dice nulla in merito

note

[1] Circolare Ministero del Lavoro n. 29-2012.

[2] Strumenti introdotti dal D.L. n. 138/2011.

[3] Anche detti “Contrattazione collettiva di prossimità”.

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1 Commento

  1. Salve,
    sono il titolare di un call center outbound nel quale, per i nostri collaboratori dovremmo applicare il contratto di prossimità. Per fare tutto questo è necessario che ha seguire tutta la procedura ci sia un rappresentante sindacale? oppure basta che il contratto venga da noi preparato sulla base di accordi prefissati con i lavoratori e poi da loro firmato e depositato al ministero?
    Grazie

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