Diritto e Fisco | Editoriale

Dopo il video porno di Belen Rodriguez, il mistero di Sara Tommasi. Le due vie della giustizia

29 gennaio 2013 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 gennaio 2013

Dopo il porno di Belen e i problemi giudiziari che ne sono derivati, ora è il turno di Sara Tommasi che, a suo dire, sarebbe stata drogata prima delle riprese: ma che fine ha fatto l’articolo apparso sull’Ansa?

Lo potremmo chiamare “il giallo dell’Ansa”: un articolo apparso lo scorso 25 gennaio, sul portale della nota agenzia stampa, proponeva una foto in primo piano di Sara Tommasi ai tempi dell’Isola dei famosi. La celebrità però veniva citata non perché al centro di un nuovo scandalo, bensì come indiretta testimonial di un spot propagandistico di Youporn: “Big numbers, hard facts”. Non si trattava, infatti, del solito dispaccio dell’Ansa, ma di un articolo piuttosto esteso, dove venivano elencati i primati del noto portale di video hard. Il rivale “spinto” di Youtube evidenziava inoltre come gli italiani, in fatto di “click”, siano al quarto posto nel mondo per visite, preceduti solo da Stati Uniti, Germania e Francia. Ma – riferiva l’articolo – all’Italia spetterebbe un altro primato: quello di aver “conferito”, al patrimonio di Youporn, il materiale girato da Sara Tommasi la quale, dopo Kim Kardashian, sarebbe l’interprete più ricercata dagli utenti della piattaforma. Il suo nome sarebbe stato digitato ben 1,6 milioni di volte.

Grandi numeri, fatti pesanti. La medaglia d’argento di Sara Tommasi è sparita, però, nel giro di poche ore. O meglio, il video su Youporn c’è ancora. E di questo se ne erano già occupate le Iene che, nel corso di una puntata, erano andate a mettere il dito nella piaga: la Tommasi – che prima si era scusata dicendo “l’ha fatto anche Paris Hilton” [bell’esempio! N.d.r.] – aveva ammesso di essere stata drogata prima del filmato.

Ciò che però è misteriosamente scomparso è l’articolo dal sito dell’Ansa. È rimasto solo il dispaccio, senza peraltro la foto della Tommasi.

Che sia intervenuta un’opera di “pulizia”, a mo’ di quella che era avvenuta – a tempi più o meno record (considerati quelli della giustizia) – con la Rodriguez, all’epoca dei suoi due filmati porno?

Non è dato sapere. Almeno per il momento.

Quel che è certo è che, per ottenere, da un tribunale italiano un provvedimento coercitivo che ordini la rimozione di un video o di una foto potrebbero trascorrere anche da sei a dodici mesi. Tempi biblici se rapportati agli effetti virali del web, con cui si propagano e moltiplicano link, contenuti e notizie. Il che, a volte, rende di fatto inutile il ricorso alla giustizia e legittimano un far west di autodifesa, fatto di hackers che mandano in tilt – come lucine sull’albero di Natale – anche i siti istituzionali.

L’intervento purgativo sull’Ansa, in questo senso, ha del “miracoloso”. Se alla stessa agenzia di stampa si chiede la rimozione del nome di uno sconosciuto, per una richiesta di diritto all’oblio, a volte si ottiene solo un lungo silenzio.

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