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Divorzio: quanto tempo per risposarsi?

10 luglio 2017


Divorzio: quanto tempo per risposarsi?

> Business Pubblicato il 10 luglio 2017



Ci si può risposare dopo il divorzio? Quanto tempo deve passare? Ecco quello che c’è da sapere.

Dopo il divorzio capita di incontrare una persona e avere il desiderio di risposarsi, ma dopo quanto tempo si può contrarre un nuovo matrimonio dopo avere divorziato?

Partiamo da una differenza fondamentale: quella tra separazione e divorzio.

Differenza fra separazione e divorzio

La differenza fra separazione e divorzio è che con la separazione legale i coniugi non pongono fine al rapporto matrimoniale, ma ne sospendono gli effetti nell’attesa o di una riconciliazione o di un provvedimento di divorzio. La separazione legale (sia essa consensuale o giudiziale) rappresenta una delle condizioni (la più frequente) per poter addivenire al divorzio.

Con il divorzio viene invece pronunciato lo scioglimento del matrimonio o la cessazione degli effetti civili. Solo a seguito del divorzio si possono contrarre nuove nozze. Detto questo, quindi per risposarsi dovrà prima divorziare, cosa che può benissimo fare, in quanto con la nuova normativa [1], bastano sei mesi dalla separazione, se consensuale, e al massimo un anno se si va per via giudiziale. I tempi cambiano in base al sesso.

Quanto tempo deve aspettare un uomo prima di risposarsi dopo il divorzio?

Per gli uomini è possibile sposarsi subito dopo aver ottenuto la sentenza di divorzio. È solo necessario che la sentenza predetta sia definitiva ossia non possa essere più impugnata. Ciò avviene quando:

  • siano decorsi 30 giorni dalla notifica della sentenza alla controparte (60 giorni se in grado di appello);
  • oppure, in caso di mancata notifica, siano trascorsi 6 mesi (i giorni che, eventualmente, cadono tra il 1 agosto e il 15 settembre non si contano in tale calcolo).

Quanto tempo deve aspettare una donna prima di risposarsi dopo il divorzio?

Per le donne l’attesa è più lunga, calcolata in 300 giorni dalla pronuncia di divorzio. Si tratta del cosiddetto lutto vedovile, che tuttavia non ha valore qualora:

  • il divorzio non sia stato pronunciato per impotenza di uno dei coniugi;
  • oppure sia inequivocabilmente escluso lo stato di gravidanza della donna;
  • oppure se risulti, con sentenza definitiva, che il marito non abbia convissuto con la moglie nei 300 giorni precedenti lo scioglimento.

Cos’è il «lutto vedovile» e a cosa serve?

Lo scopo del cosiddetto «lutto vedovile»  è di garantire la certezza della paternità in caso di una eventuale gravidanza: da qui si comprende la previsione di eccezioni quando è possibile escludere lo stato di gravidanza o se, ad esempio, si può dimostrare che il marito non ha convissuto con la moglie nei 300 giorni precedenti o ancora in caso di annullamento per matrimonio non consumato o impotenza del marito.

Più volte è stato sottolineato il carattere anacronistico della norma in un’epoca come quella odierna in cui, rispetto al periodo in cui è stato scritto il Codice Civile, di certo i rapporti extra coniugali sono più frequenti.

Cosa succede se non rispetti i tempi per contrarre nuovo matrimonio?

Se non si rispettano i 300 giorni tra la fine di un matrimonio e l’inizio dell’altro l’unica conseguenza prevista a è una multa che va da 20 a 82 euro, non viene quindi in nessun modo compromessa la validità del matrimonio contratto.

Che conseguenze ci sono nella separazione da un punto di vista fiscale? 

Per sapere se vi conviene separarvi dal vostro coniuge vi consigliamo di dare uno sguardo alla nostra guida Separazioni fittizie: quali vantaggi?

note

[1] L. n. 55 del 06.05.2015.

Autore immagine: Pixabay.com

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