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Università: sciopero professori, niente esami a settembre

8 luglio 2017


Università: sciopero professori, niente esami a settembre

> Business Pubblicato il 8 luglio 2017



I docenti proclamano il blocco degli esami di profitto per l’anno accademico 2016/17, tra il 28 agosto e il 31 ottobre: tutti i dettagli.

Uno sciopero dei professori universitari non si vedeva dal lontano anno accademico 1973-74. Ma ora, secondo una lettera inviata il 27 giugno scorso alle principali istituzioni statali, compreso il Ministero dell’istruzione dell’Università e della Ricerca, i docenti delle università italiane annunciano uno sciopero per la sessione autunnale tra il 28 agosto e il 31 ottobre.

Docenti in sciopero per lo stipendio

Sono 5.444. docenti e ricercatori di 79 Università italiane che hanno aderito alla proposta di «astensione dagli esami di profitto» della sessione autunnale, cioè da fine agosto a fine ottobre prossimi, hanno deciso di sfidare apertamente il ministero dell’Istruzione per il loro stipendio.

Con l’astensione i professori sperano di ottenere l’approvazione di una nuova legge che porti allo sblocco delle classi e degli scatti stipendiali per loro e per i ricercatori universitari, fermi dal 1° gennaio del 2015. Chiedono inoltre che il quadriennio 2011-2014 venga riconosciuto ai fini giuridici.

Il professore Carlo Ferraro del Politecnico di Torino spiega i motivi dello sciopero: «Il governo Berlusconi bloccò gli scatti per tutto il pubblico impiego dal 2011 al 2014, ma mentre per tutti gli altri pubblici dipendenti, dai magistrati alle forze dell’ordine, il primo gennaio 2015 sono ricominciati non solo gli aumenti ma anche gli effetti giuridici degli scatti persi, per noi questo non è successo: e in più abbiamo avuto una proroga di un anno del blocco». Mentre gli altri pubblici dipendenti hanno avuto aumenti che tenevano conto anche degli scatti mancati per i professori universitari invece, questo periodo di cinque anni non è contato nulla.

Le istituzioni non rispondono

Gli avvisi alle istituzioni da parte dei docenti universitari sono stati tanti in questi cinque anni. Per far valere le loro ragioni, «di stipendio e di dignità» i professori hanno scritto prima a Renzi, poi al presidente della Repubblica, hanno fatto lo sciopero bianco, provato il boicottaggio della Vqr, le procedure di valutazione, infine, dopo il cambio di governo, hanno avuto anche due incontri al Miur. Ma nessuna risposta.

Garantire almeno una data d’esame

Nella loro comunicazione, i docenti che protestano spiegano anche le modalità della contestazione. Si asterranno dal tenere il primo degli appelli degli esami già programmati: chi è prenotato, dunque, verrà spostato all’appello successivo. In ogni caso, i docenti garantiranno almeno un appello tra il 28 agosto e il 31 ottobre. Se la sessione ne prevede uno solo, chiederanno ai loro atenei di riprogrammarlo dopo 14 giorni. «Riteniamo – si legge nel documento – che tali modalità conflittuali e di parziale astensione dalle prestazioni istituzionali siano nel contempo rispettose del diritto di sciopero garantito costituzionalmente e del diritto degli utenti di avere servizi ridotti ma non annullati».

note

Autore immagine: Pixabay.com


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